FRANCESCO MUSANTE

FRANCESCO MUSANTE
UNA ROSA LA LUNA E LA NOTTE INTERA PER PENSARE A TE

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.
I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le favole. Betty Hinman
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sabato 28 gennaio 2012

Ma chi me lo ha fatto fare?

Mi accoglie una signorina graziosa e cortese e mi fa accomodare su poltrone improbabili in una saletta di colonnine finto marmo, decori dorati e pareti azzurro cielo.
Un'eleganza stucchevole e fasulla come la signora bionda dal passo felpato e sorriso artefatto che mi chiede di seguirla. Le vado appresso a disagio e obbediente.
Ma chi me l'ha fatto fare?
Ci chiudiamo in una specie di studio e lei inizia a farmi domande su domande: peso, altezza, età...e ancora... malattie, gravidanze, problemi di insonnia, di ansia, di mestruo... Cortese ed insistente...
Ma io sono qui per una pulizia del viso gratuita...
Mi illustra con competenza scientifica i trattamenti che si eseguono nel suo salone, rilassanti ed efficaci; mi spiega l'importanza del prendersi cura di sé, del trovare del tempo per volersi bene, chiosa che a quarant'anni non si può più rimandare....
Mi sta forse rimproverando?
Poi l'eterna signorina (che età avrà? non riesco a capirlo...a donne così curatissime non sai mai quanto aggiungere di tara...) mi avvicina una specie di penna al viso: per misurare l'idratazione della pelle, mi spiega. Il monitor segna ...ZERO! Riprova in un'altra zona: ANCORA ZERO! Mi spiace quasi per lei perché sembra delusa e sconcertata. Tenta di nuovo e... finalmente il monitor segna 14. Ci siamo! Lo sapevo che non ero così messa male... Allora, un po' rincuorata, le chiedo: ma quanto dovrebbe segnare? Almeno cinquecento... ARGH!
Ma chi me l'ha fatto fare?
Dopo mezz'ora di interrogatorio solerte mi accompagna in un'altra saletta per il trattamento promesso. Finalmente! Un'altra signorina senza età mi fa sdraiare e mi spiega che il trattamento me lo farà... solo su metà viso! Perché, sostiene, così sarà più facile vedere la differenza. ARGH!
Ma chi me l'ha fatto fare?
Mentre mi massaggia metà faccia con una crema da due soldi (me ne intendo di creme da supermercato, ne riconosco l'odore) sento nell'altra stanza una signora spiegare che in questo periodo ha qualche problema economico (ma siamo forse nell'ufficio di equitalia?) perché le si è rotto un tubo e l'acqua ha danneggiato l'appartamento del vicino che ora vuole che gli vengano pagati i danni e via così tutto l'elenco preciso delle entrate ed uscite del suo bilancio familiare. Mi sento in imbarazzo per lei; ancora non so, meschina, che fra poco mi troverò a fare, le stesse confidenze.
Ma chi me l'ha fatto fare?
Dopo il trattamento si va nell'ufficio a parlare di soldi, di finanziamenti, di offerte valide, ahimè!, solo per oggi... la vipera bionda conosce bene le tecniche di persuasione, mi incita a pensare un po' anche a me e non solo agli altri, spiega, calcolatrice alla mano, che mi costerebbe come un caffè al giorno, mi alletta con la possibilità di iniziare a pagare tra tre mesi... Impossibile uscire di qui senza aver firmato niente.
Impossibile ma non a me! Che la calcolatrice ce l'ho nella testa e riesco bene a valutare che con quella cifra potrei portare mio figlio a Parigi. Tengo duro. Le offerte improrogabili diventano prorogabili, ma solo per me, beninteso! I pacchetti minimi si riducono e gli sconti salgono. Ma oramai è tardi ho in mente solo Parigi, la Tour Eiffel di notte e Montmatre...
Esco senza aver firmato niente. Passo dal supermercato e mi compro una crema scadente antirughe.
Parigi mi vedrà in piena forma...

domenica 8 gennaio 2012

Idee chiare.So quello che voglio.

Dopo giorni passati in casa a tenere a bada i punti e.. l'umore, oggi mi son regalata un pomeriggio tutto per me. Mi sono tolta gli stracci da befana e via ai restauri.. (lode al fondotinta e a tutti gli altri trucchi del mestiere!)
Idee chiare. So quello che voglio.
Una decina di chilometri ed eccomi nella ridente cittadina che si affaccia sul lungomare.
In giro il caos..è tempo di saldi. Non mi piacciono i negozi affollati in queste domeniche caotiche, ma  l'idea di portare a casa il capo desiderato ad un prezzo ragionevole, vale il gioco.
 Trovare parcheggio è quasi impossibile ma quando mi metto in testa una cosa, niente mi ferma! 
I venditori ambulanti si prodigano per indicarti quello libero, poi stan lì e ti suggeriscono come parcheggiare. Non lo sopporto!! Riesco a fare ottimi parcheggi senza che qualcuno mi faccia dei cenni! Quando scendo dalla macchina faccio finta di parlare al telefono, lo so non è carino, ma la moneta mi occorre per il parcheggio, non ho tempo da perdere e soprattutto non ho fiato da impiegare.. solo io e il mio progetto!


Arrivo all'angolo della strada e aspetto il semaforo verde per il via libero ai pedoni, mentre mamme con bambini e qualche coppia, attraversano ignorando il divieto e osservandomi quasi stupiti..
Che pensino che il rosso è un colore di moda?!
 Possibile sentirsi sceme mentre si aspetta il proprio turno?
Mi accingo ad attraversare il lungomare, peccato che la maggior parte degli automobilisti non conosca l'utilizzo delle strisce pedonali. Pensano forse che sia  il segno di vittoria lasciato dagli ultrà, bianco-neri della squadra locale di calcio? Mah..


Idee chiare. So quello che voglio. 
Cerco un piumino nero, corto. So già che vorrò sfoggiarlo con tacchi vertiginosi e jeans neri, nella prossime serate all'insegna dello svago. (la speranza è che se ne presenti l'opportunità!)
I negozi sono affollati, fuori dalle porte mariti,uomini,che aspettano. Aspettano e fumano. Ma che aspettate dico io?? Ha senso? Ha senso andare per negozi con i mariti per poi entrare sole e farli stare fuori a rompersi? 
Quelli che entrano fanno da portaborse alla moglie, mentre lei: "mi sta bene? Sicuro che mi stia bene?!" e quando Lei torna nel camerino per cambiarsi, buttano sguardi interessati alla tipa che si prova l'abitino scollato.. 
Bè come biasimarli? Gran parte dei miei sogni erotici si svolge proprio nei camerini dei negozi mentre son sola a fare shopping!
Altri invece entrano con tutta la famigliola al seguito. La bimbetta  segue la mamma negli acquisti, mentre il piccoletto  bardato di piumino e cappello (nel negozio si sfiorano i 25°!) si infila tra gli abiti facendo dispetti alla sorella e combinando guai. La madre grida e lo minaccia, il padre sbuffa e si volta per vedere se qualcuno li sta guardando.
 No, non ti sto guardando, ti sto fulminando!! Pretendere che un bambino di 4 anni affogato in un piumino stia "buono"  mentre la sorella si prova e riprova jeans in un negozio affollato.. è davvero una bella pretesa. Un bel ceffone si, ma ai genitori!
Nel frattempo osservo, confronto prezzi, valuto. 
 Idee chiare, so quello che voglio. Continuo la ricerca.
Prendo due piumini esposti. L'unico aspetto positivo nel periodo dei saldi (oltre ai saldi) è il fatto che puoi girare per il negozio e scegliere in libertà senza sentirti gli occhi addosso e la voce metallica della commessa che ripete sino a che non sei costretta a cedere: " posso esserle d'aiuto?!Chieda pureeeee" 
Eccomi in fila davanti ai camerini: nell'ultimo la sorella della piccola"peste, nel primo la Moglie, e fuori il Marito che squadra la tipa con l'abitino scollato che occupa il camerino centrale.
Quando finalmente arriva il mio turno, entro,  indosso prima l'uno poi l'altro, mi osservo.
Deciso! Idee chiare, so quello che voglio e poi 15 anni di esperienza come commessa mi hanno reso decisamente pratica nelle scelte. 
Pochi minuti e sono in fila alla cassa,fila chilometrica..
La commessa ogni tanto alza la testa e sembra cercare la fine della coda e della sua giornata..
La piccola peste è ancor lì..toglie cose dalla vetrina mentre la madre grida e la sorella cerca di fermarlo.
Ma perchè il padre non aspetta fuori e non lo porta a prendere un bel gelato? Povero bimbetto, che pazienza dovrà avere nella vita con genitori simili!
Esco soddisfatta, il prezzo è abbordabile il capo quello giusto!
Mi fermo a bere una cioccolata calda: "Con la panna?!" mi chiede la barista.. "No, grazie"  Ma l'occhio cade su quella che ha deliziosamente guarnito e mi affretto a suggerirle: "Anzi si!! Con la panna!"  Troppo tardi..nella tazza non c'è più spazio.. ops! 
Meno male ero quella dalle idee chiare..


Proseguo sul lungomare, soddisfatta. I negozi ancora pieni, la gente che si accalca, i mariti ancora fuori..ed allora penso: ma non sarebbero stati più felici a casa, sul divano davanti alla tv a vedere i risultati della loro squadra del cuore? Mah..
Torno alla macchina e finalmente mi siedo..la fatica inizia a farsi sentire e la ferita tira un pò.. Vasco mi accompagna fino a casa, canto e guido. Mi piace guidare..

Entro in casa, i ragazzi presi dal relax domenicale..Zorro sul divano che segue i risultati della domenica sportiva.."Allora? Come è andata?" mi chiede.
"Bene!! Ho trovato il piumino!" Vado in camera, lo indosso e torno per sfilare..
Zorro sorpreso osserva:
"Bianco? Come mai bianco? E ..non è piccolo?" Quanto l'hai pagato? Non era meglio aspettare gli sconti del 50%?!"              


Gli uomini..che stiano fuori dai negozi o a casa sul divano,son uomini!


PS: Lo so,vi avevo detto: idee chiare.
 E allora vi starete domandando, perchè bianco?? 
Perchè? Perchè mi sta maledettamente bene e penso che con quei tacchi che ho in mente sarò strepitosa!!
                           
                                                                                                            Vostra Samantha 


sabato 5 novembre 2011

Ho adottato una sedia

Per strada, vicino ad un cassonetto, ho trovato una sedia. Uno di quegli oggetti vecchi, vissuti, che, ad ascoltarli, ti raccontano la loro storia attraverso i segni che portano. Con una bellezza intatta, nonostante l'impagliatura consunta e la tintura sciupata e ingiallita dall'uso. L'ho guardata e ho pensato, subito, di volerla portare via con me, di accoglierla nella mia casa. Non ha opposto resistenza neppure quando l'ho lavata e disinfettata con cura. Ora, vicino al camino, ospita l'orsetto inglese: si fanno compagnia. Non mi è mai capitato di raccogliere qualcosa nella spazzatura; è stato un gesto irrazionale, il richiamo di un'istanza interna, la dimostrazione che l'inconscio lavora anche quando non abbiamo tempo di ascoltarci. Ho pensato a me, alla mia generazione, alla crisi attuale, come ad un Pinocchio che, nella storia di Collodi, in un primo momento, delle pere getta le bucce, viziato, sdegnoso, sprezzante, poi, attanagliato dai morsi della fame, corre a recuperarle e quelle bucce se le ingoia con avidità e senza pudore. La mia sedia è di legno, ma profuma di bucce. C'è aria di cambiamento.

lunedì 9 maggio 2011

...COME FOSSE VENERDI' O NOTTE FONDA...

Stamani mi sono alzata, come al solito alle 6.45, stanca come se fosse venerdì, o notte fonda. Ho chiamato l'Adolescente, ricambiato il bacio del Piccolino che, ogni mattina, prende il mio posto nel lettone, accanto al padre, per pochi minuti, giusto il tempo di fare il pieno di coccole. Mi sono preparata, disapprovando la cellulite e la pancetta. Mi son guardata allo specchio, poco gratificata dall'immagine. Ho apparecchiato per la colazione: mi sono preparata poco latte, un pò di caffè, i biscotti leggeri. Ho preso le chiavi, il cellulare, i soldi, ho spronato, almeno mille volte, l'Adolescente, il Piccolo, Fred. Sono uscita, ho salutato il cane, ammirato i fiori, sono rientrata per mettermi il profumo e il foulard trendy, ho richiamato l'Adolescente. L'ho accompagnato a scuola e ho ringraziato il cielo perchè stamani era la mattinata delle chiacchiere, del "...ma' lo sai?, ti volevo dire...". Sono arrivata al lavoro, ho timbrato un pò in ritardo, ho guardato la posta,mi son sentita stanca come fosse venerdì, o notte fonda. Sono scappata alla riunione con il dirigente, ho fatto diversi interventi dirompenti, sentendomi, come al solito, molto sessantottina e molto più giovane di quello che sono. Mi sono ingozzata di caramelle per consolarmi dell'arrabbiatura che mi prendo sempre in riunione. Sono tornata in ufficio, dove mi attendeva una bambina che ha una grande confusione nella testa perchè ama la madre affidataria ma pure quella disgraziata che l'ha messa al mondo ed ha deciso che tutta la rabbia che prova la vuol portare a me perchè, dice, è tantissima e io, forse, so dove metterla. Mi sono sentita stanca, come fosse venerdì, o notte fonda. Il colloquio è stato intenso e molto empatico, ci siamo scambiate emozioni, sorrisi e un pò di speranza. Ho salutato la bambina, mi attendeva una giovane coppia che vuol adottare: belli, innamorati, pieni di sogni. Il cellulare e il telefono dell'ufficio hanno suonato a più riprese: il direttore di una Casa Famiglia, la responsabile del Servizio di Assistenza Domiciliare, una giovane mamma che mi vuol parlare con urgenza...Ho cercato le caramelle, ma le avevo lasciate sul tavolo della stanza riunioni. Una collega mi ha aggiornato sugli ultimi casi in carico, le ho dato indicazioni. Ho guardato l'ora, ho pensato che avrei timbrato un pò più tardi, come al solito. Sono arrivata a casa. Mia madre mi aveva preparato il pranzo; ho assaggiato anche un pò di torta di mele, mi sono sentita di nuovo bambina, come ogni volta che mi è concesso di farmi viziare. Ho mangiato in fretta, mi sono ricordata di disdire la seduta di fisioterapia, sono corsa al Gruppo di sostegno per genitori affidatari. Ho ascoltato mille e più storie, ho salutato piccoli uomini che, ogni volta, mi mostrano quaderni con i voti, denti che scappano, piccole prodezze di cui son capaci. All'uscita, ad attendermi, c'erano tanti messaggi sul cellulare e Fred, con il Piccolo e il suo polso gonfio. Siamo andati al Pronto Soccorso: alla dottoressa ha raccontato che andava in bicicletta ed è caduto. Mi sono sentita stanca, come fosse venerdì, o notte fonda. Lo hanno ingessato, mentre mi teneva la mano e diceva:"...voglio te, non il babbo ok?". Siamo usciti, gli ho comprato un gelato. Siamo andati a prendere l'Adolescente, siamo tornati a casa. Ho tagliato l'arrosto di ieri, con gli spinaci surgelati, ho preso anche un pezzetto di torta di mele. Ho riordinato, da sola, mentre Fred si appisolava sul divano e i due si erano dileguati, come al solito. Alla fine mi son buttata sul letto, pensando che a fine mese ho l'esame di storia e dovrei studiare. Mi ha raggiunto Fred, si è sdraiato accanto a me, mi ha accarezzato come fosse venerdì, o notte fonda...

sabato 16 aprile 2011

TRENI PERSI

Mi sono persa.
Questa settimana, approfittando delle belle giornate, ho iniziato ad avventurarmi in lunghe passeggiate nei boschi che sovrastano la Valle Incantata. Ogni giorno tento nuovi percorsi, per godermi il fresco e il silenzio dei castagni, mi arrampico fino alla sommità della collina, dove lo sguardo può spaziare fino al mare, che luccica in lontananza. Oggi mi sono spinta oltre, fino al paese dove è nata mia madre: un antico villaggio medievale di poche case di sasso, arroccate l'una sull'altra e di stradine lastricate circondate da alte mura di malta. Il sentiero che ho percorso finisce proprio sulla strada a pochi metri dalla porta che, un tempo, portava al castello ed, ora, introduce al paese. Il vecchio borgo pare fuori dal tempo ed il panorama da lì è spettacolare. E' tardi, il sole sta rapidamente calando. Torno indietro. Sul ciglio della strada sosta un giovane motociclista. Proseguo dritto, facendo finta di non vederlo. Invece lo vedo, eccome se lo vedo! Venticinque anni più o meno (lo ammetto, non so più definire con esattezza l'età di chi è sotto i trenta...), giubbotto di pelle sulle spalle ampie, spettinato tanto che sembra di vederlo correre, spericolato senza casco su per la collina..... E terribilmente bello nella sua sfrontata gioventù!
Passo oltre, il sentiero dovrebbe essere qui..., no, forse è più giù, dietro quella curva...neanche qua e neanche dietro quella successiva... IL SENTIERO E' SPARITO! E' evidente: mi sono allontanata troppo. Torno indietro. Ripercorro tutta la strada. Niente! Sono confusa. Il ragazzo è ancora là, le mani che stringono le manopole, i capelli scuri sugli occhi. Mi guarda avanzare, retrocedere, cercare... Sorride. Che figura di m!!! E' dovrò pure di nuovo passare davanti a lui, perchè il sentiero, ora ne sono convinta, è proprio dall'altra parte della strada.
Speriamo che riparta, speriamo che riparta...
Rallento, tergiverso, faccio finta di niente: magari riparte...
"Ehi?! Bisogno di un passaggio?"
E' un attimo! Il cervello mi fa un brutto scherzo: visualizza me sfrecciare sulla moto abbarbicata alle spalle di questo ragazzo. Per un istante intravedo un'altra vita possibile. Come se dietro una curva mi attendesse qualcosa di sorprendente, imprevisto, completamente inaspettato. Una nuova leggerezza. Come se fosse possibile tornare indietro, recuperare la spensieratezza, lasciarsi alle spalle le proprie responsabilità, gli impegni familiari, i consueti doveri, inventarsi un'altra biografia.
E' un attimo, breve come il tempo di una vertigine. Forse è il caldo, la Primavera nell'aria, o, come direbbe Samantha, gli ormoni a briglia sciolta ma vorrei quasi dire di sì...
"Solo se fai guidare me!"
Mette in moto, sorride..."Magari un'altra volta..." parte e rombando scompare veloce dietro la curva.
Finalmente l'ha capito che qui non c'è trippa per gatti!!!

giovedì 17 marzo 2011

La Tina e La Pina al balcone...anzi al BALCONCINO...

Domenica pomeriggio. Continua a piovigginare, il cielo è cupo e triste. Siamo in casa, spallati. Mio marito si trascina dal divano al computer, mio figlio alterna i videogames alla tv. Ed io... neanche un bel libro per passare il tempo. La noia riempie maligna questa giornata di riposo. Pure le mie amiche, con cui di solito ammazzo la noia di certe domeniche, hanno preso altri impegni, fatto altri programmi. Che fare? Decido di andare a fare un po' di spesa, per non rendere completamente inutile questa giornata e non farmi sopraffare dalla noia. Esco così come sono, tuta, scarpe da tennis, senza un filo di trucco. Tanto chi ci sarà mai a far la spesa di domenica pomeriggio, con questo tempo? Sbagliato! Pare che tutta la città oggi si sia riunita qui al supermercato; famiglie intere con i pargoli che scorrazzano, coppiette per mano, e pure gruppi rumorosi di ragazzi intenti a cercare non si sa bene cosa. La tentazione sarebbe di andarmene all'istante, ma oramai sono qua ed allora cerco di farmi largo tra la gente senza urtare nessuno con il carrello, e di fare più in fretta possibile. Sono irritata, spazientita, intollerante.
Soprattutto sono a disagio in mezzo a tutte queste signore che cinguettano a fianco del marito, eleganti, truccate, incomprensibilmente allegre. Mi affretto: di socializzare proprio oggi non ho voglia! Finito il giro, mi avvicino alla cassa. Dietro di me due quarantenni piuttosto interessanti. Sorridono, ammiccano, chiacchierano cordialmente. Ma l'ho detto: non ho voglia di socializzare. Mi sento sciatta, trasandata, non seducente: una signora quarantenne dimessa e sgraziata. Questa è l'immagine che so di rimandare a chi mi sta vicino. Ma piove e mi girano le balle. Ho voglia solo di tornarmene a casa, di tirarmi sul divano e godermi un po' di insana televisione. La cordialità dei due si spinge fino ad aiutarmi a sollevare le casse dell'acqua, a sistemare la spesa sul nastro trasportatore, un aiuto non richiesto ma venuto spontaneo. Sorrido, ringrazio e mi avvio verso il parcheggio. Sono quasi soddisfatta: rifletto sul fatto che alcuni uomini sono capaci di essere gentili e cortesi comunque, anche senza la seduzione di uno sguardo ammiccante, di gambe scoperte, di tacchi alti. Mi sento liberata da questo pensiero, dalla possibilità che pur essendo se stesse, senza mascherarsi, si venga trattate come persone, si ricevano comunque attenzioni.
Salgo in auto e.... ops!!!Mi accorgo dolorosamente che la cerniera della mia tuta è misteriosamente scivolata sotto il consentito e lascia intravedere tutto quello che il push-up solleva, sospinge e provocatoriamente propone. E vi assicuro non è poco!
In questa giornata uggiosa e piena di noia, pensavo di rimandare agli altri una certa immagine di me stessa, casalinga e rassicurante... ed invece, pare proprio mi sia sbagliata... la Tina e La Pina, al balcone hanno cambiato spudoratamente le carte in tavola. Brutte esibizioniste!!!

lunedì 28 febbraio 2011

...INTANTO IN CARCERE CI SONO IO!

Sono caduta. Drasticamente. L'omero della spalla destra ha subito una frattura tale da risultare staccato dalla spalla. Così dovrò subire un intervento per la posizionatura di una vite. Forse già domani. Come è successo? Niente...mi lanciavo a più riprese dal paracadute, per salvare, in giro per l'Italia, i bambini vittime delle maestre di scuola elementare; mi son distratta perchè mi è sembrato di sentire puzza di bunga bunga e, considerata la risaputa invidia della gente di sinistra per tali festini, ho perso il lume della ragione e sono andata in caduta libera, come Bersani! Ovviamente il tutto è avvenuto molto più banalmente... Il luogo è il giardino di casa. Il fatto è presto detto: una banale corsetta con il Piccolo, il piede che si punta laddove la mattonella del viottolo crea un insignificante dislivello, le braccia che si muovono convulsamente per ritrovare l'equilibrio, infine la caduta. Il dolore è stato tanto forte da farmi svenire! La corsa in ospedale e poi la diagnosi... Perchè son caduta così? Razionale, incline alla riflessione, per nulla temeraria, credo di non essere mai caduta prima. Forse neppure da bambina. Nei momenti in cui ho rischiato son sempre riuscita a riprendere l'equilibrio. Non è stato così l'altra sera. Mi son proprio lasciata andare. Forse avevo la muscolatura rilassata, avevo perso grinta ed aggressività, non riuscivo più a far spallucce ai deficenti, come mi ha scritto un mio amico psicoterapeuta. Forse... Il risultato è che la notte non dormo per il dolore, il fastidio del tutore e l'ansia (a proposito: Paolo, se mi vuoi mandare il pupo...). Sono completamente dipendente dagli altri. Ferma dal lavoro, nonostante i tremila impegni, che in parte sostengo da casa, sebbene la mia professione si nutra essenzialmente di relazioni, di colloqui, di viaggi. Sono un pò giù, molto reattiva e un filo triste.

lunedì 1 novembre 2010

UOMINI E SESSO:

AVVERTENZE PER L'INCAUTO LETTORE:
questo post è stato scritto senza l'approvazione di Wilma e Samantha.
Da quando, per un anniversario di matrimonio, per gioco o, forse, per scherno, ci hanno regalato un luminescente vibratore blu elettrico, mio marito ha cominciato a coltivare una sua fantasia personale. Ogniqualvolta capitava che io entrassi più tardi al lavoro lui non faceva che ammiccare ed alludere: cosa fai ora tutta da sooooola? indicando con lo sguardo il cassettone in fondo al quale era ben nascosto il goliardico oggetto del piacere. Dapprima io, naturalmente, smentivo categoricamente e rinviavo al mittente ogni allusione, rimproverandolo pure un poco: non fare lo scemo, ma cosa ti viene in mente? Tanto non ho niente da fare!
Mi stupiva il fatto che pensasse che per una donna un vibratore potesse sostituire o anche solamente surrogare un uomo. Come se il sesso si riducesse semplicemente ad uno sfregamento ritmico o ad una stimolazione meramente fisica. E non fosse invece soprattutto incontro, intimità, conoscenza dell'altro e di sè attraverso l'altro. Come se non si avvalesse anche di sguardi complici, di carezze audaci, di frasi d'amore, di parole, paroline e magari parolacce. Di odori e percezioni. Di abbracci e di contatti. E l'uomo non fosse altro che il suo membro e non anche occhi che conversano e mani che cercano. Pelle che odora, vibra, sussulta. Respiro e sospiri.
Comunque con il tempo, un po' per scherzo, un po' per sfinimento, ho cominciato ad appoggiare queste sue fantasie... ammiccando pure io, lasciando intendere chissachè, sorridendo provocante ed entusiasta. Insomma era diventato un gioco tra di noi. Una sorta di rito innocuo e leggero, di scherzosa finzione...
Finchè un giorno, tirando fuori l'ambiguo giocattolo, mio marito scopre che le batterie sono scariche. BECCATA!!! Me lo fa notare sorridente e malizioso. E, come non ammetterlo, molto soddisfatto per AVER CAPITO TUTTO! Io cado dalle nuvole, mi mostro alquanto sbalordita... Ma lui non ci casca: no, non è mica scemo LUI!
Allora si decide a cambiar le pile e scopre che... non sono affatto esaurite bensì... OSSIDATE!!!
Ma veramente aveva creduto che....??? E cosa pensava: che erano i folletti a stirare quelle pile di magliette, a cuocere quei pentoloni di ragu, a spolverare uno per uno i vari soprammobili, a tener pulito il giardino e via dicendo?
Bah... Gli uomini!!!

domenica 31 ottobre 2010

Lucca Comics 2010

Da diversi anni a Lucca si tiene la più importante rassegna italiana dedicata al fumetto, all'animazione, ai giochi, ai videogiochi e all'immaginario fantasy e fantascientifico. Quest'anno io e Wilma decidiamo di portarci i nostri piccoli e di visitare, finalmente, anche noi questa esposizione di cui da tanto tempo sentiamo parlare. Appena uscite dalla stazione ci troviamo in mezzo ad una fiumana di gente, allegra, colorata e piuttosto eccentrica. Sono per lo più ragazzi e giovani adolescenti appassionati dei manga giapponesi, dei supereroi della Marvel, dei protagonisti di videogiochi o dei cartoni animati. Strada facendo ne incontriamo molti travestiti per l'occasione. Ci sono i personaggi del male, con mantello nero e strani ghirigori rossi, ci sono vari Goku, Naruto, Yu-gi-Oh. Non mancano vecchie glorie come Mazinga, Goldrake e Daitan 3. Ci sono un'infinità di strani personaggi con armi finte, spade e spadoni che sembrano usciti dal medioevo o dalle saghe nordiche. E tante ragazze seminude con corpetti di pizzo e gonnelline, eroine sexy degli anime giapponesi. Fantastiche! Ma non avranno freddo? Sembra un vero e prorpio carnevale. Parrucche, trucco pesante, effetti scenici anche macabri, lenti a contatto che fanno occhi da gatto, o da vampiro. Ci troviamo spaesate, Wilma ed io. Proiettate in un mondo che ci è totalmente estraneo. E incomprensibile. Questi strani e appariscenti personaggi, che appaiono noti a tutti gli altri, per noi sono assolutamente sconosciuti. Ma finalmente Wilma vede qualcosa che le appare familiare, che le ricorda i cartoni della nostra infanzia. Finalmente! Quel ragazzo con il cappello di paglia non può che essere Sampei, il piccolo pescatore, sostiene trionfante. Ed invece scopriamo che è Rubber, il famoso pirata con il potere di allungarsi di One Piece. Famoso! Certo non per noi. Prima di rientrare a casa, comunque, finiamo per incontrare qualcuno che conosciamo: è Alice con Stregatto e Il Cappellaio Matto. Sembra proprio lei, ma non potrei giurarci. La manifestazione è talmente grande ed estesa che non riusciamo a visitare tutti gli stands, nè a vedere le varie mostre. Torno a casa con la sensazione che siano tante le cose che mi sfuggono su questo mondo che oggi mi si è appena dischiuso. E con la consapevolezza di non avere adeguati strumenti per comprenderlo. E, a pensarci bene, di non averne forse neanche tanta voglia farlo.

venerdì 24 settembre 2010

IL PRIMO VOLO

Mio figlio è in prima media. Che non si chiama più media, ma, non se la prenda la Gelmini, nessuno lo sa. O, se lo sa, non ce la fa a dire prima secondaria inferiore, senza sentirsi un po' scemo. Comunque, io e mio marito decidiamo di farlo tornare a casa con il pullman di linea quando io farò il pomeriggio a scuola. Deve crescere. Diventare più autonomo. E poi l'abbiamo preso tutti il pullman per andare alle medie (dagliela!), no? Non è mica più un bambino. Me lo dico. Me lo ripeto. Finchè mi sembra di esserne finalmente convinta.
La notte però mi regala un milione di pensieri negativi: se perde il pullman? Se prende quello sbagliato? Se non scende alla fermata giusta? Se gli consegnano i libri in comodato e non riesce a trasportarli? Se....se...se... La mattina lo accompagno e gli infilo nello zaino il cellulare, un blocco di biglietti (casomai uno non bastasse), soldi, e un milione di raccomandazioni. La mattina passa con fatica, il mio pensiero corre continuamente, ansiosamente a lui. Cerco di rassicurarmi. Non si è detto che sta crescendo?
Alle due sul cellulare scopro una chiamata persa da casa. Diamine!!! Cosa sarà successo? Dentro di me già lo so: mio figlio si è perso!
Richiamo in preda al panico. Mia madre mi spiega: ti ho chiamata perchè Il-Piccolo-che-sta-crescendo non arrivava e mi sono preoccupata. Ma poi ho sentito tuo marito.
In poche parole, mio marito era andato a scuola, si era nascosto per vedere se Il-Piccolo-che-sta-crescendo prendeva l'autobus e quello giusto, poi lo aveva seguito, dietro al pullman, fino alla fermata, per controllare che scendesse a quella giusta e per accompagnarlo infine a casa.
Grazie amore.
Mi sa che anche noi abbiamo ancora bisogno di crescere...

sabato 11 settembre 2010

DIALOGHI

Durante la seduta trisettimanale dall'estetista per la depilazione: Estetista: "Allora, Wilma, tra poco ci siamo ai quaranta eh?! Hai organizzato? Io li compio a dicembre ed ho già pensato..." Wilma si rabbuia. Guarda sè stessa in mutande e reggiseno. Guarda l'estetista. Wilma:"Anche tu quaranta quest'anno? Non me lo ricordavo...Ma che fisico hai! Neanche un filo di pancia, beata te!" Estetista, giovane single, intelligente e saggia, si rabbuia. Estetista:"Insomma Wilma, non hai solo un pò di pancetta, hai anche un marito affettuoso, due figli stupendi..." Estetista stende la cera. Wilma trattiene il fiato per sopportare lo strappo; sulla testa la nuvoletta di un pensiero: "...e che ho preso il pacco tutto compreso? quello che contiene anche qualcosa che non ti piace ma che compri lostesso perchè ti sembra comunque un affare e mentre lo metti sul carrello pensi che poi l'oggetto che non ti piace al limite lo regali o lo butti o lo infili in un cassetto o te lo metti sotto i piedi?"

giovedì 27 maggio 2010

BEATI I RANOCCHI DI VILLA SCIARRA!

I RANOCCHI di Villa Sciarra.
A Villa Sciarra c'e' un laghetto
ci stanno due rane e un ranocchietto
su una foglia -e ancora ne avanza-
ci fanno cucina, salotto e stanza.
Non pagano affitto ne' caparra,
beati i ranocchi di Villa Sciarra!
Gianni Rodari in "Filastrocche per giocare"
Ho una sdraio nuova. Una sdraietta nuova di legno, un paio di quotidiani da leggere, un gelato per compagnia ed un intero pomeriggio da spendere come voglio. Il cervello sgombro e libero che veleggia vago ed indisturbato verso pensieri lievi, riflessioni semplici e impalpabili, immagini indistinte e vacue. Sdraiata pigramente al sole, d’un tratto mi sento fortunata come i ranocchietti di Villa Sciarra. D’un tratto la felicità è poca cosa: il profumo arrogante del gelsomino in fiore, un caffè, le api che ronzano moleste intorno ai fiori delle aiuole e questo ritaglio di cielo sulla mia testa che splende di un azzurro terso di bucato. Nel silenzio assolato di questo pomeriggio mi paion lontane, quasi incomprensibili, le preoccupazioni consuete, le ambizioni professionali, le smanie di successo, le lotte di conquista di un posto al sole. Lontani gli affanni, le corse, le rincorse, la fretta di arrivare, la paura di soccombere nella guerra quotidiana. Oggi è tregua. Oggi mi basta una sdraio, una giornata di sole e un po’ di tempo per leggere. Domani tutto questo mi parrà insignificante, banale, persino un po’ noioso. Domani tutto questo mi andrà stretto, mi farà mancar l’aria; sarà un pollaio angusto da cui fuggire. Domani la felicità sarà l’ampio orizzonte lontano cui tenderà l’azzardo del mio volo, lo scalpitare impaziente delle mie ambizioni. Oggi no. Oggi la felicità è tutta qui. Semplicemente qui, in questa sdraietta al sole.

mercoledì 19 maggio 2010

Succede che...

Succede che il Piccolo stamani è partito. Tre giorni lontano da noi, con i suoi compagni e le maestre, in un'agriturismo. Succede che Fred oggi ha saputo dal medico che l'intervento chirurgico non è riuscito e deve ripeterlo. Succede che l'Adolescente si è innamorato e gira con "questa Anna" incorporata e non studia e forse non ce la farà a recuperare tutte le materie. Succede che mi sono iscritta all'esame di politica sociale ma più leggo e meno capisco e mi chiedo se mi dovevo proprio lanciare nella specialistica con tutti gli impegni che ho già. Succede che la casa non collabora e mostra un disordine sfacciato. Succede che fa freddo e poi caldo e mi sembra di non avere più niente di decente da indossare. Succede che tre amiche, domenica scorsa, si son ritrovate per la consueta merenda di chiacchiere e confidenze e ne è venuto fuori, inaspettatamente, un pomeriggio triste, di resoconti e ricordi. Come vecchie zie davanti alla tazza fumante del thè. Succede che è passato anche il non detto o l'appena sussurrato ed ha fatto un bel rumore. Succede che tra i personaggi scomodi il posto principale l'ha occupato la stanchezza. Ma è venuta a trovarle anche la morte. Compresa nelle parole di Samantha che, inaspettatamente, sono state scarse nel descrivere la litigata con suo padre, impastata di quell'affetto tanto forte da far male, di quella somiglianza tra di loro che diventa incomprensione, incomunicabilità, distanza. Succede che, forse, raccontarla nei dettagli la facesse soffrire ancora di più, per i mille pensieri che le avrebbe potuto stanare dal cuore: vivere senza un padre, perderlo, avere forse ancora pochi anni per goderne, sprecare tempo e non riuscire a far diversamente... Succede che, per scaramanzia, facendo le corna alla morte, queste amiche si mettono a parlare di vita: quella che hanno dato, quella che si son tolte nel darla. E il thè è amaro. Esce la parte più nera, quella nel fondo della tazza, nascosta nel rialzo della porcellana. Quella che non si vede. Celata, sottovalutata, sdrammatizzata. Succede che ciò che mettono in tavola non è il consueto convivio gioioso e ironico. Succede che si fanno bilanci. Succede che c'è angoscia. E un pizzico di frustrazione. Succede che questi sentimenti non se ne vanno. Neanche a distanza di giorni. Questo è quello che succede. E ve lo volevo raccontare.

venerdì 20 novembre 2009

Ci sono periodi in cui sembra che la mia vita acceleri bruscamente e si proietti inarrestabilemente in avanti da sola, lasciandomi indietro affaticata e imperdonabilmente in ritardo rispetto al normale andamento del resto del mondo. In periodi così tutto sembra procedere ad una velocità maggiore di quella che io riesco a tenere. Ogni cosa intorno a me sembra precipitare, senza controllo e senza freni. E così i panni si sporcano più velocemente di quanti ne riesca a lavare, stendere, stirare, mentre i miei cassetti piangono per la nostalgia di mutande e calzini puliti. Le calze velate si rompono molto più in fretta di quanto io riesca a ricomprane di nuove. I pensieri si affollano confondendosi nella mia testa così vorticosamente che io non riesco più ad agguantarne uno mezzo sensato. E che dire dei peli sulle gambe? Mi distraggo un attimo e li ritrovo cresciuti da far invidia a una scimmia antropomorfa. Aumentano incredibilmente i compiti da correggere, i capelli sulla testa di mio figlio che solo la settimana prima sfoggiava un'acconciatura perfetta da baronetto di Liverpool, la lana sotto il letto (come si forma la lana sotto i letti è un mistero che meriterebbe un'intera puntata di Voyager), le bollette da pagare, le telefonate da fare, la polvere sui mobili, la ricrescita scura sulle radici dei miei capelli (Certo che sono naturalmente bionda! E' solo che i miei capelli si rifiutano di mostrare spontaneamente la loro intima biondità senza l'aiuto rigenerante di un bagno caldo in acqua ossigenata). Fino ad un momento prima tutto sembrava procedere normalmente, seguire l'andamento solito poi, è bastato distrarsi un attimo, per ritrovarsi con una mole di noiose incombenze e necessità quotidiane cresciuta in modo esponenziale ed autonomo. D'un tratto nulla è più sotto controllo.
In momenti come questi, io non sono più in grado di agire nè di reagire. Tutto diventa troppo incalzante, gravoso, pretenzioso ed estenuante. In momenti così io mi fermo, mi siedo e mi tuffo nella nutella...ops... volevo dire nella crema spalmabile alla nocciola Coop Solidal...e aspetto. In fondo, che fretta c'è?

martedì 27 ottobre 2009

COLLEGATA!!!

Da tre settimane abitiamo nella Valle Incantata, tra colline argentee di olivi e boschi di castagni, godendoci aria buona, notti incredibilmente silenziose e così buie che sembra di poter toccare con mano le stelle. Bellissimo! E, se non bastasse, nell'angolo in fondo, là dove va a morire il sole, si può intravedere un ritaglio di mare, grigio nelle giornate nuvolose, azzurro quando il cielo è sereno.
Nella Valle Incantata la vita sembra rallentare il passo, fermarsi a prendere fiato, moltiplicare i modi e le opportunità per esser felici o per lo meno sereni. Vivere qui, dunque è una splendida ed impagabile fortuna ma ha anche i suoi svantaggi. Infatti, in questa gola scavata dal torrente, la corona di monti e colline che la proteggono impediscono a qualsiasi segnale di arrivare: niente tv, cellulari che vanno ad intermittenza solo in alcuni punti della casa (e male), impossibile il collegamento ad internet. Ahi! E così dopo le prime serate di partite a carte, chiacchierate rilassanti in famiglia ed interessanti letture comincia a pesarmi l'impossibilità di collegarmi. In fondo siamo nel 2009, ci deve pur essere un modo per collegarsi ad internet!
Mi rivolgo ad una signorina vodafon. Mi spiega, premurosa, nei dettagli le varie offerte e possibilità: c'è davvero solo l'imbarazzo della scelta...ma poi quando nomino la Valle Incantata scuote sconsolata la testa: lì non prende! Io insisto: guardi che c'è un punto della casa dove il cellulare mi prende...due tacchette, a volte pure tre... La signorina non è convinta, mi nomina sigle sconosciute che mi dovrebbero apparire sul cellulare... mi vergogno, non so di cosa stia parlando, capisco di non essere all'altezza, me ne vado mortificata e senza chiavetta.
Oggi però ci riprovo. Del resto, Wilma mi ha pure già sgridato pubblicamente per la mia latitanza in mansarda. Tento in un altro negozio. Mi accoglie un ragazzino: è preparato, ottimista, e alla fine mi convince. E così eccomi qui, con la mia chiavetta con Swarovsky incastonati, con il portatile in bilico sull'angolo del letto (unico punto dove c'è collegamento anche se leeento) a mandare segnali di vita dalla Valle Incantata. FINALMENTE!

lunedì 14 settembre 2009

Ancora sulle magnifiche giornate al mare...

Non lo volevo raccontare...Ma poi, la scuola che è iniziata, il temporale di stanotte, la pioggia torrenziale che ci ha tenuto compagnia tutto il giorno e la temperatura così fresca che il pensiero che solo ieri siamo stati in spiaggia fino al tramonto già sembra utopia, mi hanno convinto a raccontare tutta la scena e godere di queste splendide leggerezze che riempiono la nostra vita. Dunque, cominciamo dall'inizio: Era una giornata di sole pieno, fine agosto inizio settembre. Stavo facendo la mia consueta passeggiata giornaliera, a circa mezzo metro dalla riva. L'acqua del mare era ad altezza coscia, per la gioia di Marzia (impavida dietologa che battezza le azioni della vita con due soli verbi:"questo drena", "quello gonfia"). Mi facevano compagnia mia cugina e Animafragile; chiacchieravamo piacevolmente. A dirla tutta IO ero presa da un racconto che, nell'illustrarlo, mi impegnava entrambe le mani in un gesticolare tipicamente italiano. Ad un certo punto un ragazzo, poco distante dalla riva, comincia a chiamare:"Wilma!...Wilma!". Non lo sento, proseguo nel mio pseudo-monologo. Animafragile mi avverte:"Credo che ti stiano chiamando!". Mi giro un attimo, guardo il ragazzo e, frettolosa, sentenzio:"Non dice a me!" e proseguo imperterrita. Ma il ragazzo non molla:"Sto dicendo a te...Non mi saluti neppure??". Alzo gli occhiali da sole, guardo dritta il Tipo, sembro l'acida Signorina Rottenmaier:"Stai sbagliando persona, non ci conosciamo...". Ma lui è tenace:"Non ci conosciamo? Dopo la notte di passione che abbiamo trascorso insieme????". Animafragile racconta che, a quel punto, son letteralmente schizzata fuori dall'acqua e mi sono catapultata verso il mio sedicente amante passionale. L'ho messo finalmente a fuoco: era il sosia di Luca Ward.
Voce profonda che agita lo stomaco, che intende entrarti dentro e scombussolarti un pò. Tatuaggio, pelle scura, capello nero lungo sulle spalle, sorriso audace. A quel punto ero visibilmente in imbarazzo e le parole non uscivano, finchè lui, sincero, ha ammesso:"Non sei Wilma! Scusa...Ma anche tu ti chiami così?". Poi ha spiegato:"Ti ho scambiato per una ragazza che si chiama proprio come te. L'ho conosciuta mentre passeggiavo lungo il fiume. Vi assomigliate moltissimo...Sono stato tratto in inganno perchè anche tu, come lei, passeggi ogni giorno. Mi dispiaceva vedere che non mi salutavi neppure dopo le lunghe e piacevoli chiacchierate che abbiamo fatto...". Ho sorriso, gli ho detto di non preoccuparsi, che non era affatto un problema, l'ho salutato e ho fatto per proseguire la passeggiata. Mentre mi giravo mi ha richiamato:"Senti...Scusa per la stupida frase di poco fa. In realtà quella Wilma del fiume non l'ho mai neppure vista in costume...", "Comunque è stato un piacere...". Ma ero già lontana, acida e impegnata...Nei due giorni successivi il mio Super-Io non mi ha neppure mandato in spiaggia, implacabile mi ha inchiodato sui libri, mi ha richiamato al rigore della preparazione dell'esame...THE END!

giovedì 10 settembre 2009

Da più di tre settimane aspetto trepidamente l'idraulico. Parole e promesse vane le sue, forse abituali per lui nel trattare con i clienti: vengo lunedì...non ce l'ho fatta verrò la prossima settimana, scusami ho avuto un lavoro urgente ma sarò lì domani mattina....e via così. Lo aspetto con particolare ansia perchè senza il suo intervento non potrò trasferirmi. Speravo infatti di approfittare degli ultimi giorni di ferie per il trasloco. Lo speravo, inutilmente. Le ferie sono finite e l'idraulico non si è fatto vivo. Intanto scatoloni semipieni, borse, casse chiuse, giacciono un po' ovunque, impedendo il passaggio, alcune addirittura son già nel bagagliaio dell'auto, in attesa di esser portate a casa.
Oggi finalmente una bella sorpresa: da lontano, mentre sto andando verso casa, vedo sul mio tetto l'idraulico col suo portentoso apprendista, intenti a sistemare i pannelli solari. Mi avvicino, saluto e chiedo come va. L'idraulico mi informa che non va affatto bene. Oddio, penso subito, vuoi vedere che qualcosa nei pannelli solari non funziona a dovere? Infatti, continua lui dal tetto, gli si è rotta l'auto e quindi è a piedi. Per questo è potuto venire solamente ora. Mi spiace, replico solidale io, e chiedo se il lavoro sarà lungo. Lungo? Peggio! perchè si è fuso il motore e quindi l'auto è da tirare via. Per rifare il motore ci vogliono troppi soldi, e pensare che aveva solamente quattro anni, praticamente nuova... E continua così ad elencarmi i problemi della sua auto, parole inutili che rotolano dal tetto fino a me, indifferente, che in fondo è solo la seconda volta che lo vedo 'sto idraulico. Finita la tiritera, lo saluto, amabile, senza riuscire a sapere quanto ci metterà a terminare i lavori nè quindi quando potrò traslocare.
Andando via sorrido tra me e me ripensando al dialogo tra sordi che abbiamo avuto: io preoccupata solo per il mio trasloco, lui per la sua auto.
Ma allora è proprio vero? Siamo isole, ciascuno chiuso nel proprio mondo, assorto dai propri problemi, incapace di vedere e comprendere le esigenze altrui. Gli altri esistono solo in funzione di noi stessi.

lunedì 7 settembre 2009

Oggi sono andata da mia madre nella Valle Incantata, lì dove sono cresciuta e presto tornerò ad abitare. Infatti, dopo che la lotta tra me ed i piccioni è stata vinta da questi ultimi ed ho dovuto dichiarare la resa incondizionata, non posso più stendere i panni sul mio terrazzo, caduto nelle mani di quei tremendi, irriducibili volatili scagazzatori.
Mentre stendevo un panno alla volta mia madre non mi ha perso di vista un istante. Su ogni panno un commento, su ogni gancetto una critica.
La tua lavatrice non lava bene, a me la biancheria viene più bianca! Forse non usi il detersivo giusto... Ma sei sicura di aver messo l'anticalcare? Sposta un po' quel gancetto... Li avevi scossi per bene prima di metterli nella cesta? Questo te lo passo con la varechina perchè ti è rimasto macchiato... Arrivando addirittura a contestare il colore dei ganci che usavo! Ma come? Hai messo un gancio bianco ed uno giallo su una maglia rossa? E usali dello stesso colore, no? Non essere sempre così sprecisa!
In realtà stendere è una delle poche incombenze domenstiche che so fare bene perchè, come ogni madre che lavora, so bene che un panno ben steso si aggiudica l'esonero dalla stiratura. Dunque mi chiedo quando tra poco abiterò a pochi metri da lei cosa dirà dei libri malamente impilati qua e là per tutta la casa, dei cassetti straripanti, delle mensole non spolverate, delle monete sparpagliate sui mobili, delle ciabatte dimenticate dove capita...?
Comunque non mi dovrei stupire di questo atteggiamento di mia madre perchè è sempre stata così. Passavo il pomeriggio a spolverare tutti i miei libri? Lei ne trovava sempre uno con la costola ancora polverosa. Sfregavo, lavavo, passavo la cera, lucidavo a specchio il pavimento dell'intero piano? Lei mi indicava, controluce, una ditata nell'angolo in fondo. E poi il rebbo incrostato di una forchetta, un alone sul vetro, una briciola sotto il tavolo. Insomma, per quanto facessi, non la soddisfacevo mai. Dovrei saperlo, dunque che è fatta così: incontentabile e criticona. Ma non ci si abitua mai ad esser sempre, immancabilmente biasimati. La mia vita, in questi anni, lontana da lei e dai suoi giri di ispezione, dai suoi sguardi di disapprovazione e dalle critiche neanche troppo velate, è stata una vacanza. Poter sbagliare, lasciare in disordine, rimandare a domani e magari anche a dopodomani certe noiose incombenze domestiche è stato un lusso impagabile. Mi ha consentito di superare quel senso di inadeguatezza in cui sprofondavo sia per l'età che per i suoi frequenti biasimi e di raggiungere una serenità che rincorrevo a vuoto quando vivevo sotto il suo tetto.
Tornare a vivere vicino a mia madre non sarà facile. Per nessuna delle due.

lunedì 17 agosto 2009

Se non è amore questo...

Dopo 24 anni mio marito è ancora pazzamente innamorato di me. Oggi, se avessi avuto mai qualche dubbio, ne ho avuta la prova evidente, definitiva, inconfutabile.
Abbiamo iniziato il trasloco. Passiamo le giornate a selezionare, imballare, etichettare, ordinare, trasportare e naturalmente imprecare. Sembra un lavoro senza fine. Si ha come l'impressione che spuntino fuori sempre cose nuove: maglioni dimenticati, cd misteriosi, documenti che credevamo perduti. Ma il compito più odioso e pesante, neanche a dirlo: i libri! Tutti i libri sono miei e mio marito li detesta. Migliaia di volumi che hanno invaso ogni angolo della casa e preso il posto di molte delle sue cose sugli scaffali della libreria. Migliaia di libri pesantissimi da trasportare. Per giunta mio marito non è propriamente quello che si dice un buon lettore. Credo che l'ultimo libro l'abbia letto in terza media. Così li ha maledetti ogni giorno da quando stiamo insieme minacciando ogni volta di farne un falò.
Ieri son tornata dal mare e ho trovato tutti, sì TUTTI, i miei libri ordinatamente imballati nelle scatole. Mio marito, senza fiatare, ha traslocato le quindici scatole contenenti tutti i miei libri. Non l'hanno smontato neanche i tre piani di scale.
Ditemi se non è amore questo...
Oddio...non li avrà mica portati alla discarica comunale...?

mercoledì 5 agosto 2009

La stanchezza

"Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo e non è inquieta come la stanchezza dell' emozione. E' un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima." Fernando Pessoa
Mi sento così: terribilmente spossata, vinta, fragile, incapace. Avrei voglia di buttarmi sul letto e di dormire ore e ore, di svegliarmi e dormire ancora. Non so dare un nome specifico a questo stato di torpore ma incide significativamente sulle mie relazioni interpersonali. In una parola: non sopporto più nessuno! Sono stanca di giustificare tutto e tutti, di essere comprensiva, instancabile, accomodante, attiva e propositiva. Mi irritano gli abituali comportamenti dei miei familiari e ancor più la consapevolezza di averli sempre tollerati. Questi sentimenti apparentemente bellicosi si esplicitano in uno stato di apatia che potrebbe definirsi tristezza, mancanza di volontà, abulia. Sono sprovvista di emozioni e di desideri. Niente mi coinvolge a pieno... Avrei voglia solo di ingozzarmi di dolci, gelato, cioccolata e patatine, ma son certa che, se cedessi, il senso di colpa mi sommergerebbe... Solo un pensiero mi consola: fortuna che la fase pre-mestruale dura solo qualche giorno!!! Ma allora "tutto" si concentra solo in una banale, scontata, razionale, biologica questione ormonale???!!! Datemi un dirupo che mi ci tiro di sotto!!! Wilma-noiosa, versione quindicenne.

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!
L'Italia è sull'orlo del precipizio, ci aspettano mesi di tagli e manovre "lacrime e sangue", l'opposizione è inesistente e Mario Monti non è il nostro eroe ma almeno...BERLUSCONI SI E' DIMESSO!!!

SE NON ORA QUANDO?

SE NON ORA QUANDO?
FIRENZE, 13 FEBBRAIO 2011.