FRANCESCO MUSANTE

FRANCESCO MUSANTE
UNA ROSA LA LUNA E LA NOTTE INTERA PER PENSARE A TE

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.
I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le favole. Betty Hinman

giovedì 12 marzo 2009

'FAN CULO LA MAGGIORANZA!!!!

Per Minu, per me e per tutti coloro che, difronte a questo mondo che va alla deriva, si chiedono: stiamo forse impazzendo?
No, i veri pazzi non siamo noi...
Molta pazzia è divino buon senso -
per un occhio avvertito -
molto buon senso - pura pazzia -
è la maggioranza
in questo, come in tutto a prevalere -
Di' sì - e sei sano -
ribellati - subito sei pericoloso -
e ti trattano con catene -
Emily Dickinson

martedì 10 marzo 2009

PRIMAVERA....

Stamattina, mentre andavo a lavoro, mi sono scoperta un sorriso clandestino stampato sul viso...Finalmente!

Cara mamma...

Ieri la mia Piccola è tornata da scuola con un testo,un bel voto ed ho un pò di emozione...
Cara mamma, ti scrivo perché ieri non ho potuto dirti BUONA FESTA DELLA DONNA e invece sei tu la donna più importante nella mia vita e lo resterai sempre e questo te lo dico sempre. Lo sai cosa mi piace di te? Che ridi anche se a volte le mie battute non fanno ridere. Mi piace quando sei gentile con me e quando si esce in bici e la destinazione non si sa. Ieri, invece di riposarti, mi hai portato a fare una passeggiata in bici e tu avevi persino la bici scomoda, eppure mi hai portato dove volevo. Non mi piace quando sei triste perché rattristi anche me, ma questi momenti sono pochi. Ora solo una cosa ti voglio ancora dire: ti voglio un’ infinità di bene che non so come spiegarlo.
Bacioni e abbracci dalla tua bambina.
...vostra Mamma Samantha.

domenica 8 marzo 2009

Peter Pan è venuto a trovarci in mansarda...

Finalmente Peter Pan è venuto a farci visita... Non ha lasciato tracce ma ha visitato le "varie stanze" con leggerezza e profondità, come è nel suo stile. Non chiederti se sto parlando di te. Non avere dubbi. Sei tu. Il mio amico. Dall'adolescenza ad oggi. Ha un vago sapore nostalgico ricordare quanti pomeriggi abbiamo condiviso. Sul monumento, in sella al mio "Ciao" rosso, a far merenda alla "Perla" o da "Vasco"...Immancabilmente con la divisa di allora: jeans, maglia nera a collo alto, bomber: te lo ricordi? Tutto il pomeriggio insieme e la sera ci sentivamo al telefono: io ti parlavo incessante e tu mi salutavi frettoloso...A ripensarci ora, anche quello era un rito: facevi la parte del duro, insensibile e desideroso di "liquidarmi", io mi arrabbiavo e fingevo che quelle telefonate fossero frustranti, in realtà non ne avremmo potuto fare a meno. Quindici anni io, sedici tu. Abbiamo condiviso momenti importanti e futilità impagabili. Ti ho accompagnato io il primo giorno del tuo lavoro attuale, c'eri tu con me quando mi hanno premiato a quel concorso di poesia. Tu perennemente innamorato, io con l'umore nero tipico dell'età. Parlavamo di comunismo e di ideali, "scazzavamo" a giornate. Un giorno dopo l'altro, con il pensiero fisso al futuro che ci attendeva e che, ne eravamo certi, sarebbe stato fantastico, ci siamo tenuti per mano, abbiamo riso a crepapelle, siamo cresciuti, inevitabilmente... Negli anni ci siamo divisi e ritrovati, pensati moltissimo, anche nei momenti di lontananza. La nostra vicinanza credo sia da ricercare nell'estrema differenza che ci connota. E' un empatia che, talvolta, è stata fraintesa da chi ci sta vicino: credo che tua madre un certo "pensierino" su noi due ce l'avesse, per non parlare di Fred, che neppure sotto tortura ammetterebbe di essere geloso di te ma che in realtà... Probabilmente hai ragione tu: riusciamo a darci molto perchè non ci siamo mai concessi l'un l'altro. Amore platonico? Affetto fraterno? Bisogno affettivo corrisposto? Non me lo sono mai chiesto...Non trovo sia utile analizzare i sentimenti per poi catalogarli, ma se ricordo quel pomeriggio che passeggiavamo sulle fondamenta di quella che oggi è "la tua pizzeria", con te che mi illustravi, con dovizia di particolari, il tuo progetto ed io che riuscivo a "vederlo" attraverso le tue parole, se rammento altri mille momenti condivisi e le nostre attuali, infrequenti ma lunghissime telefonate, penso che conoscerti sia stato un bel regalo della vita... P.S.Non offenderti se ti chiamo Peter Pan, lo sai che ti conosco più di chiunque altro...

sabato 7 marzo 2009

Miranda, Samantha e Wilma, agenti segrete...ma non troppo

Io, Wilma e Samantha siamo amiche da molti anni ormai, ben 24 per la precisione. Ci siamo conosciute sui banchi di scuola, durante gli anni dell'adolescenza al vecchio Istituto magistrale e non ci siamo più lasciate.
Gli ultimi 14 anni, cioè dalla nascita dei due figli grandi di Wilma e Samantha i nostri incontri sono stati sempre più "popolati". Difficile vedersi da sole, a volte quasi impossibile. Ma noi, imperterrite, non abbiamo rinunciato mai alle nostre serate, alle chiacchere tra donne, alle terapeutiche abbuffate di gelato a tre (tre...si fa per dire) e così abbiamo continuato ad organizzare serate tra amiche a cui erano inevitabilmente invitati per forza di cose anche i nostri figli. Figli che nel frattempo sono diventati cinque in tutto e, guarda un po', amici inseparabili. Una famiglia allargata insomma, tra zie virtuali e cugini affettivi...
Ma, com'è facile immaginare, quanta poca intimità! Quanti discorsi lasciati a metà tra richieste di merende, dispute, scherzi, piccoli litigi. Quante riflessioni troncate sul più bello da uno dei figli che piange ("ah no non sta piangendo stava ridendo.."). Quanta fatica nel cercare di tenere il filo del discorso, di rammentare "di cosa stavamo parlando?". Noi li chiamiamo i nostri "coiti interrotti" per il senso di frustrazione che ogni interruzione ci procura. E alla fine, quante cose non ci siamo dette, quante confidenze sono rimaste a metà...
Così circondate da figli e spesso da parenti e conoscenti vari che vengono e vanno, nell'impossibilità di avere momenti intimi durante cui poter parlare DA SOLE, abbiamo codificato un nostro linguaggio, l'amichese, grazie al quale possiamo trasmetterci informazioni essenziali senza essere intercettate dai nostri bambini.
Faccio un esempio:
Samantha e Miranda in auto coi tre figli.
M:" Hai notato oggi che bel panorama?" (traduzione: "Ammazza! Hai visto che strafigo che è passato?")
S: "Sai che stavo proprio apprezzando la stessa cosa?" (traduzione: "'Azz se l'ho visto! Lo stavo proprio gufando")
M: "Anche la villetta bifamiliare alla mia destra non è male..." (traduzione: "Guarda a destra che ci sono due bonazzi della Madonna")
S: "Sìììì, vedo che ha proprio delle belle rifiniure" (traduzione: "Che spalle, però da farci un pensierino...")
A casa di Wilma coi piccoli che aspettano la merenda:
W (mentre taglia la pizza): "Samantha, ci stavi raccontando l'ultima puntata di Beautiful. Sono curiosa di sapere com'è andata a finire" (traduzione: "finisci il discorso in codice che sono curiosa")
S: "Sì, stavo dicendo di Stephanie. Brooke si è arrabbiata con lei perchè si intromette sempre nel rapporto coi suoi figli e con suo marito" (traduzione: "Mia suocera come al solito non si fa i cazzi suoi")
M:" Scusa ma Ridge non dice niente?" (traduzione:" Ma tuo marito non può intervenire?")*
....e via così...
Chiamiamola sopravvivenza...da anni ormai utilizziamo, ammiccando e ridacchiando, questi messaggi in codice di fronte ai nostri figli nella serena convinzione che loro non ci capiscano un bel niente.
Domenica però è accaduto qualcosa di inatteso, destinato a far crollare le nostre ottimistiche convinzioni e a farci morire di vergogna.
Samantha è al telefono con un'amica, Wilma è appena arrivata e mi chiede, in codice naturalmente, alcune "informazioni riservate". Non faccio in tempo ad aprir bocca che la Piccola-faccio-finta-di-farmi-i-cavoli-miei-ma-non-perdo-una-parola risponde al mio posto dimostrando non solo di aver capito benissimo la richiesta e l'antefatto ma di essere pure più veloce di me a decifrare il codice...
AAARRRRGGGGGHHHHHH!!!!!!!!!!
Ma allora...? Hanno sempre capito tutto?!? Sarà perchè sono consapevoli che non abbiamo mai visto una puntata di Beautiful in vita nostra? O sarà perchè siamo proprio imbranate?
Amiche, la prossima volta proviamo con l'alfabeto muto o con i segnali di fumo, forse è meglio...
*I dialoghi esemplificativi sono puramente di fantasia...anche se molto vicini al vero...

giovedì 5 marzo 2009

VALUTAZIONI FANTASIOSE...

In auto, di ritorno da scuola, mio figlio d'improvviso mi dice: "Sai c'era la verifica...". Io, balbetto, già in preda al panico: "Come la verifica?", "Sì" ribatte serafico. Rallento, spengo la radio, respiro a fondo, e riprendo l'interrogatorio: "Verifica di che cosa, scusa? Io non ne sapevo niente...", e, senza aspettare la risposta, "Ieri non abbiamo ripassato niente...." (aumento delle pulsazioni)... Lui, tranquillo, "Verifica di storia." Io senza riuscire a controllare l'ansia che cresce, "...e com'è andata?"
Mio figlio e la scuola, la scuola e mio figlio.... la mia spina nel cuore, la mia pena segreta, lo scoglio dove si arenano tutti i miei buoni propositi materni di pazienza, sollecitudine, incoraggiamento, il terreno di scontro dei nostri quotidiani conflitti, l'angolo buio del nostro rapporto....
"Bene! Ho preso Bravo e q"
"Cosa hai preso, scusa?" chiedo, perplessa, io.
"q!" (si proprio q di quadro!)
"Come q? Che cosa significa?".
Rifletto. Forse le sue insegnanti hanno deciso di utilizzare le lettere dell'alfabeto, come nel modello americano...dunque se A indica il pieno raggiungimento degli obiettivi (insomma il nostrano 10, per intenderci), che cosa può significare Q? A, B, C, .....Q Beh...almeno...SOTTO ZERO. No, non può essere... Allora vediamo...Che stia per qb, quanto basta, come in cucina? Ci potrebbe stare per uno che fa sempre il minimo indispensabile...ma è poco credibile...
Poi all'improvviso mi viene un'idea....che sia un nove?
" Tesoro, scusa, ma sarà stato un 9?"
"bo...forse...era un pallino con un gambo sotto...."
BENEDETTA PAZIENZA! Mi chiedo: ma da che pianeta arriva mio figlio?
s + s + s + s + s + s + s + s
Allibita e completamente ammutolita ho urgente bisogno di rileggere qualche brano di Pennac che mi ricordi le mie priorità, e mi riconduca, pacificata, ai miei buoni propositi....
Perché eravamo preoccupati.[...]
Era sordo?
O magari dislessico?
Non aveva mica intenzione di farci un "rifiuto scolastico"?
O di accumulare un ritardo irrecuperabile?
Allora?
Pigro?
Semplicemente pigro?
No, seguiva il suo ritmo, ecco tutto, che non è necessariamente quello di un altro, e che non è necessariamente il ritmo uniforme di una vita. Il suo ritmo di apprendista lettore, che conosce accelarazioni e brusche regressioni, periodi di bulimia e lunghe sieste digestive, la sete di progredire e la paura di deludere...
Solo che noialtri "pedagoghi" siamo usurai impazienti.
Detentori del Sapere, lo prestiamo contro interessi. E vogliamo che renda, e in fretta! Se ciò non accade, è di noi stessi che dubitiamo.
Daniel Pennac, Come un romanzo

mercoledì 4 marzo 2009

MALANNI

In questo periodo sto accusando molti malanni. Mi alzo con un tremendo mal di schiena, mi muovo con fatica e con dolore, talvolta mi esplode un mal di testa così imperterrito che non riesco nemmeno a connettere. Strano. Sì, strano avere così tanti malanni per una che neanche ci crede ai malanni. Intendiamoci! Non che io pensi che non si possa star male, avere l'influenza, la gastrite, l'ernia al disco o l'emorroidi. Semplicemente ho la convinzione: 1) che A ME non possa succedere, 2) che tale convinzione tenga lontani tutti i malanni, 3) che ogni malanno non sia casuale, ma che sia un messaggio del nostro corpo per comunicarci che qualcosa non va nella nostra vita.
Provo a spiegarmi. Le escoriazioni, l'occhio pesto e il labbro gonfio di mio figlio dopo la caduta erano un male reale, ma sarà stato casuale che gli sia capitato quel brutto incidente proprio il giorno prima delle tanto temute Olimpiadi della matematica? Com'era sollevato di non poter partecipare....
Come non collegare una grave infezione all'orecchio che ha rischiato di rendere sorda una collega, alle dolorose confidenze che ogni giorno era costretta ad ascoltare impotente da una persona cui voleva un gran bene?
Insomma di ogni malanno possiamo ricercare nelle nostre condizioni di vita nel nostro benessere o malessere interiore l'origine e la causa.
Non riusciamo a digerire colleghi di lavoro e principale? Facilmente ci verrà una gastrite! Il peso delle responsabilità familiari e professionali grava solo sulle nostre spalle e sta diventando insostenibile? Mal di schiena assicurato! E via così....
Detto questo, non mi rimane da chiedermi: cosa diavolo vorrà dirmi il mio corpo con tutti questi segnali?
...o magari sarà solo la vecchiaia la causa dei miei acciacchi...

sabato 28 febbraio 2009

DIALOGHI FAMILIARI...

Wilma, tono apparentemente tranquillo, velatamente (ma neanche tanto) ironica, alla vista dell'ennesimo capo d'indumento lasciato da Fred SOPRA non DENTRO il cesto della biancheria, in bagno:"Amoreee, ma il tuo maglione è da lavareee??", Fred, tranquillo e ignaro di qualsiasi intenzione "ironica":"Non lo so tesoro...". Wilma, sconfitta, perplessa,tra sè e sè, testa china:"E chi lo saprà??"
Il "Piccolo-non-ancora-colpito-dai-nefasti-sintomi-dell'adolescenza", immerso in tenerezze, coccole e racconti vari nel lettone: "Mamma...ma se io ero nato quando il babbo, te con chi ti fidanzavi??!".Accanto a lui Wilma si scioglie completamente e perdona i verbi mal coniugati...
L'"Adolescente-impavido-e-impunito", voce da Orco con la gola arrossata, brufoli e cappello, in macchina con Wilma. Lei alle prese con uno dei suoi discorsi profondi, sentiti, che riserva allo spazio ristretto dell'auto, unico luogo dove può sperare di essere ascoltata. Come una freccia infuocata:"Mamma, deciditi! Mi dici sempre che devo essere diplomatico poi insiti che non devo scendere a compromessi...ALLORA?!". Wilma stringe le mani sul volante, inutile precisarlo, estremamente confusa, cambia prontamente (e un pò vigliaccamente) discorso:"Oggi studi geometria che hai la verifica!"

sabato 21 febbraio 2009

IDENTITA' PERSONALE

A chi appartiene un uomo?
Cosa caratterizza l'identità?
Siamo un puzzle composto da mille unità, un insieme di miliardi di esperienze che ci hanno preceduto, il prodotto di incontri tra mondi lontani.
Ciò che appare di noi è plasmato, modellato dalle nostre personali esperienze familiari.
Siamo il risultato del passato, di passi compiuti da altri, di conquiste e sconfitte, di emozioni, affetti, amori , incontri, passioni, dolori, lacrime...
Quanta ricchezza racchiude un uomo!
Se solo, semplicemente, penso alla mia identità, alla mia appartenenza, scopro che emerge un universo infinito.
Sono una donna, con la pelle bianca, europea. Sono Italiana. La Toscana è la mia Regione. Condivido il dialetto del mio paese.
Le mie radici poggiano sulla saggezza di un nonno materno che non ho conosciuto, ma anche sulla caotica accoglienza festosa dei miei numerosi parenti paterni.
Appartengo alla divisione dei ruoli tra maschio e femmina ma anche ai valori del '68, alla riforma del diritto di famiglia.
Per passione sono parte dell'America Latina.
Per cultura mi riconosco nei principi del cristianesimo.
Per ideologia nel comunismo.
Professionalmente faccio parte di un Ordine che poggia i suoi principi su un preciso Codice Deontologico, ma sono anche un'insegnante.
Mi caratterizza l'interesse per le relazioni umane, per le storie di vita.
Sono, prevalentemente, madre, moglie, ma anche figlia, amica, sorella, zia...
Appartengo ai letterati, ai poeti, ai musicisti, ai viaggi e all'arte.
Sono una lettrice, banalmente semplice, estremamente complessa.
Un'atea con una profonda religione: la conoscenza del mondo...

venerdì 20 febbraio 2009

ODIO GLI INDIFFERENTI

Odio gli indifferenti. [...]
Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.
Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia.
E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia.
Opera passivamente, ma opera.
E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza.
[...] Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo.
Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa.
I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa.
Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.
E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile.
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? [...]
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti.
Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto.
E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. [...]
Vivo, sono partigiano.
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
Antonio Gramsci

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!
L'Italia è sull'orlo del precipizio, ci aspettano mesi di tagli e manovre "lacrime e sangue", l'opposizione è inesistente e Mario Monti non è il nostro eroe ma almeno...BERLUSCONI SI E' DIMESSO!!!

SE NON ORA QUANDO?

SE NON ORA QUANDO?
FIRENZE, 13 FEBBRAIO 2011.