FRANCESCO MUSANTE

FRANCESCO MUSANTE
UNA ROSA LA LUNA E LA NOTTE INTERA PER PENSARE A TE

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.
I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le favole. Betty Hinman

mercoledì 15 aprile 2009

La vita è fatta anche di questo...

La proposta-decisione è arrivata così, non ricordo chi l'ha lanciata per primo... Forse Miranda o Fred. No, in realtà forse l'hanno organizzato i nostri figli o magari l'han detto in tv:"Nelle vacanze di Pasqua si deve andare a Gardaland!" E noi? Noi siamo andate! Lasciati alle spalle sogni di fughe a Parigi , nascosti in fondo all'armadio progetti di visite agli Uffizi di Firenze, di passeggiate per le calli a Venezia, di strepitosi shopping a Milano, abbiamo puntato la sveglia alle sei in un giorno di festa e siamo partite per il più grande parco di divertimenti italiano. All'ingresso dell'autostrada una Miranda un pò ancora insonnolita, attenta a non farsi sentire, mi prova a proporre:"ma se io e te ce ne andassimo altrove e lasciassimo babbi e bambini al loro sano divertimento gardalandiano?".
Ma i piccoli sono al settimo cielo:"...E poi dobbiamo salire sul Mammut e sulla casa di Prezzemolo...Mamma, te li ricordi i corsari?" "Facciamo anche fuga da Atlantide vero?", "me la compri una spada?". I babbi già progettano lanci temerari da improbabili montagne russe, negli occhi un'irresistibile luce infantile e spensierata, quella dei loro momenti migliori: come non farsi contagiare?
All'arrivo siamo investiti da una pioggia di colori. Lo scenario è fiabesco: distese di fiori, castelli, giostre con i cavalli, trenini, gallerie con farfalle che suonano e cantano, alberi animati, l'affascinante far west e il maestoso Egitto, il misterioso oriente e la coinvolgente Africa... Ci lanciamo sui giochi con un entusiasmo e una voglia di giocare che chissà da dove son spuntati; assopiti nelle fatiche di ruoli da sostenere e progetti da realizzare. Le discese sono mozzafiato:"mamma, ho il cuore in gola!". Gridiamo, ridiamo, l'adrenalina a mille. E ancora voglia di divertirsi. A ripensarci ora credo che il mio unico pensiero sia stato la scelta del gioco da provare! Mi sono concentrata, con spensieratezza totale, sul brivido e l'emozione che ogni attrazione mi ha dato. Ho apprezzato la bellezza, la cura del luogo, ho assaporato la finzione di un mondo senza bruttezze, privo di terremoti con famiglie distrutte e disoccupati che aumentano di ora in ora... Ho contattato la mia parte bambina e l'ho ritrovata piena d'entusiasmo, capace di lasciarsi andare, ancora, al gioco, quello più infantile, quello più liberatorio... Ho guardato la serenità negli occhi di mio figlio e mi sono sentita infinitamente ricca.

domenica 12 aprile 2009

Pasqua con chi vuoi...

E' Pasqua.

Lista delle cose da fare oggi:

- ricordarsi di amare.

Una sola cosa da fare per oggi.

Perchè amare talvolta sembra semplice, istintivo, inevitabile.

Altre volte invece appare, difficile, doloroso, quasi impossibile.

Rabbia repressa, parole non dette, sensi di colpa, frustrazione, piccole insidiose gelosie, battibecchi mai dimenticati, fraintendimenti e molto altro ancora potrebbero farmi dimenticare oggi quali sono le priorità della mia vita:

Amare, amare, sempre e sopra a tutto amare.

Buttarsi tutto il rancore accumulato e represso alle spalle.

E sorridere.

E amare nonostante tutto.

Sarà difficile oggi.

Soprattutto oggi.

E allora non metto altre cose da fare nella mia lista.

Questa sola mi impegnerà già abbastanza.

Buona Pasqua a tutti

E che nessuno mi rompa le... UOVA!!!

sabato 11 aprile 2009

LORIS MALAGUZZI: invece il cento c'è

Mio figlio, nel tentativo non vano di esprimere al meglio la sua inesauribile creatività e capacità operativa, ha intasato il water.
Trascuro i particolari piacevoli e gratificanti dello stasamento.
...
Avrei voglia di strozzarlo.

INVECE IL CENTO C'E'
Il bambino
è fatto di cento.
Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri cento
modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi da scoprire
cento mondi da inventare
cento mondi da sognare.
Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose che non stanno insieme.
Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

giovedì 9 aprile 2009

6 APRILE 2009. Ore 3.32. La terra trema...

Pochi secondi e la vita di migliaia di persone è fottuta.
E io non ho parole.
Ho cercato immagini, poesie, articoli che parlassero al mio posto.
Ma non ho trovato parole adeguate.
Ho cercato inutilmente dentro di me qualcosa da dire.
Non ho trovato nessuna parola.
Solo il riaffiorare di vecchie paure.
Solo muto sgomento, terrore e l'angoscia di chi d'un tratto, inaspettatamente, si trova pericolosamente in bilico sullo sbalanco dell'impotenza e della fragilità della condizione umana.
Mi scopro muta, sbigottita e senza parole.
Ecco perchè questo post arriva colpevolmente in ritardo.
Perchè non sono all'altezza del compito.
E oggi qualsiasi parola è insufficiente.
Non possono bastare oggi solo le parole.
Ci sentiamo vicine ad Anna e a tutti quelli che da questa tragedia sono stati colpiti.

sabato 4 aprile 2009

che poesia del cazzo!

Son cazzi
Se fossi un uomo
mi guarderei spesso il pisello
e non mi andrebbe
di chiamarlo come un vegetale
mi andrebbe più di chiamarlo
cazzo
più confidenzialmente cazzo
volgare ma veloce
e sicuro di tutta questa ricchezza di zeta.
I cazzi mi paiono francamente nascosti
e spaventevoli.
Spaventevoli come le cose nascoste
Spaventevoli come le cose di carne e sangue
Spaventevoli come le cose che cambiano forma
Spaventevoli come le cose che danno la vita
Spaventevoli come le cose che fanno godere
Spaventevoli come le cose che devi scoprire
Spaventevoli come le cose che contengono
Spaventevoli come le cose che esplodono
ma non come i fuochi artificiali,
come la lingua del serpente
come il vulcano.

Io i cazzi
genericamente li penso
e non li vorrei frequentare
li frequento per costrizione biologica
quella roba che hanno i cani
che finchè la biologia non vuole
i cani non si staccano
ma poi i cazzi hanno questa natura nascosta
questa natura così attaccata a un uomo
al suo occhio destro e sinistro
al suo profilo migliore
all’odore della sua pelle
a quella cosa meravigliosa che fa
a quell’uomo che vorresti chiudere gli occhi
e lasciarti portare.
Ho ballato un valzer insieme a te
te attaccato al tuo scomposto semplice gonfio sorprendente pisello
ho ballato un valzer con il cazzo
e mi è venuto da pensare
questo pensiero sul cazzo
I cazzi li ripenso
così uno per ogni uomo
e con le dovute somiglianze
ma tutti diversi
non ce n’è uno uguale
all’altro.
Così la forma del cazzo
gliela leggi sulla faccia a ognuno
ognuno con la sua faccia e con il suo cazzo
e quando ti ci ritrovi faccia a faccia
con quell’uomo
con quella sua faccia
con quel suo cazzo
son cazzi.
Il cazzo è come il cane
uguale al padrone
ma più difficile
perché la faccia si vede dalla faccia
mentre l’anima e quelle cose
quelle cose divine
quelle cose misteriose e che esplodono
quelle cose del cuore e dell’intestino
quelle cose delle carne e della meraviglia
quelle cose della gioia e della paura
quelle
son cose nascoste.
Ho trovato in rete questa poesia di Alessandra Racca. Colorata, romantica ma anche ironica. Con spavalderia mista al sorriso trova il coraggio di infrangere un tabù: una donna che parla dell'organo maschile. Allegramente ma anche seriamente. Di quell'oggetto così misterioso e insondabile che ci affascina ma al tempo stesso ci spaventa. Sfrontato, impudico, arrogante a volte, tenero e spaventato altre. Capace di procurare piacere e di generare la vita. Eppure nel nostro intimo un po' ci spaventa, con quell'aria da so-tuttto-io, da perenne adolescente che non ascolta i richiami, che non rispetta le regole. E ci spaventa pure dire a voce alta il suo nome: cazzo, appunto. Alessandra la commenta così:
"Sai, anche gli uomini trovano molto misterioso il cazzo. Il proprio, intendo. Tante volte il cazzo si fa i cazzi suoi, tutto bello efficace quando non serve e viceversa. Certe volte lui sciopera mentre il cuore è in tumulto e viceversa. Quando succede, non sai mai a chi dare ragione. Sono entrambi misteriosi, cuore e cazzo. Tutti sanno che il cuore a volte fa cazzate. Pochi sanno che il cazzo a volte fa cuorate. Ma tutto sommato credo che abbiano ragione entrambi, e alla fine, in genere, trovano un accordo. Come diceva quel filosofo: il cazzo ha cuori che il cuore non conosce, il cuore ha cazzi che il cazzo non conosce, ma io che ho cuore e cazzo, nel complesso, m’innamoro e amen. Baci"
Grazie Alessandra per avermi permesso di pubblicare alcune delle tue poesie

mercoledì 1 aprile 2009

LO SCHIAFFO

"Lasciami in pace...vai di là..."
"A me non lo dici cosa devo fare, hai capito? Non sai perdere, piangioneee...piangionee"
"Bimbi smettetela, ora basta..."
"Smeeettilaaa...vai di là, deficiente!"
"Smettetela, forza, a cena!"
"A chi l'hai detto "deficiente"? Ora ti do uno schiaffo!"
Dalla camera arriva un sonoro "Sciaff!!", uno schiaffo in pieno viso!
Mi precipito: il "Piccolo-cocciuto" ha la guancia rossa, le dita del fratello stampate, piange a "più non posso". L'"adolescente-impunito" grida:"Così impari a dirmi deficiente..."
Storie di ordinaria vita familiare...
Ma stasera Wilma è stanca, stasera Wilma ha sulle spalle il peso di giornate difficili, un vago senso di frustrazione misto a solitudine...
Così, mentre fuori piove, dentro si scatena il temporale...
Una normale lite tra fratelli diventa il risultato di un fallimento personale.
Mi sento perdente, incapace. Lo schiaffo si gonfia, diventa violenza ai miei occhi.
Mi chiedo:"perchè lo fa nonostante gli abbiamo sempre insegnato, anche con l'esempio, a non farlo?". Oltretutto non è pentito. E' ancora arrogante. Sostiene di aver fatto ciò che doveva! Mi sento sconfitta. Son davvero confusa, arrabbiata, delusa.
Non solo con lui, ce l'ho un pò con la vita, ma nel momento in cui succede non ne sono consapevole: è l'adolescente il mio bersaglio, la mia goccia che è uscita dal vaso.
La rabbia, si sa, è cattiva consigliera così, rivolta all'adolescente, tremante di collera, esordisco:"Tu non andrai in gita!"
La Gita della terza media, quattro giorni in Francia, progetti su progetti, maglie nuove acquistate per l'occasione, capelli da fare, scarpe "già-viste" da andare a comprare, "mamma, quanti soldi mi devo portare?", "nonna ti porto un regalo anche a te","mancano solo due giorni poi parto".... Fantasie. Entusiasmo. Un pò di timore celato. Musica. Leggerezza. Ricordi da conservare.
La frase arriva come una lancia infuocata. Ciò che dico, lo sa,lo mantengo. E l'ho detto.
Fuori la pioggia continua incessante, un pò minacciosa.
L'adolescente è disperato. Ma non cede. Mi odia in questo momento. Odia anche suo fratello e suo padre che è mio alleato. Si sente la persona più sfortunata dell'intero universo. Vorrebbe scappare da tutti.
Lo guardo e la tenerezza mi invade prepotente: lo amo immensamente questo ribelle che mi toglie il sonno...
Si può tornare indietro con il nastro? C'è un luogo in cui buttare le parole che non avremmo voluto dire? Posso evidenziare e premere "canc"?
Si può, semplicemente, riconoscere:"Ho esagerato!" senza temere tutti i danni che si prospetta dovrebbero ripercuotersi sui figli di genitori non sempre all'altezza del compito?
Indicatemi un angolo caldo e confortante in cui possano rifugiarsi le donne confuse, stanche, appesantite dalle responsabilità, dai ruoli, dai ritmi, dalle aspettative di tutti...
Mia madre, son certa, conosceva il luogo dove si acquistano certezze da erogare ai figli: non aveva mai dubbi, mai cedimenti...Anche quando sbagliava!
La casa, a distanza di ore, tace. Nel sonno. Nelle tristezze.
Wilma, finalmente, si concede di piangere...

martedì 31 marzo 2009

E IL TETTO E' FATTO!!!

EVIDENZE 2
Ci vuole tempo per costruire
una casa per gettare
le fondamenta sollevare
muri appendere
quadri fare e disfare
letti comperare
nuove pantofole cambiare
tutto.
Ci vuole tempo:
detto questo non smetterò di essere
impaziente

ALESSANDRA RACCA ovvero LA SIGNORA DEI CALZINI

Il muratore ha deciso, è partito senza quasi neanche avvertire e in quattro e quattr'otto il tetto è fatto. Ha deciso di sostituire i tegoli, a suo piacere, ha scelto il colore dei muri esterni, a suo piacere. E' un muratore efficace che vi devo dire? E' pure molto gentile: mi solleva sempre dal peso enorme di dover scegliere. Lascio i mattoni rossi o li faccio tinteggiare di bianco? Non c'è bisogno che io mi stia tanto a scervellare: lui decide meglio rossi! Arco o non arco? Niente arco neanche a parlarne!

Quasi quasi questo muratore me lo sposo! Non si potrà neanche lamentare che sulla casa ho deciso tutto io...
(il tetto però è bello, no?)

mercoledì 25 marzo 2009

Il razzismo degli anti-razzisti

Stimolata da una riflessione condivisa con Fred, l'altra sera, mentre commentavamo, delusi e rammaricati tutte le contraddizioni della "nostra giunta comunale comunista", (quella in cui avevamo riposto così tante speranze, il nostro spiraglio di sinistra, la nostra consolazione), ho pensato a quanto riusciamo ad essere razzisti noi progressisti.
Proprio perchè non vogliamo apparire discriminanti finiamo per mettere in atto comportamenti così forzosamente anti-razzisti da stigmatizzare, nostro malgrado, la diversità.
Il vice-sindaco, di rifondazione comunista, è tanto anti-razzista da aver sancito che l' extracomunitario o il nomade o il clandestino o l'ex-detenuto è, indiscutibilmente, persona a cui garantire tutta una serie di servizi assistenziali che, spesso, data la penuria di risorse, non sono così facilmente usufruibili da tutti gli altri cittadini.
Niente di più razzista!
Non viene valutato se la persona in questione è in grado di lavorare, se le stesse opportunità sono garantite a tutti coloro che presentano lo stesso bisogno, se c'è la possibilità di attivare risorse personali o familiari o culturali.
La diversità è marchiata sulla pelle, con il fuoco.
E si crede di agire nel rispetto dei diritti umani.
Si crede di garantire l'uguaglianza, di sancire l'equità.
In realtà queste persone usufruiscono di tali interventi proprio perchè la loro diversità è considerata l'aspetto saliente. Il ragionamento della "nostra giunta" appare questo: "prima di essere una persona sei un nomade, sei un marocchino, sei un ex-tossico...ed io che son progressista non mi faccio confondere dai pregiudizi, non sono come quelli di destra...". Ripeto, niente di più razzista!
Ricordo, a proposito di questo, un giorno d'estate di anni fa. Avevo, credo, non più di vent'anni. Era una mattina d'estate. Mi trovavo in stazione per raggiungere degli amici con cui avrei trascorso la giornata. Mi si avvicina un ragazzo di colore. Poco più grande di me. Cerca di "attaccare bottone". Attivo, immediatamente, il ragionamento sopra-descritto. Non sopporto l'idea che mi creda razzista. Voglio essere accogliente. Fingo di non notare la sua diversità. Il risultato è che sono eccessivamente disponibile. Troppo sorridente, troppo carina, troppo socievole. Non me ne rendo conto subito, anzi, al momento non ne sono assolutamente consapevole. Mi sento molto progressista. Condanno tutte le persone piene di pregiudizi. Arriva il "mio" treno; è anche il "suo". Saliamo insieme. Stesso scompartimento. Siamo soli. Io ancora troppo sorridente, troppo carina, troppo socievole. In una parola: disponibile! Così arriva, inaspettato per me ma assolutamente comprensibile dato il contesto, il suo approccio. Deciso, scevro da fraintendimenti, franco...Ricordo la paura, immediata, lo scatto repentino, la fuga. E il ragazzo che rimane immobile. Confuso forse. Vittima di un episodio di razzismo al contrario, o di razzismo puro e stop, mascherato di belle parole e ideologie integrative.

lunedì 23 marzo 2009

RADICI PER VOLARE

Io credo che la nostra nascita risalga a molto tempo prima della nostra venuta al mondo. Esistiamo, infatti, già un po' nei sogni materni, nelle aspettative di nostro padre, nell'amore o nel caso che ci generò. Gran parte di quello che siamo ha radici in ciò che è stato prima di noi. In chi ci ha preceduto ed atteso. Nelle idee in cui ha creduto e per cui si è battuto. Nelle pene che ha sofferto. Nelle esperienze che ha fatto. Negli eventi più o meno dolorosi di cui è stato attore o testimone. Poi veniamo al mondo noi e tutto questo diventa nostro perchè ci viene raccontato. E le storie familiari diventano le nostre storie, e noi diveniamo parte di quelle storie. Come molti della mia generazione sono cresciuta ascoltando, con garbata sopportazione, storie familiari cui non prestavo molta attenzione. Sempre le stesse storie, ripetute identiche ogni volta, con le stesse parole, gli stessi gesti, lo stesso tono. Storie che mi scivolavano addosso e che oggi vorrei poter ascoltare ancora... Devo a mia nonna materna molti di questi racconti. Attraverso quella sua voce ruvida mi sono arrivati il dolore e l'atrocità della guerra ma anche la solidarietà e il mutuo sostegno che essa generava. Lei così selvatica ed indomabile, con quella scorza dura e la faccia rugosa, impossibile immaginarla ragazza, impaurita sotto i bombardamenti alleati. Ci raccontava sempre quando, accovacciata sotto il grande pero di fronte casa, aveva visto i tedeschi, giù nella valle, dopo un rastrellamento, decimare la popolazione inerme.. eins, zwei, drei,... zehn...BUUM.. Durante la guerra aveva ospitato e sfamato molti povericristi scappati o rimasti senza casa. C'era poco ma quel poco veniva diviso e condiviso. La guerra finiva per avvicinarti. Molti tornavano spesso a trovarla con pacchi di biscotti e una bottiglia di anicino o di marsala. Non ancora ventenne aveva perso un figlio: il più buono, il più bello, nei suoi ricordi. Si era accasciato, un giorno, sul ciglio del sentiero mentre andavano a rastrellare il fieno. In soli quattro giorni l'aveva perduto. Meningite. Tornava sempre nelle sue parole quel dolore immutato, il senso di una mancanza che i tre figli nati dopo non avrebbero mai colmato. Con mio nonno non andava d'accordo. Gliel'avevano fatto sposare. Convincendola che era per il suo bene, che si sarebbe sistemata. Il giorno del matrimonio, incontrando il suo futuro marito di fronte alla porta del Municipio, gli aveva intimato: "Stammi lontano perchè non voglio che la gente mi veda con un vecchio come te!" Lei aveva a malapena sedici anni, lui trentasette. Pur non amandolo e mal sopportandolo si prese cura di lui per quasi cinquant'anni. A suo modo, inveendo e contraddicendolo sempre. Il giorno in cui lui, dopo aver bevuto troppo, tentò di picchiarla, lei prese un ciocco dal caminetto e glielo diede in testa. Mio nonno non ci riprovò mai più. Era una donna dura, mai tenera, forte ed insancabile. Era una nonna insopportabile. Con le sue certezze indiscutibili, i suoi giudizi lapidari, la sua ruvidezza, la sua incapacità di scendere a compromessi. Una roccia, temprata dalla guerra, dal dolore, dalla fame e dalla fatica di una vita passata a lavorare nei campi.
Quando depose le armi, troppo stanca per lottare ancora contro tutto e tutti, imparò ad amarmi. Forse fui una delle poche persone che riuscì ad amare, amare semplicemente, senza combattere, senza difendersi e senza ferire. Lei e la sua infanzia fottuta, di miseria dolente, percosse e lavoro; io e i miei ricordi sereni di Cicciobelli a Natale ed estati al mare. Lei che sapeva far figliare una coniglia e accagliare il latte; io che leggevo Freud e scribacchiavo racconti. Lei che attraversava a piedi l'Appennino per portare la sua frutta al mercato; io che correvo in sella ad una vespa incontro al mio primo amore. Lei che la storia l'aveva subita, io che la studiavo sui libri, sognando un mondo migliore. Io e lei, così diverse. Due mondi opposti che pure s'incontrarono e si capirono. Me ne innamorai anch'io. Per la sua vulnerabilità ben nascosta sotto la scorza, per quel senso di giustizia che l'aveva sempre guidata a fare la cosa giusta, per la sua umanità mai limitata alle sole parole.
Fu una bella lezione per me. Scoprire che si può amare, e amare molto, anche chi non è amabile, simpatico, affettuoso. Anche chi non ti dà sempre ragione ma ti contesta, ti fa riflettere. Che si può amare perchè si intuisce l'umanità sotto una dura corazza. Perchè dietro ad ogni persona c'è una storia. C'è vita e sangue e dolore.
L'amai ma non ebbi mai il coraggio di dirglielo. L'ebbe lei, invece. Prima che la malattia le scolorisse i contorni della vita. Me lo disse abbandonando la sua solita rabbiosa ruvidezza, con una dolcezza che raramente aveva... Quel ricordo ancora mi commuove....

martedì 17 marzo 2009

DOMENICA, 15 MARZO 2009

Sabato pomeriggio Wilma mi chiama, ha un'idea. Per la verità è un'idea vecchia, di quelle che io e lei ci coccoliamo da lungo tempo, che rimandiamo, vagheggiamo e rimpiangiamo sempre di non aver messo in pratica. Siamo fatte così. Spalatrici di nuvole (che nostalgia, caro vecchio Adamsberg!). Che si accontentano spesso di sognarli i progetti. Perchè organizzare è faticoso e, il più delle volte, siamo sole, con due bambini piccoli e uno grande che morde il freno. E allora è molto più facile far andare il pensiero, riempirsi di parole, fantasticare a cielo aperto e promettersi che prima o poi...
Sabato però Wilma era decisa: "Domani andiamo!".
E così ci siamo ritrovati, zaino in spalla con pranzo al sacco, su un treno, diretto alle Cinque Terre, ovvero ai cinque paesini liguri, sospesi tra mare e terra, arroccati su speroni di pietra affacciati su minuscole insenature, in un territorio incontaminato e suggestivo che appare inaccessibile all'uomo.
La scelta del treno ci ha dato modo e tempo di visitare ciascun borgo, eccetto Corniglia a causa dei trecento gradini che la separano dalla stazione ferroviaria. Abbiamo così scoperto scorci spettacolari, godendoci un paesaggio unico al mondo tra scogli, baie, anfratti e spiaggette, caratteristico con i suoi terrazzamenti sulle colline a picco sul mare ricoperti dai vigneti, i tipici muri a secco, la ricca vegetazione mediterranea e un mare incredibilmente cristallino. L'ultimo tratto, che separa Manarola da Riomaggiore lo abbiamo fatto a piedi, seguendo la Via dell'Amore, un sentiero scavato nella roccia della costa, che corre vicino al mare.

Una giornata piena, intensa, che ci ha lasciati sorpresi ed incantati di fronte a tutte le meraviglie che la natura profonde a piene mani in quel pezzo di costa che già conoscevamo ma che non smette mai di stupirci.
Tornati a casa stanchi morti, mi sono sorpresa a pensare a come possa variare la percezione che abbiamo del tempo vissuto a seconda di come lo riempiamo e lo utilizziamo.
Ecco che il tempo di questa giornata passata, in verità poche ore solamente, mi è apparso come dilatato, impreziosito dal piacere di realizzare un vecchio desiderio, di visitare luoghi incantati che assegnaranno a questa giornata un posto speciale nei miei ricordi e spero nei ricordi di mio figlio. Quanto son lunghe a passare le insignificanti giornate connotate dal tran tran quotidiano e quanto, invece, sembrano brevi poi nella percezione intima del ricordo!
Wilma, mi piaci quando sei così decisionista! A proposito, domenica dove andiamo?

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!
L'Italia è sull'orlo del precipizio, ci aspettano mesi di tagli e manovre "lacrime e sangue", l'opposizione è inesistente e Mario Monti non è il nostro eroe ma almeno...BERLUSCONI SI E' DIMESSO!!!

SE NON ORA QUANDO?

SE NON ORA QUANDO?
FIRENZE, 13 FEBBRAIO 2011.