FRANCESCO MUSANTE

FRANCESCO MUSANTE
UNA ROSA LA LUNA E LA NOTTE INTERA PER PENSARE A TE

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.
I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le favole. Betty Hinman

mercoledì 23 novembre 2011

IL PICCOLO...E' CRESCIUTO!

Undici anni a dicembre. Un abbozzo d'uomo, uno scricciolo, un mistero coinvolgente. Frequenta, da pochi mesi, la prima media e, senza avvertire, senza chiedere il permesso, si è lanciato nel mondo. Non porta più il grembiule, maneggia soldi per comprarsi la merenda, ha un profilo su facebook e un'amica del cuore. Ogni giorno gliene succede una e la racconta nei minimi dettagli, mentre mangia chili di pasta, secco come un'acciuga. In famiglia lo conteniamo come si fa con una diga durante un nubifragio: un pò assecondandolo, un pò disapprovandolo, cercando comunque sempre di mostrargli anche un'altra prospettiva, un pò meno estremista. Il nostro sdrammatizzare spesso lo offende mortalmente: minaccia di non parlarci più, per tutta la vita; un tempo che, spesso, non dura che pochi minuti. Da tempo lamenta che la profe di musica proprio non gli va giù: non lo ascolta, si scoccia perchè fa domande, umilia i suoi compagni, è sgarbata e intrattabile. Il nostro consiglio di provare a parlarle non sortisce l'effetto sperato: torna più imbronciato che mai, sconfitto dall'ennesima intimazione al silenzio conseguente alla sua mano alzata. Non trova consolazione nella nostra decisione di rivolgerci all'insegnante per chiedere spiegazioni; prepara un suo piano, del tutto personale e inaspettato: scrive una lettera dettagliata alla profe. Un documento che è difficile credere sia stato scritto da un undicenne, se non fosse per qualche errore ortografico e lo stile accorato di chi ha ancora montagne da scalare e impeto per mettersi in marcia. La consegna alla Coordinatrice di classe: l'insegnante la legge in aula, chiede se il pensiero espresso è condiviso, raccoglie 26 assensi e solo 2 dissensi, comunica che porterà l'elaborato al Consiglio di classe, dal momento che rappresenta il pensiero della maggioranza. Dopo l'episodio rivede stamani la profe di musica: l'insegnante affronta subito la questione e informa il (EX) Piccolo di essere rimasta molto male per il contenuto della lettera, chiede alla classe se davvero condividono, ottiene tantissimi dissensi al documento, si mostra soddisfatta e vincente. Lo interroga sulla lezione: il (EX) Piccolo è preparatissimo, prende 9! Tiene duro fino alla fine, poi, ci racconta, appena suona la campanella, corre in bagno e...piange, piange moltissimo. Dice: "...non ho pianto per la profe, ho pianto per i miei compagni, che hanno cambiato idea, che mi hanno lasciato solo...". L'Adolescente lo ascolta, turbato e commosso, comunque fiero di suo fratello. Lo consola così:"...è successo anche a me, ma tu non mollare!". Io e suo padre ci mettiamo da parte, li facciamo passare...

sabato 12 novembre 2011

DONNA A META'....

Sono inadeguata. Nella maggior parte delle situazioni, io sono assolutamente, irrimediabilmente inadeguata. Lo so, me ne accorgo, me ne vergogno pure, ma non posso farci niente. In molte occasioni vorrei essere diversa, avere buoni argomenti di conversazione, sapere di cosa si sta parlando e soprattutto averne una solida, inattaccabile opinione. Ed invece solitamente non so proprio cosa dire. Senza parole, senza opinioni, senza niente da condividere, solo con la consueta sensazione di inadeguatezza come di una appena tornata da Marte. Le invidio le altre donne per quel linguaggio comune che le avvicina, per quel sapere peculiarmente femminile che a me sfugge, per quel patrimonio di conoscenze comune che mi è estraneo... Sanno tutto le donne nel salone del parrucchiere di Sara Scazzi, dello zio, della povera Elisa, di Yara, di Meredith, di Melania, di Cogne, di Novi Ligure... Esperte ineguagliabili di DNA, di incidenti probatori, di false piste, di nuovi indizi, tra un bigodino e una piega fanno a gara a chi racconta il particolare più scabroso, il fatto più agghiacciante. Sanno tutto le madri, all'uscita da scuola, di pediatri, virus, malattie gravi e lievi indisposizioni, vaccini e farmaci. Competenti, elencano sintomi e prescrivono farmaci secondo necessità. Sanno tutto le colleghe più giovani sui locali più frequentati, sui negozi che hanno appena aperto, sulle promozioni, sugli abiti più alla moda, sulle tendenze del prossimo inverno. Che sia meglio il lavanda del bamboo? Sanno tutto le altre mogli, per intenderci, quelle alle cui cene non puoi portare le tette, su saponi, detergenti, ammorbidenti, acchiappacolori e sgrassanti. Ne hanno la casa piena: un detersivo per ogni occasione! Donne che, con perizia invidiabile, utilizzano ben 6 prodotti diversi per fare il bucato: il sapone liquido, l'anticalcare in pastiglie, l'ammorbidente in perle, lo scioglimacchie, il napisan e l'acchiappacolori... ma forse dimentico qualcosa...
Ecco rispetto a tutto questo io mi sento completamente estranea. E completamente inadeguata. Una donna a metà. Troppo pigra e indolente per passare ore dal parrucchiere, dall'estetista, in giro per negozi, a lucidare casa, a far chiacchere davanti al portone della scuola. Ma dove lo trovano le altre donne il tempo? E soprattutto la voglia, l'energia, il piacere?

sabato 5 novembre 2011

Ho adottato una sedia

Per strada, vicino ad un cassonetto, ho trovato una sedia. Uno di quegli oggetti vecchi, vissuti, che, ad ascoltarli, ti raccontano la loro storia attraverso i segni che portano. Con una bellezza intatta, nonostante l'impagliatura consunta e la tintura sciupata e ingiallita dall'uso. L'ho guardata e ho pensato, subito, di volerla portare via con me, di accoglierla nella mia casa. Non ha opposto resistenza neppure quando l'ho lavata e disinfettata con cura. Ora, vicino al camino, ospita l'orsetto inglese: si fanno compagnia. Non mi è mai capitato di raccogliere qualcosa nella spazzatura; è stato un gesto irrazionale, il richiamo di un'istanza interna, la dimostrazione che l'inconscio lavora anche quando non abbiamo tempo di ascoltarci. Ho pensato a me, alla mia generazione, alla crisi attuale, come ad un Pinocchio che, nella storia di Collodi, in un primo momento, delle pere getta le bucce, viziato, sdegnoso, sprezzante, poi, attanagliato dai morsi della fame, corre a recuperarle e quelle bucce se le ingoia con avidità e senza pudore. La mia sedia è di legno, ma profuma di bucce. C'è aria di cambiamento.

mercoledì 12 ottobre 2011

GATTI E FUGHE...

Mi incuriosisce davvero molto questa storia dei gatti che, ogni tanto, fuggono. Vedi sui muri, sui tronchi d'albero, nei bar, tristi locandine in cui i padroni: piccoli, adulti, maschi, femmine, lanciano appelli strazianti da cui capisci che il gatto è scappato e, apparentemente, non aveva un perchè. Leggi le poche righe, guardi la foto, ti stupisci della ricompensa e pensi che, quell'animale lì, aveva sicuramente le rotelle fuori posto per scappare da un posto in cui aveva tutto quell'amore. E non puoi fare a meno di immaginartelo, l'anarchico impunito. E' andato sicuramente al sole, a rincorrere una micina, a farsi i fatti propri. Era, forse, stanco di carezze che consolavano più chi le dava che lui. Sopraffatto da una vita organizzata, che ingrassa il fisico e deprime la vitalità. Deve aver preso il coraggio a due mani e via. Magari dopo una bella giornata, passata sul divano di casa, sazio di cibo e attenzioni. Non credo abbia corso, piuttosto immagino che se ne sia andato lentamente, un passo dietro l'altro, tra l'indifferenza di chi si accorge della crepa solo quando è un buco profondo. Avrà avuto il battito al cuore ai primi passi, avrà sperato in un richiamo all'inizio del viaggio. Poi, pian piano, avrà acquistato sicurezza, si sarà concentrato sui passi successivi più che sulla strada trascorsa, si sarà interrogato sulla meta, sulle possibilità. Chissà se avrà avuto dei rimpianti...Non ho mai letto di gatti che son tornati indietro, ma forse, queste, son storie meno interessanti...

venerdì 30 settembre 2011

LA DIAGNOSI FUNZIONALE

Tra i quaranta e i cinquant'anni le coppie scoppiano. E' un dato di fatto. Saranno i figli adolescenti, che scombinano gli equilibri o che, forse, semplicemente, non sono più tra i piedi e ti lasciano lì, ad aver tempo da trascorrere con l'altro. Sarà lo stress degli impegni quotidiani familiari che dobbiamo affrontare in qualità di affannati rappresentanti della "generazione sandwich": schiacciati da una parte dalla cura dei figli e dall'altra dall'assistenza ai genitori. Sarà che ti senti a metà del guado e sai che non hai più tutto quel tempo perchè la persona che ti sta accanto diventi almeno un pò come lo vorresti tu. Sarà che, inspiegabilmente, si inizia a russare, a dormire peggio, a non aver più sogni da raccontare al mattino. E i desideri non si assopiscono, si fanno incalzanti, reclamano di venir soddisfatti. Così ogni parola detta in maniera diversa, o troppo uguale negli anni, è una goccia che fa traboccare il vaso, è una ferita che, ora, fa più fatica a rimarginarsi. E l'altro non ha più angoli nascosti da scoprire. E' quasi un nostro prolungamento, una canzone imparata a memoria, un film di Benigni, visto almeno mille volte. Ci vuol impegno a stare insieme. E un'abbondante dose d'amore. Oltre che una dettagliata DIAGNOSI FUNZIONALE! Per chi non è "del mestiere": la diagnosi funzionale è un documento che riguarda la disabilità e che viene redatto avendo riguardo solo alle potenzialità, evitando di rilevare le mancanze, i deficit, e puntando solo su ciò che di positivo emerge. Consiglio di costruirla seguendo lo schema già in uso per l'handicap, soffermandosi quindi sulle varie aree: sociale, relazionale, psicologica. Ogni area potrà poi essere suddivisa in punti rilevanti: cura personale, dei figli, del partner, della casa, delle maestre, della suocera, della madre, gestione del denaro, sex-appel, tolleranza, senso dell'umor, generosità, affidabilità...Fondamentale, ripeto, FONDAMENTALE (!!!!) è indicare solo "ciò che c'è di buono", tralasciando le magagne, gli intollerabili difetti, le croniche assenze e le abitudini irritanti!

lunedì 26 settembre 2011

PUCCE NO GLOBAL

Tre giorni nel Sud dell'Italia, in Puglia, nei pressi di Taranto, ospiti di una cara amica. Non era la prima volta che visitavo il Salento: già qualche anno prima eravamo partiti tutti e quattro ed eravamo rimasti incantati dai profumi, dal mare, dal colore del cielo, dai sapori e dalla cordialità. Ma eravamo turisti qualsiasi in una struttura alberghiera: un'altra storia. Stavolta invece eravamo "gli amici di Iole". Ho ricevuto, così, l'inaspettato regalo di poter cogliere sfumature preziose e di partecipare ad un universo di relazioni, abitudini, usanze e tradizioni che mi hanno arricchito non poco e che mi hanno suscitato riflessioni a milioni. E' un'altra Italia o l'altra Italia siamo noi? Forse, semplicemente, abbiamo seppellito la nostra identità contadina, aggregante, comunitaria e passionale quasi che il progresso, il futuro, l'evoluzione, implicassero lo spogliarsi di questi fardelli di cui, un po', vergognarsi?
Ci sono stati i parenti a darci il benvenuto, la zia che ci ha mandato una fantastica torta di noci e la granita al caffè preparate da lei, l'amica che ci ha fatto trovare la colazione già pagata nel fornaio del paese, la sorella che ci ha fatto assaggiare le "pucce" cotte nel fuoco a legna, la madre che ha impastato per noi chili di impagabili orecchiette con sugo denso di pomodoro e ricotta secca... Sono tornata, in quei giorni, indietro mille anni; ho ritrovato un pò di me stessa: quella dei pomeriggi a trovare le zie, quella del caffè con la "panna", che preparava la nonna con tanto zucchero e un goccio della prima schiumetta, del primo liquido profumato che usciva dalla moka, quella dei pomeriggi d'estate con una madre casalinga e le sue amiche, tra merende, sbucciature alle ginocchia e canzoni dal jukebox, nell'unico bar del paese.
Mi son detta che la globalizzazione, quella che ferisce le tradizioni, le peculiarità locali, in Puglia è ancora lontana: grazie alle donne, che ancora portano avanti, con cura e impegno, la loro preziosa arte culinaria, grazie agli uomini, ai contadini, ai piccoli produttori di vino, che ancora utilizzano il "capasone" di creta al posto delle botti. Mi hanno commosso la bellezza dei luoghi e, insieme, il degrado. Non so quanto degli antichi palazzi leccesi si potrà conservare negli anni a venire se nessuna amministrazione locale, o centrale, si pone il problema e ci investe. E che ne sarà di Porto Cesareo, di Gallipoli, tra cinquanta, cent'anni, se non si corre immediatamente ai ripari? Sono stanca di sentir parlare del Sud dell'Italia come una zavorra inutile, come la causa di tutti i mali, come un peso da cui staccarsi per la nostra corsa al traguardo del progresso. Mi dissocio con tutta me stessa da queste idee destorificanti, insensate e stolte, perchè mi sento parte di quella terra; sento che le mie radici sono un po' anche lì, tra i vizi e le virtù, la pigrizia e l'ottimismo, la strada facile e il sacrificio, il desiderio di fuggire e la schiavitù degli affetti familiari. E riconoscerlo mi fa sentire a casa.

giovedì 15 settembre 2011

LA RADICE QUADRATA DI UN UOMO

Quest'estate Piero Marrazzo ha rilasciato un'intervista dove raccontava la sua storia: lo scandalo, le dimissioni, la solitudine. E quel bisogno di andare, ogni tanto, in Via Gradoli, di "suonare a quella porta...e che quella porta si aprisse". Non ho opinioni in proposito, non mi sento scandalizzata nè indignata, e, francamente, non ho neanche voglia di impegnarmi ad elaborare un pensiero coerente sull'argomento. Eppure leggendo l'intervista, qualcosa nelle parole dell'ex governatore mi ha disturbato...di più...mi ha offeso. "So che non è bello da sentire e non è facile da dirsi, ma una prostituta è molto rassicurante. È una presenza accogliente che non giudica. I transessuali sono donne all'ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria. Mi sono avvicinato per questo a loro. È, tra i rapporti mercenari, la relazione più riposante."
I transessuali sono donne all'ennesima potenza?!? Che è un po' come dire che i cavalli sono zebre al quadrato. O che il cetriolo è uno zucchino alla terza. Una stronzata, insomma! Del resto quando mai uno che ha voglia di zucchini si compra i cetrioli? Se compra i cetrioli è perchè ha voglia di cetrioli! Eppure questa stronzata ha i suoi sostenitori. Forse perchè i transessuali mercenari, recitano la parte della donna non com'è ma come la vorrebbe un uomo. Rispecchiano, insomma, l'idea maschile di donna: arrendevole e sempre pronta ad assecondare ogni richiesta. Estremamente disponibile e sessualmente vorace. Mai polemica, eternamente accondiscendente. Una donna che dice sempre sì, che non fa problemi e non avanza richieste, che non ha idee personali, preferenze, antipatie, interessi. Una donna ossequiente pronta ad accogliere l'eroe che torna dalla guerra. Si accendano i fuochi, si apparecchi la tavola, il guerriero è tornato! Passano i millenni eppure sembra che l'uomo sia fermo al solito punto. Al Medioevo! Incapace di riconoscere nella donna una compagna, un essere umano che desidera, sceglie, ama, odia, sogna e qualche volta ha pure mal di testa. Non bambole, non specchi. Ma donne! Affiora la paura per quell'alterità che ci contraddistingue, per quella parte che gli sfugge, che stenta a comprendere. Ecco che il prode cavaliere che ha attraversato mari ed oceani, che ha sconfitto schiere di nemici, vinto la fame, la sete, la paura... teme e rifugge la donna. Può, del resto, un tale eroe, tornato a casa, dover imbastire una pesante discussione con la moglie su chi doveva passare a prendere i figli a scuola o occuparsi della spazzatura?
Ci vuole coraggio per affrontare la vita, per farsi carico della famiglia, per far fronte a tutti gli inderogabili e stancanti, impegni quotidiani. Un coraggio che tutte le donne hanno. E che possiedono anche molti uomini che conosco e che condividono il carico quotidiano con le proprie donne. Uomini che non sfuggono alle responsabilità. Che gioiscono delle differenze. Che sopportano i battibecchi. Che sanno che l'incontro può essere magico e fecondo se si hanno sensibilità diverse.
Allora, caro Piero, forse facevi meglio a dire che sei tu che sei la radice quadrata di un uomo.

domenica 11 settembre 2011

"IL SINDACO CHE LA DESTRA CI INVIDIA"

A pelle Matteo Renzi non mi piace. Invece, quando parla, la cosa cambia. Quando parla quella semplice e istintiva antipatia viene sostituita da un certo prurito su per le mani. Quando parla, non so perchè, ma avrei voglia di..., sì,... di frustrarlo con l'ortica. Riesce ad essere, difatti, in ogni suo intervento, stupidamente arrogante, superficiale e borioso. Potrei dire persino violento. Quando i cinquemila lavoratori di Mirafiori hanno dovuto scegliere dolorosamente l'umiliante ricatto di Marchionne il Renzi ha sostenuto, in tono perentorio, con la sicurezza degli stolti: ASSOLUTAMENTE SI', SENZA SE E SENZA MA. Ma quale spazio spetta alla politica e al sindacato se non il territorio tracciato dai se e dai ma? Non avrebbero dovuto, il governo e ancor più l'opposizione, chiedere almeno delle garanzie per quei lavoratori che si apprestavano a rinunciare a molti dei loro diritti basilari? SENZA SE E SENZA MA! Quanta violenza in quelle parole e nella mancanza di quell'empatica condivisione, della presa in carico che richiederebbe il fare politica.
Quanta tracotante presunzione nell'assenza totale di ascolto, di comprensione, di disponibilità a capire.
Stessa odiosa, tautologica sicumera nei confronti del TAV: "Quando le amministrazioni decidono, ci sono le garanzie ambientali e tutti i passaggi democratici, ad un certo punto bisogna fare le cose, altrimenti diventiamo il Paese dei ritardi".
Cittadini considerati sudditi, che devono subire passivamente e compostamente le scelte della politica che decide e che agisce autonomamente, indifferente alle problematiche sollevate, ai dubbi, alle domande di un movimento di cittadini che a proprie spese, con le proprie forze, contro tutti, ha prodotto una mole enorme di carte, di tabelle sui costi, di previsioni di traffico, di studi approfonditi, di analisi scientifiche, di dati ben documentati che contestano l'utilità di quel tunnel e che meriterebbero risposte concrete e mirate.

Infine, l'attacco al sindacato, le polemiche con Bersani che, una volta tanto, seppur tiepidamente, aderisce allo sciopero, scende in piazza con migliaia di persone. Renzi no. L'infaticabile Renzi resta al lavoro, chiuso nel suo ufficio a salvare il mondo. Inconsapevole di ciò che accade fuori, lontano anni luce da tutti noi. Lavoratori, pensionati, studenti...

Ma siamo sicuri che di questo Renzi ci sia proprio bisogno?

Credo sia solo una questione di tempo... appena possibile l'indefesso boy scout striscerà verso altre sponde. Anzi, a quanto pare, ha già iniziato...

Rottamare non gli è riuscito però... può sempre RICICLARSI!!!

martedì 6 settembre 2011

Luigi, un post solo per te, non te lo aspettavi, eh?

Luigi è il nostro peggior amico. Da più di vent'anni ormai. Un bravo ragazzo, certo. Simpatico, affettuoso, generoso. Disponibile e sempre presente. Pure fin troppo a volte... E, non si può negare, ci fa fare anche tante risate. Per questo nonostante tutto gli vogliamo un gran bene. Ma Luigi è pure un gran casinista, un pasticcione, un piantagrane, un guastafeste imperdonabile. Ci accompagna Luigi? Possiamo star certe che qualcosa andrà storto. Conosce lui la strada? Di sicuro finiremo per perderci! E che dire della bolletta non pagata, del credito telefonico finito proprio quando devi fare una chiamata urgente, della smagliatura nell'ultimo paio di calze "buone", di quei documenti importanti che non riesci a trovare ma ti servono proprio ora? Neanche a dirlo: sempre Luigi!
Luigi che ci fa perdere tempo, arrivare in ritardo, perdere il treno, dimenticare di fare quella telefonata... Una sera, maldestro, ha persino rotto uno dei sandali di Wilma, costringendola a zoppicare fino al ristorante. Per non parlare di quel vestito rosso comprato in saldo, taglia 42, che giace mai messo in fondo al mio armadio... fu Luigi ad insistere perchè lo acquistassi convincendomi che tanto sarei dimagrita...
Un amico così meglio perderlo che trovarlo. Eppure ho il sospetto che anche qualcuno di voi lo conosca... Luigi è, infatti, la parte più superficiale, qualunquista, avventata, che è in ciascuno di noi e che quotidianamente rinneghiamo. L'Homer Simpson, il re delle gaffe più spaventose, che è in noi, e che non vorremmo mai riconoscere. Quando ci troviamo difronte, inaspettata e indesiderata, la nostra zona buia, la parte peggiore che mai vorremmo ammettere di avere, ecco allora che spunta fuori Luigi. E come il più noto tra i capri espiatori, Benjamin Malausséne, si becca tutte le colpe. Lui, solo Lui, sempre Lui!!! Chi altro sennò? Non posso essere stata io! Sono troppo attenta, seria, responsabile per aver fatto questo!
Luigi, meno male che ci sei tu!

lunedì 5 settembre 2011

FIGLI E PRINCIPI

C'è molta più gente di quanto mi aspettassi che affolla lo spazio attorno all'arena. Spingo mio figlio a farsi largo per raggiungere le transenne dove si appoggiano diversi bambini per vedere meglio. Noto, infatti, che c'è ancora spazio; basta stringersi un poco... Inoltre mio figlio è talmente minuto che non può impedire la visuale a nessuno. Invece i padri dei bambini che già si appoggiano alle transenne la pensano diversamente. Fanno muro, allargano braccia e gambe per occupare più spazio e non farlo passare, fingono di non vedere i suoi sforzi per trovare un posticino tra un bimbo e l'altro. Proteggono la comodità dei propri figli. Sopra a tutto. Egoisticamente indifferenti ad ogni altro bimbo che allunga il collo, si alza in punta di piedi, si abbassa, si accorcia, si stringe... per vedere lo stesso spettacolo.



Guardo quel padre, giovane, tatuato che si erge, imponente, davanti a mio figlio, e, con le braccia allargate, gli impedisce di passare. Un metro e ottanta di uomo adulto, impegnato a far la guerra ad un bambino, che, come il suo tenta di farsi spazio nel mondo. Un adulto incapace di vedere il figlio che c'è in ogni altro bambino.

Questo siamo diventati: adulti responsabili solo del proprio orticello, del proprio cerchio familiare, insensibili ed incuranti di tutto il resto. Genitori soli di piccoli principini innalzati al di sopra di tutto. A cui riconosciamo ogni diritto, ogni privilegio, qualsiasi gratificazione. Anche a scapito degli altri.

Ho avuto, come molti della mia generazione cresciuti in piccolo paese di campagna, un'infanzia privilegia e protetta. Pur senza privilegi e tutele assillanti. Non c'erano principini. In nessuna famiglia. Solo bambini. Ed i bambini erano bambini per tutti. Da tener d'occhio, assecondare, aiutare in caso di bisogno, e, qualche volta, anche sgridare... I genitori in tal modo condividevano con il resto del paese la responsabilità dei propri figli. Erano più tranquilli, meno apprensivi. Perchè sapevano che i propri figli non erano mai soli. Dieci, venti, cento paia d'occhi curiosi e interessati a spasso per il paese li controllavano. Li consigliavano. Impedivano che facessero sciocchezze. Oggi invece i genitori sono soli, senza rete di appoggio. Ha vinto la filosofia falsamente libertaria del Farsi i cazzi propri e così ci siamo ritrovati da soli a sopportare il peso eccessivo e gravoso delle responsabilità educative. Soli. Insicuri. Pieni di angoscia. E nessuno con cui condividere dubbi e paure.



Non saremmo più sicuri se, quando i nostri figli sono lontani dai nostri occhi, per le strade del mondo, ciascun adulto ne avesse cura come figli propri?

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!
L'Italia è sull'orlo del precipizio, ci aspettano mesi di tagli e manovre "lacrime e sangue", l'opposizione è inesistente e Mario Monti non è il nostro eroe ma almeno...BERLUSCONI SI E' DIMESSO!!!

SE NON ORA QUANDO?

SE NON ORA QUANDO?
FIRENZE, 13 FEBBRAIO 2011.