FRANCESCO MUSANTE

FRANCESCO MUSANTE
UNA ROSA LA LUNA E LA NOTTE INTERA PER PENSARE A TE

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.
I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le favole. Betty Hinman

giovedì 5 aprile 2012

...possa la vita sorprenderci...


Ci sono cose che faccio tutti i giorni:
alzarmi, lavarmi, cambiarmi le mutande,
salutare con cortesia, guidare sovrappensiero,
arrossire senza motivo, cercare di fare la cosa giusta,
mangiare le verdure pur preferendo il cioccolato,
sapere che non ho sempre ragione.

Ci sono cose che ho fatto una volta sola e non farò mai più:
l'amore in pubblico, la dieta dei liquidi,
invidiare un'amica, cuocere un'aragosta,
bestemmiare un dio in cui non credo,
pensare che non ho più niente da imparare,
correre dietro ad un uomo, partorire un figlio.

Ci sono cose che faccio solo quando sono arrabbiata:
uscire senza trucco, inveire in auto,
sentirmi brutta senza rimedio, diventare irritante,
camminare a testa bassa, dire cose di cui poi mi pentirò,
svuotare il barattolo della nutella e sentirmi in colpa,
esser sicura di avere IO! ragione.

Ci sono cose che faccio solo quando sono felice:
sorridere per niente, sentirmi bella,
fantasticare di esser amata da due uomini,
cantare a squarciagola le canzoni della Resistenza, 
spendere un occhio della testa per un paio di scarpe,
pensare che non me ne frega chi ha ragione.

Ci sono cose che non faccio da tempo:
piangere, pregare, credere nell'essere umano,
rammendare un calzino, sbattere la porta,
costruire una pista di sabbia con tunnel e paraboliche,
l'amore in auto, indossare il reggicalze, 
dire ti amo, perdonare uno sgarbo in fretta.

Ci sono cose che, invece, non farò mai:
l'amore con uno sconosciuto, comprare un'iguana,
lucidare a specchio le pentole di alluminio, 
gettare via un libro, incidere le mie iniziali su di un albero, 
votare a destra, farmi leggere le carte da un'indovina, 
pensare che la mia generazione sia stata migliore di questa.

Queste le cose che credo oggi di sapere di me.
Credo, ma a dire il vero non so....
Perché c'è ancora qualcosa che faccio tutti i giorni: 
non prendermi mai troppo sul serio,
lasciare che la vita mi sorprenda!

mercoledì 21 marzo 2012

Trent'anni senza di te

E' difficile dire che persona sarei oggi se tu non te ne fossi andato così presto.

Non so se sarei più forte, più autonoma
o inaspettatamente più fragile perché meno corazzata.

Magari sarei cresciuta più spigliata e meno introversa
più solida, serena e priva di complessi.
Sicuramente meno complicata e non così irrequieta.

Forse avrei avuto più certezze,
dato alla luce più figli,
conseguito meno lauree,
coltivato poche ambizioni,
smesso di mangiarmi le unghie.

Se non ti avessi perduto troppo presto
non avrei convissuto, credo, con questo ansioso bisogno
 di approvazione, di rassicurazioni continue,  
con questa paura vigliacca di essere abbandonata, biasimata, ferita. 


Avrei preteso più rispetto invece di elemosinare amore.

Senza dubbio non avrei sotterrato milioni di lacrime non piante
né costruito mura invalicabili dietro cui nascondermi
e non sarei cresciuta con questa frana rovinosa in fondo all'anima.

Avrei imparato a dire di no quando serve,
a non nascondere il dolore dietro l'orgoglio,
ad avere maggiore cura di me stessa
e magari avrei continuato a credere in dio.

Son certa che mi sarei fatta meno male,
avrei perdonato di meno non dovendo temere di rimanere sola,
avrei fatto meno sciocchezze,
 e quella volta non mi sarei lasciata baciare
da uno sconosciuto in un parcheggio buio.

Non so se avrei accettato docile i tuoi consigli 
o scelto cocciutamente di fare di testa mia, 
 se mi sarei innamorata molte volte 
o una sola,  
se avrei imparato da te ad apprezzare il buon vino.

E poi se tu fossi restato avrei potuto anche litigare con te, 
come era giusto,
smettere di essere la tua brava bambina,
concedermi di darti qualche delusione,
di mandarti al diavolo.

Magari, provocandoti, mi sarei meritata due schiaffi.
Chissà se tu, per la prima volta, me li avresti dati.

E quando a quindici anni ho fatto guerra alla mamma
mi saresti stato sempre alleato o inaspettatamente nemico?
Mi avresti incoraggiato a studiare quando piangendo gridavo che volevo smettere?
E la mia prima auto, l'avresti scelta tu con me?
Mio marito ti sarebbe piaciuto, son certa,
 ma gli avresti insegnato a legare le viti,
a concimare gli ulivi,
a distillare la grappa di nascosto dietro la capanna? 
E mio figlio quante volte avrei dovuto rimproverarti perché lo stavi viziando?


Sarebbe stato bello scoprirlo davvero.
Proprio bello.

lunedì 19 marzo 2012

PICCOLI, INASPETTATI REGALI DELLA VITA

Appena ho letto il messaggio codardamente ho subito pensato a quale buona scusa trovare per non andare, per declinare l'invito. Per paura, forse, di trovarsi difronte senza riconoscersi, di scoprirsi estranei, muti ed imbarazzati, senza niente in comune, niente da dirsi. Ma il desiderio e la curiosità di andare aldilà del monitor del pc e incontrare finalmente (sì finalmente!) Paolo, vicino di blog con Il fiume, era troppa. Più forte della paura, dell'ansia e dell'imbarazzo. Non potevamo, del resto, lasciarci sfuggire questa occasione: quando sarebbe ricapitata? Un paio di messaggi, una breve telefonata, con me che arrossisco e balbetto aldiqua del cellulare (Samantha lo sai che è compito tuo organizzare queste cose!) ed eccoci all'appuntamento.
"Mezz'ora, dai, lo salutiamo e andiamo" "Beh, sì anche loro avranno altri impegni..." Ed invece la compagnia è talmente piacevole, rilassante e divertente che il tempo scorre via velocissimo. Svanito l'imbarazzo iniziale, quante cose abbiamo da dirci! Parliamo e scherziamo, senza imbarazzo alcuno, e così invece di mezz'ora ci fermiamo per più di due ore. E che peccato doversi alla fine salutare!
Paolo è proprio come ce lo immaginavamo: solare, simpatico, affabile. Una persona perbene ed autentica. Ed è pure un gran bel pezzo di figliolo!
Paolo, che fortuna averti conosciuto!

sabato 10 marzo 2012

MATERNITY BLUES

Sono stata invitata alla "prima" di Maternity Blues. Un 'esperienza che, inevitabilmente, segna, arricchisce, sgomenta. Tratta della depressione post-partum che, da fisiologica, diventa patologica e sfocia in psicosi. La vicenda si snoda all'interno di una struttura psichiatrica: sono le storia di quattro madri che hanno ucciso i loro figli. Il gesto più contro natura che si possa immaginare, quello da cui, ognuno di noi, prende lunghe distanze, giudicandolo immorale e condannandolo. Ciò nonostante, inaspettatamente, l'aspetto più profondo del film è proprio la pietas che si prova, non senza dolore, per queste donne. Prima ancora del dispiacere per i bambini uccisi, a cui è negata l'alternativa, c'è la comprensione verso la sofferenza delle assassine, che sono state anch'esse bambine uccise, non nel fisico ma nell'affettività, nelle  possibilità. Sono storie di madri sole, a cui è mancato un attaccamento sicuro alla loro primaria figura d'attaccamento. Sono vicende umane di amori delusi, di coppie disfunzionali, di silenzi e vita che incombe, ignara delle aspettative, dei sogni e dell'immaginario. Una delle scene più strazianti è quella di una delle donne, con un neonato in braccio, che fa la lavatrice, mentre due figli piccoli, in salotto, litigano ed urlano. Lo strazio è il telefono che squilla, prepotente, e la donna che risponde, stremata, all'uomo che, dall'altra parte del filo, si capisce che l'ha lasciata sola, incompresa e sopraffatta. Il film punta il dito sulla società intera, su una rete sociale da cui, troppo spesso, uomini e donne, bambini e vecchi, scivolano via, nell'indifferenza generale. Rispetto poi all'essere madre, molto banalmente, sembra davvero che la globalizzazione riproduca un'unica idea della maternità, e che questa sia solo serena, seducente, appagante. In questo scenario di modernità vincente,  è malato, mancante, colpevole, colui che non rispetta il modello, che esce dagli schemi e prova impulsi inconsueti. Ma la storia di ogni persona ha poco a vedere con ciò che deve essere. E' fatta di lutti, di abbracci mancati, di silenzi e rancori. Di sentimenti da non raccontare. E' fatta di notti a prepararsi discorsi da dire a chi ci sta a cuore, destinati a restare monologhi interni, che son come punte di vetro su un corpo scoperto. E' piena di sensi di colpa: padroni crudeli che guidan le scelte, personaggi scomodi che, soprattutto le donne, conoscono bene. E' intrisa, infine, del nostro bisogno di essere amati, compresi, accolti, nella nostra stupefacente individualità. Dalla notte dei tempi.

martedì 6 marzo 2012

Come son curiosa di vederti crescere...

Preferirei dipingerti che parlar di te. Colori, pennellate, schizzi, immagini di cielo, riuscirebbero meglio a descrivere l' immagine interna che ho di te che, magari, non ti rappresenta affatto. Sei un'opera d'arte in costruzione e, come tale, assumi mille forme, richiami idee, rispolveri ricordi. Appari ora uccello, poi ratto, prima pianta radicata e, di colpo, fiore di campo. Mi metti paura, nel tuo divenire; non solo per quello che di te mi nascondi, con intenzione, ma anche per quella parte di cui neppure tu sei consapevole e che è solo un abbozzo. Schivo, di poche parole, idealista e profondo, introverso, sgarbato, per nulla diplomatico. A volte ti guardo e mi chiedo quale intreccio di geni, relazioni, affetti ed esperienze racchiudi. Sei tale e quale a mio padre, tuo nonno: l'ironia, l'intuizione, l'intransigenza, lo sprezzo per le chiacchiere, sono sua eredità. Ma sei simile anche a tuo padre: hai la stessa sua passione per ciò che è nuovo, per il progresso e la novità. Aneli, come lui, il viaggio, la scoperta: le radici sono zavorra, il consueto ti annoia. Peccato che hai perso "il vizio" di dirmi che mi vuoi bene e ti è più facile, ora, ferirmi, farmi capire che non hai bisogno di me. Hai una voce da uomo, un passo deciso, sei ingombrante e faticoso, disordinato e indolente, ora canti a squarciagola, ora ti chiudi a chiave in camera tua, senza appello; non ti dirò che mi manca il bambino che eri, coccolone e attento, perchè, ormai l'ho imparato, non si dice, ti fa male. In certi momenti mi assale l'angoscia di non essere all'altezza del compito: davanti alle tue richieste sono come un funanbolo, alla ricerca di equilibrio tra l'ascolto, la possibilità,  il porre freni e dare regole. Davvero son così responsabile di ciò che sei, di quello che diventerai? Sicuramente ti ho precluso opportunità, ti ho sbarrato strade, ho costruito sentieri; involontariamente ti ho plasmato, indicandoti priorità, coinvolgendoti in alcune e non altre esperienze, insegnandoti ciò che per me è bene, ciò che è male. Sono una madre, tutto qua. Nè mentore, nè guida, ma madre che è stata figlia. Mi capita di pensare che, forse, nella relazione tra noi, sono in debito con te: ho più preso che dato. Son cambiata: mi hai arricchito, cresciuto, fatto sentire importante e conoscere i miei limiti. Ho conosciuto il senso di responsabilità che toglie il respiro, il sonno, che fa venir le rughe. Ho scoperto quanto sia ancestrale, animalesco, l'istinto di protezione, che potrebbe portarmi ad uccidere. Ho imparato che c'è amore nella separazione, nel lasciare andare. E non mi stupisco più del nostro intenderci, immediato, con un solo sguardo. Sarei ipocrita se non ammettessi che attendo la fine della tua attuale guerra, che mi vede nella fila dei nemici; ma non ti desidero spogliato dell'armatura, bensì in lotta, a conquistar te stesso, con dubbi e pensieri a milioni e pure qualche prezioso istante di gioia pura, di brio e risate. Come son curiosa di vederti crescere... 

lunedì 13 febbraio 2012

LA GNOCCA NON E' IN CRISI (MA METTE IN CRISI?)

Sabato mattina: faccio le faccende; in barba a tutte le conquiste femministe, al titolo 'dott.ssa' davanti al mio cognome, alle disperate richieste di collaborazione che rivolgo, ora incazzata, ora disperata, ai miei familiari, Fred compreso. D'improvviso squilla il mio cellulare: un numero non registrato in rubrica compare sullo schermo. Rispondo frettolosa: "Pronto!", dall'altra parte la voce di un giovane, imbarazzato e timido:"Mmmm..., pronto...". Silenzio. Io incalzo:"Si...pronto!"; ancora imbarazzo e qualche sillaba: "Mnn...". Mi irrito:"Dica!". Acquista coraggio, si lancia; la voce è finalmente chiara:"Ho letto l'annuncio, lavori oggi?". Mi ci vuole un attimo per decifrare il messaggio, per tradurlo e digerirlo. Rispondo zitella:"Hai sbagliato numero!" e interrompo la comunicazione. Passano pochi minuti, il tempo di riaccendere l'aspirapolvere e richiama. Mi spiega che ha trovato l'annuncio su un quotidiano di un'altra provincia rispetto alla mia; ribadisco che non sono io quella che cerca e riattacco di nuovo. Tra l'altro mi irrito pure per il fatto che il giornale in questione è cattolico e destreggiante; almeno figurassi su "Il Manifesto": mi peserebbe meno...Continuo a far le mie cose e non ci penso più. La mattina successiva, altra telefonata, numero non registrato: la voce è sempre giovane ma stavolta il tono è birbante, un pò assonnato, tradisce la" notte brava". Si butta senza paracadute:"Ciao, vengo io da te o vieni tu da me?". Lo aggredisco quasi. Attacca scusandosi. Mi fiondo a comprare il disapprovato giornale: tra la Grecia, Schettino, Monti e "la morsa del gelo" (ma non si parla d'altro ormai?), mi faccio una cultura di massaggi orientali, individuali, discreti e sensuali; non si finisce mai d'imparare! Ma del mio numero nemmeno l'ombra! Che idioti! Passano due giorni e non ricevo più approcci. Quando già comincio ad avvertirne l'assenza, arriva la telefonata: è una voce anziana, pacata. Mi sembra il giudice con cui spesso ho contatti: si, è lui, non ho dubbi. Rispondo accogliente:"Buongiornooo, mi dica...". Dall'altra parte nessun cedimento, la voce, sicura di sè, si giustifica gentile e precisa:"...mi deve scusare, sono rammaricato, ho sbagliato numero...Mi perdoni, buona giornata...". Ma se non ho neppure detto chi sono, nè lui me l'ha chiesto...Sono sconcertata. Che sia Giucas Casella? Si, ripensandoci era lui...Passano alcune ore, sono in macchina, immersa nel traffico cittadino, il cellulare suona di nuovo. Lo cerco, arrancando dentro la borsa con la mano destra, con l'altra tengo il volante:"Si??!". Dall'altra parte un uomo con la voce di Fred (è lui?) si affretta ad avvertirmi:"Ho sbagliato numero...scusi...". Ma che cazz.! Ancora??? Ma non ho detto chi sono! Come ha fatto a riconoscere che non ero colui o colei che cercava? Che mi parti la video-chiamata a mia insaputa? Non ci capisco più niente: sono seccata, rifiutata e, forse, brutta! Il mattino successivo, in ufficio, l'ennesima telefonata. La voce è da manager: ha fretta, avrà trovato uno spazio sull'agenda e per non sprecar tempo ha pensato di riempirlo. "Pronto?? Ho letto l'annuncio, come vogliamo organizzarci?". Azz! Ci mancava il milanese! Stavolta ho deciso: gli faccio perdere un pò di tempo. Sto al gioco? No, mi sta troppo antipatico! Chiedo spiegazioni, senza fretta, decisa a non mollarlo troppo presto. Voglio molestare il suo prezioso tempo. Ma "l'uomo d'affari" è preciso e competente: riconosce di aver sbagliato numero, senza scusarsi per nulla. Con l'accento spocchioso riferisce:"l'ho letto sull'annuncio, ho confuso il secondo numero, un otto al posto del tre. Ciao." e riattacca, senza alcun rispetto per chi ha importunato.
Eccoli qua! Una bella rappresentanza dell'altro sesso: abbiamo il giovane romantico e riguardoso che, siccome è sabato, chiede:"...lavori oggi?"; c'è il compagno comunista: "da me o da te?", con la voce di uno che, alla fine, ti ci fumi una canna; c'è l'anziano pieno di premure:"mi perdoni...mi scusi, l'ho disturbata?"; c'è il quarantenne che, forse, è un pò annoiato dalla quotidianità e che è avvezzo a tali chiamate perchè, appena rispondo, capisce immediatamente che non sono io quella che cerca; c'è il direttore rampante e maiale, che usa e getta, frettoloso ed egoista. E, alla fine, c'è Fred che, stuzzicato dalla storia, sorride sornione e commenta:"...ho una moglie squillo!", inseguendo chissà quali fantasie...
Ho fatto parecchie riflessioni sull'accaduto; tra le tante mi sono chiesta cosa spinga un uomo a rinunciare al meraviglioso e complesso scenario del conoscersi, scegliersi, desiderarsi e condividere. A mettere in secondo piano l'affinità di gusti e di odori; il  riconoscere, nell'altro, segnali noti, sguardi e gesti che, allo stesso tempo, ti fan sentire a casa e ti conducono lontano...
Infine, ho anche provato una punta di dispiacere per aver creato un ostacolo involontario ad una persona che lavora, che siamo in periodo di crisi e ci manca solo la concorrenza...


sabato 4 febbraio 2012

FERMA UN TURNO


Mercoledì, 1 febbraio 2012


Come previsto dai meteorologi e comunicato dalla Protezione Civile stanotte ha nevicato. Socchiudo la finestra per assicurarmene: sul davanzale alcuni centimetri di neve soffice e candida. Richiudo e torno a letto.
Non si può far molto oggi, le strade sono ghiacciate ed uscire è troppo pericoloso. Insomma sono... FERMA UN TURNO! Una giornata intera senza poter assolvere ad alcun impegno, senza programmi prestabiliti, senza coda alla posta per pagare le bollette, o spesa da fare, senza corse per arrivare in orario a lavoro e portare mio figlio a scuola, senza poter aprire le finestre per fare le pulizie di casa...
FERMA UN TURNO! Nel silenzio della campagna coperta di neve e inevitabilmente inoperosa il tempo sembra essersi fermato, alleggerito dagli obblighi quotidiani, dilatato nel riposo forzato. IL tempo smette di essere nemico inesorabile, incalzante, frammentato in molteplici impegni, programmi, doveri che si susseguono pressanti. "Il tempo è denaro"... ma non oggi. Oggi il tempo resta senza scopo, improduttivo, non apprezzabile secondo la consueta logica capitalista... E' tempo inutile! Perché non produce, non arricchisce, non fa salire il PIL. E', insomma, tempo perso!

Non mi resta che rimanere a letto, al calduccio sotto le coperte, pisolare un po', e poi perdermi a guardare i giochi di luce ed ombra sul muro, ad ascoltare le voci della casa, lo scricchiolio del legno, il tremolio dei vetri accarezzati dal vento, il fruscio delle coperte, come facevo da bambina quando ero obbligata a letto con l'influenza e non c'erano tv né videogame ad allontanare la noia. E poi aprire un libro, e fermarmi a leggere e rileggere più volte le parti più significative, o misteriose, o convincenti. A perdere tempo insomma anche nella lettura. Tempo perso dunque? Per niente! E' tempo guadagnato, gravido di regali come questo :
"Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi! Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche. Non chiedere garanzie, non chiedere sicurezza economica, un siffatto animale non è mai esistito; e se ci fosse, sarebbe imparentato col pesante bradipo che se ne sta attaccato alla rovescia al ramo di un albero per tutto il giorno, passando l'intera vita a dormire. Al diavolo, squassa l'albero e fa che il pesante bradipo precipiti al suolo e batta per prima cosa il culo!"


"Fahrenheit 451"

sabato 28 gennaio 2012

Ma chi me lo ha fatto fare?

Mi accoglie una signorina graziosa e cortese e mi fa accomodare su poltrone improbabili in una saletta di colonnine finto marmo, decori dorati e pareti azzurro cielo.
Un'eleganza stucchevole e fasulla come la signora bionda dal passo felpato e sorriso artefatto che mi chiede di seguirla. Le vado appresso a disagio e obbediente.
Ma chi me l'ha fatto fare?
Ci chiudiamo in una specie di studio e lei inizia a farmi domande su domande: peso, altezza, età...e ancora... malattie, gravidanze, problemi di insonnia, di ansia, di mestruo... Cortese ed insistente...
Ma io sono qui per una pulizia del viso gratuita...
Mi illustra con competenza scientifica i trattamenti che si eseguono nel suo salone, rilassanti ed efficaci; mi spiega l'importanza del prendersi cura di sé, del trovare del tempo per volersi bene, chiosa che a quarant'anni non si può più rimandare....
Mi sta forse rimproverando?
Poi l'eterna signorina (che età avrà? non riesco a capirlo...a donne così curatissime non sai mai quanto aggiungere di tara...) mi avvicina una specie di penna al viso: per misurare l'idratazione della pelle, mi spiega. Il monitor segna ...ZERO! Riprova in un'altra zona: ANCORA ZERO! Mi spiace quasi per lei perché sembra delusa e sconcertata. Tenta di nuovo e... finalmente il monitor segna 14. Ci siamo! Lo sapevo che non ero così messa male... Allora, un po' rincuorata, le chiedo: ma quanto dovrebbe segnare? Almeno cinquecento... ARGH!
Ma chi me l'ha fatto fare?
Dopo mezz'ora di interrogatorio solerte mi accompagna in un'altra saletta per il trattamento promesso. Finalmente! Un'altra signorina senza età mi fa sdraiare e mi spiega che il trattamento me lo farà... solo su metà viso! Perché, sostiene, così sarà più facile vedere la differenza. ARGH!
Ma chi me l'ha fatto fare?
Mentre mi massaggia metà faccia con una crema da due soldi (me ne intendo di creme da supermercato, ne riconosco l'odore) sento nell'altra stanza una signora spiegare che in questo periodo ha qualche problema economico (ma siamo forse nell'ufficio di equitalia?) perché le si è rotto un tubo e l'acqua ha danneggiato l'appartamento del vicino che ora vuole che gli vengano pagati i danni e via così tutto l'elenco preciso delle entrate ed uscite del suo bilancio familiare. Mi sento in imbarazzo per lei; ancora non so, meschina, che fra poco mi troverò a fare, le stesse confidenze.
Ma chi me l'ha fatto fare?
Dopo il trattamento si va nell'ufficio a parlare di soldi, di finanziamenti, di offerte valide, ahimè!, solo per oggi... la vipera bionda conosce bene le tecniche di persuasione, mi incita a pensare un po' anche a me e non solo agli altri, spiega, calcolatrice alla mano, che mi costerebbe come un caffè al giorno, mi alletta con la possibilità di iniziare a pagare tra tre mesi... Impossibile uscire di qui senza aver firmato niente.
Impossibile ma non a me! Che la calcolatrice ce l'ho nella testa e riesco bene a valutare che con quella cifra potrei portare mio figlio a Parigi. Tengo duro. Le offerte improrogabili diventano prorogabili, ma solo per me, beninteso! I pacchetti minimi si riducono e gli sconti salgono. Ma oramai è tardi ho in mente solo Parigi, la Tour Eiffel di notte e Montmatre...
Esco senza aver firmato niente. Passo dal supermercato e mi compro una crema scadente antirughe.
Parigi mi vedrà in piena forma...

lunedì 23 gennaio 2012

SCARPE SCOMODE

Raramente cambio idea. Forse perché ogni idea, prima di adottarla, l'ho accuratamente vagliata, pesata, sviscerata, pensata e ripensata. Ma in questi giorni mi capita una cosa strana. Capita che una delle mie idee preferite, progressista, moderna e luminosa mi appaia sempre più inadeguata, preconcetta, sorpassata. Capita che un'altra, odiosa, reazionaria, stantia come le idee di un vecchio zio burbero e brontolone si faccia largo subdolamente nella mia testa, mi appaia più adatta. Mio malgrado.
Ho sempre cullato con candida fiducia un'irreprensibile convinzione, ossia che modernità, progresso, democrazia partecipata, civiltà potessero realizzarsi completamente solo mediante l'istruzione obbligatoria per tutti fino alla maggiore età. Il diritto allo studio come garanzia principe di libertà, di crescita, di felicità.... Forse perché appartengo a quella generazione per la quale studiare non era un obbligo noioso ma un privilegio a cui accedevi solo se appartenevi ad una delle due categorie: fortunato "figlio di papà" oppure "particolarmente portato per gli studi" e, nel secondo dei casi, non era affatto scontato che ti permettessero di continuare gli studi. Alla fine della III media si decideva, se eri sempre stato bravo potevi avere una possibilità ed iscriverti ad una scuola superiore, preferibilmente una scuola professionale che ti garantisse un mestiere alla fine dei cinque anni. A 14 anni sceglievi e certamente era una scelta prematura: troppo presto ti trovavi a decidere del tuo futuro! Ancora non sapevi spiegare le ali e già ti chiedevano quale sarebbe stato l'itinerario del tuo viaggio. Molti di noi hanno sbagliato, ingenuamente si sono preclusi opportunità che più tardi avrebbero rimpianto. Difficile rimediare, impossibile tornare indietro. Oggi fortunatamente non è più così. Oggi l'obbligo scolastico è stato innalzato, il momento della scelta è rimandato. E i nostri ragazzi hanno questa meravigliosa opportunità di proseguire negli studi fino alla maturità, crescendo tutelati e accuditi nella scuola, mentre l'entrata nel mondo del lavoro è rinviata e le responsabilità restano circoscritte, limitate, adatte a quell'età. Che splendida conquista!
Ma poi mi scontro con la realtà quotidiana. Ogni giorno è una guerra con mio figlio che deve fare i compiti. Ogni giorno sbuffi, recriminazioni, battaglie stancanti, mezze bugie, verità dell'ultimo minuto... E il sapere e la conoscenza, forniti OBBLIGATORIAMENTE dalla scuola tacciati di essere noiosi, inutili, faticosi, opprimenti ed ancora e più noiosi...Tempo rubato a cose più piacevoli: a Facebook, all'allenamento, alle scorribande con gli amici, alla televisione, ad un'avventura virtuale nel magico mondo di Avalon... alla vita, in fondo. Nessuna curiosità, nessuna motivazione, nessuna voglia di capire, nessun interesse. Zero passione. Solo un'avversione sistematica, perenne a tutto ciò che implica sforzo, disciplina, impegno, concentrazione, in una parola studio. E quell'abitudine diffusa tra i più di sfangarsela con il minimo indispensabile, di portare a casa quel sei striminzito dell'ultima ora, appiccicandosi in testa quelle due o tre nozioni necessarie per la sufficienza e subito rimosse. Senza orgoglio. Senza amor proprio. Senza amore punto e basta. Da tutto questo la scuola ne esce svilita, umiliata, degradata a tediosa incombenza, a quotidiana, inutile seccatura. L'obbligo, sembra annullare, per alcuni, il piacere della conquista...
Certo non sono tutti così i ragazzi, per nostra fortuna. Ma una gran parte sì, e allora mi chiedo se stiamo facendo la cosa giusta a confinarli in quei banchi, non fornendogli alternative, scegliendo noi per loro. In questo modo, molti di loro finiscono per detestare lo studio, la conoscenza, il sapere... e tutte le nostre buone intenzioni se ne vanno a puttane! Questi ragazzi che vivono il presente e sentono la scuola ed i suoi argomenti troppo lontani da sé e dalle proprie esperienze e necessità è ancora il caso di annoiarli a morte con il teorema di Pitagora, Carlo Magno, l'analisi del periodo, il latino che comunque è una lingua morta e a che diavolo serve? Non sarebbe meglio far tornare la scuola un luogo, non per privilegiati, ma privilegiato per appassionati, per curiosi ed affamati di conoscenza? Temo che la scuola si sia presuntuosamente arrogata l'esclusiva sulla formazione. Credo che bisognerebbe riconoscere che un giovane può esser formato anche al di fuori della scuola. Bisognerebbe pensare ad altre modalità formative, ad altre agenzie educative. Questo sapere imposto per obbligo non solo non serve ma nuoce a chi avrebbe voglia di studiare, di impegnarsi, di approfondire e che invece si ritrova a subire programmi alleggeriti, annacquati, resi adatti e digeribili per tutti. Può essere un problema di maturità, forse molti di questi giovani non sono ancora consapevoli, non abbastanza maturi per capire l'importanza determinante della preparazione scolastica per la vita. Del resto, è capitato anche a molti di noi, no? E allora, forse relegare l'istruzione solo ai primi anni di vita è un notevole sbaglio. Che senso ha, oggi, in cui tutti i saperi vengono messi quotidianamente in discussione, rivoluzionati, spesso addirittura sconfessati, studiare fino a 20- 25 anni anni e poi entrare nel mondo del lavoro ed abbandonare per sempre la formazione e l'aggiornamento? La nostra preparazione, può dirsi mai definitivamente raggiunta? E siamo proprio sicuri che la professionalità ci venga attestata una volta per tutte da un pezzo di carta? Forse il sistema scolastico andrebbe ripensato, la formazione distribuita nel corso della vita, ripresa ad intervalli di tempo in vari momenti della nostra esistenza, mai considerata conclusa.
Sono scomode queste scarpe! Ditemi che sto sbagliando tutto!!!

giovedì 12 gennaio 2012

LE PALLE PIENE

Altro che AUGURI...
BUON ANNO....
pace, gioia e felicità.....
Io mi sento di inaugurare questo anno così:
Fanculo a Bossi, Pannella e Bonino
Fanculo pure a Bersani, Vendola e Ichino
Un ulteriore Fanculo va anche a Berlusconi
Tanto non ci credo che si sia tolto dai .....
Fanculo alla Lega, al Trota e a Maroni
Roma ladrona e i soldi in azioni
Fanculo a Napolitano, seppur con rispetto
le sue manovre dan luogo a più d'un sospetto
Fanculo a Sacconi, Fornero e Camusso
andare in pensione pare sia un lusso
Con sobrietà, fanculo anche a Monti
mi sbaglierò ma ci ha preso per tonti.
Fanculo a quella collega stronza, di destra
alle sue lagne devo 'sto malditesta
Fanculo in ritardo all'assessore compagno di sinistra
che, con rara inefficienza, questo comune amministra,
sorride gentile par quasi che ascolti
ma di problemi giammai ne ha risolti.
Fanculo all'Ufficio Scuola e al suo Dirigente
alla cuoca divenuta segretaria obbediente
Fanculo anche a te che un rotolo di pellicola mi hai fregato
cazzo, potevi chiedere, te lo avrei dato...
un rotolo di pellicola...sei proprio un pezzente
ti meriteresti un calcio...posteriormente.
Riservo a Marchionne e alla sua faccia da culo
il mio più incazzatissimo Fanculo!
di Cinquecento non ne ha vendute nessuna
ma coi licenziamenti ha fatto fortuna.
Fanculo anche al prof tra tutti il più piacente
da lui non ci si aspettava un comportamento deludente
Fanculo a Nicola Porro, famoso giornalista
si dice liberista ma all'occorrenza anche un po' socialista.
Fanculo agli amministratori di Cortina d'Ampezzo
privacy agli evasori, e alla finanza disprezzo.
L'articolo 18 ci dicono "ci frena"
Fanculo a tutti voi, se la protesta si scatena.
Fanculo notai, fanculo farmacisti
fanculo pure a voi rompiballe di tassisti.
Fanculo a quei "tecnici" corrotti e faccendieri
Fanculo ai deputati e ai soliti banchieri
Fanculo al ministro con casa a sua insaputa
Che lurida storia troppe volte ripetuta!
Fanculo anche a Ferrero per aver chiuso Liberazione
"non ci sono soldi", che bella motivazione!
Fanculo a te, Gigino, che Rossi hai licenziato
per lo meno mi aspettavo ce lo avresti spiegato.
Fanculo a Piscicelli, sulla spiaggia atterrato
ora quanto si lagna di esser perseguitato.
Fanculo ai sostenitori dell'Alta Velocità
Cota, Renzi, Fassino e magari Catricalà.
Fanculo al mio gatto che alle 5 di mattina
mi sveglia per uscire, per una giratina.
Fanculo a Unicredit, Passera ed Intesa
i vostri sotterfugi non sono una sorpresa.
A quei soldati, che sui morti hanno urinato
va un triplice Fanculo e uno anche alla Nato.
Fanculo perchè c'è chi non paga la vacanza
mentre c'è chi dorme in sei in una stanza.
Quell'azienda di calze che ha licenziato
239 Fanculo ha ben meritato.
Non voglio dimenticare il Fondo Monetario
di un vigoroso Fanculo degno destinatario
e alla Banca Centrale
oltre al Fanculo auguro ogni male.
Un ultimo fanculo da tutti noi supertassati
a chi ha i soldi in Svizzera e i capitali scudati.
Visto? Poeta... a mia insaputa....

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!
L'Italia è sull'orlo del precipizio, ci aspettano mesi di tagli e manovre "lacrime e sangue", l'opposizione è inesistente e Mario Monti non è il nostro eroe ma almeno...BERLUSCONI SI E' DIMESSO!!!

SE NON ORA QUANDO?

SE NON ORA QUANDO?
FIRENZE, 13 FEBBRAIO 2011.