FRANCESCO MUSANTE

FRANCESCO MUSANTE
UNA ROSA LA LUNA E LA NOTTE INTERA PER PENSARE A TE

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.
I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le favole. Betty Hinman

martedì 2 agosto 2016

Ogni viaggio ti lascia qualcosa. La vista di nuovi paesaggi, un profumo, i colori di un tramonto insolito.
 E le storie, le storie delle persone che incontri e incrociano il tuo cammino.
Ogni viaggio ti arricchisce.
Torni a casa con i sapori, le sensazioni, i fotogrammi di quello che è stato. E mentre torni a casa  ti lasci coccolare da essi.
Il viaggio più emozionante resta per Samantha quello che conduce alle persone. Quello che ti mette in relazione con gli altri: ascoltarsi, intendersi oltre le parole. Seguire uno sguardo, ascoltare un sospiro, percepire quello che  comunica un gesto, un sorriso. 
Ogni persona che incontri ti lascia qualcosa, e tu loro. Spesso è solo una riflessione su quanto siamo diversi e distanti.
E poi c'è il Viaggio verso La Persona. 
Il viaggio che ti permette di conoscerti meglio, che da il giusto peso ad ogni cosa, che ti fa riflettere, ti arricchisce. Ti obbliga a fermarti e rivedere le cose da altri punti di vista. Ti chiede di apprezzare ciò che reputi scontato, di ascoltare, osservare. Il viaggio che ti rende più consapevole, migliore.

Ed è così che con Kyra si è riso, chiacchierato, riflettuto, viaggiato... Lei decisa ma sempre pacata. Risoluta ma serafica. Ogni spazio trova una collocazione, ogni problema una soluzione. 
Samantha sempre frenetica e iperattiva scopre che si può fare tutto in egual modo senza affannarsi, senza correre e sgomitare per arrivare primi. Si può, anzi si deve.
 Deve prendere esempio da Kyra. Rallentare i ritmi, ascoltarsi. Compiere anche la più semplice azione dandole il giusto peso.  Sarà un grande esercizio, diventerà un importante obiettivo.  

Trascorrere del tempo con Lei ha significato questo per me. Ho fatto tesoro di ogni singolo momento, di ogni abbraccio, di ogni risata,  di ogni sguardo.
Mi porto dentro i fotogrammi, un po più di consapevolezza e tanto amore.


Come?! Volevate anche il resto?.. un po' di pazienza e vi racconteremo di quel giorno in cui il biondino bordo piscina..                                          
                                                            Vostra Samantha

venerdì 8 gennaio 2016

E' venerdì e piove..

Sam arriva a casa dal lavoro, trafelata come sempre. 
E' venerdì, è stanca. 
Un occhio ai panni stesi, alla lavastoviglie..  passa davanti alla camera e vede il letto, il suo letto, comodo, caldo..invitante! Fuori piove..un sonnellino è quello che ci vorrebbe.
Sam non si lascia distogliere dal suo pensiero e si butta nella doccia.
Una lunga e rilassante doccia.
Maschera per il viso, nella speranza  cacci  il più possibile rughe e occhiaie, crema di bellezza sui capelli, scrub..
Le sembra  di aver già riconquistato energie perdute.
Un massaggio di crema sul corpo, cambio smalto, trucco.. quel poco che basta per sembrare   naturale; in realtà richiede attenzione  e cura per nascondere stanchezza ed imperfezioni e..  perchè Sam si piaccia di più!
I capelli sono asciutti e profumati.
Esce dal bagno e si precipita nell'armadio, sempre con un occhio all'orologio.. 
Un abito, nero, qualcosa di non troppo.. quello con la cerniera no, difficile toglierlo e rimetterlo con agilità.
Ecco questo è perfetto. 
Calze velate, scarpe nere con il tacco.
Sam è pronta. Lui l'aspetta.

Non può rimandare è troppo tempo che si fa desiderare..lui la cerca, le scrive, la pensa, lui la vuole!
Il tragitto aumenta l'attesa, l'attesa aumenta il desiderio.
Lui le scrive. Lei lo sgrida: sto guidando lo sai!
Lui l'aspetta.
Lui.
Lui sorride e la guarda. La guarda di nuovo e sorride ancora.
A Sam piace il suo sorriso.
Troppo tempo..
Lui non parla più, lui la vuole.

A Sam piace, piace come la guarda, come la fa sentire, le cose che vuole sapere di lei.. 
Lui le parla e l'ascolta.
A lui piace ascoltare Sam.

Fino a che  le chiede: "Ma te esci di casa vestita così?..Di pomeriggio..?!"
Sam non esita: "Perchè?! Non posso!? E poi tranquillo..so come fare!"
Lui la guarda con quel sorriso sempre accennato sul volto e le risponde  "Guarda che per me puoi anche venire con la tuta, a me piaci sempre!"

Tuta?! La tuta?! Stiamo mica scherzando vero?!
Ne è passato di tempo dalla gaffe.."Chissà come eri bella quando eri giovane..!"  Ma la tuta proprio no!      
                                                  Vostra Samantha

mercoledì 6 novembre 2013

FIGLIO

Ti ho visto, sai, l'altra mattina? Stavi andando a scuola in scooter, ed io al lavoro. Ci siamo incrociati, per un attimo, neanche il tempo di salutarti. La tua ragazza abbarbicata a te e tu con una sigaretta tra le dita. Mi sono rimpicciolita dentro l'auto, coperta dal traffico. Lo so che fumi, l'ho sentito prima sui tuoi vestiti, poi su di te, nei rari momenti in cui ci avviciniamo. Lo so da tempo che hai preso questo brutto vizio, ma vederlo è stato comunque strano. Mi ha messo di fronte a quella parte di te che sta andando nel mondo e che a me, per legge naturale, è preclusa. Ho pensato che non te ne avrei parlato perchè, ormai, è una decisione tua; sai perfettamente qual'è la mia idea in proposito, sai quanta rabbia ho provato quando l'oncologo mi ha detto che il tumore di mio padre era stato provocato dal fumo, nonostante avesse ormai smesso da più di dieci anni. Ho pensato che fosse inutile dirtelo e che, magari,  farlo avrebbe riaperto una delle mille, interminabili litigate che mi hanno fatto scoprire che non è affatto vero che il cuore non fa male fisicamente: quando ti urlo e tu mi dici cose vere e mi accusi e mi richiami alla coerenza, io spesso mi sento disarmata; in quei momenti, riconoscere che spesso, non sempre, hai ragione, e provare stima per te, proprio mentre ti stai allontanando da me, mi procura un dolore acuto nel petto, in prossimità del cuore. Ma tornando all'altra mattina, ti confesso che mi sono sentita come se ti avessi spiato dal buco della serratura; so che a te non avrebbe fatto piacere che io ti vedessi con la sigaretta tra le mani. Il nostro legame, negli anni, si è attorcigliato in piccoli pudori, imbarazzi, paura di farsi male, difficoltà a comprendersi, che connota il rapporto di chi, pur amandosi, deve separarsi. Nelle litigate tu urli e io piango; io mi sfogo arrivando a colpirti anche fisicamente, come mai ho fatto prima da quando sei nato, e tu ti trattieni, mostrando una rabbia, una forza, che se ti lasciassi andare potresti distruggermi. "Ma perchè sei capitato proprio a me?" penso in maniera stupidamente irrazionale nei momenti in cui l'angoscia diventa insostenibile, come se io non avessi alcun ruolo, come se il caso ti avesse creato e non fossimo così assurdamente uguali e così dolorosamente legati. Sei ribelle, rompi gli schemi, provochi, ed io passo le giornate a pensarti. Ti confesso che, prima di te, non avrei immaginato che si potesse amare così. Nelle notti in cui ti aspetto rivivo le sensazioni di impotenza e speranza che mi accompagnavano nei tuoi primi anni di vita quando, nel buio più totale, mi piantavi addosso i tuoi occhi enormi e, non volendone sapere di dormire, sembravi mettermi alla prova, anche allora, come oggi. "...e ora cosa fai? cosa inventi?" sembravi dirmi, facendomi conoscere il vero senso della parola "responsabilità". Non so spiegare come tutto il negativo si annulli quando, dopo averti tanto aspettato, avverto da lontano, nel silenzio, il rumore del tuo scooter e tu entri in casa come se niente fosse, portando negli occhi, nei vestiti, le esperienze della tua età, le risate fatte in gruppo, l'esigenza irrefrenabile di vivere la notte.
Sei nato, forse, quando ero troppo giovane per crescerti; in un tempo in cui nè io nè tuo padre avevamo stabilità, certezze, come tanti della tua generazione. Ben diverso fu per me, nata negli anni settanta, con un padre che aveva il posto fisso, l'utilitaria, una casa di proprietà costruita insieme alla nonna, l'aiuto dei genitori e un bel mucchio di possibilità da sfruttare. Siamo il risultato di mille e più fattori, figlio mio, compreso il patrimonio genetico, non volermene. Sei quello che sei per tutto l'universo di relazioni che vivi, sperimenti, ti sono state imposte. Non saresti così se ti avessi scelto un altro padre, se mi fossero piaciute le soap opera, se tua nonna non ti viziasse tanto, se non avessi avuto come zie le mie sorelle e lo zio Dani come riflessione costante sull'essere disabili, se quell'insegnante avesse capito che tu eri disgrafico, se tuo nonno non ci avesse fatto vivere la sofferenza della sua perdita, se fossimo stati tutti un pò meno coerenti... A volte mi spiace, tra le altre cose, che sei nato in Italia.

domenica 3 novembre 2013

Mi nutro di sole e stropicciamenti allo stomaco.Parte seconda

Talvolta mi sento come un'adolescente.. nel  corpo di  una quarantenne.

Mi piace ascoltare ciò che piace ai giovani.. conoscere il loro "gergo", il significato di certi modi di dire o fare tipici del mondo dei ragazzi. 
Mi piace seguire un po quello che detta la moda..
Adoro ballare, stare nel casino, andare in discoteca.
Vedere, conoscere facce nuove.

Ogni tanto mi dimentico che non sono più una ragazzina.
Organizzo serate tra amici, un paio di giorni via..il tutto come fossi una giovane, ma soprattutto una  single.

Poi però penso al fatto che il mio atteggiamento  si discosta da quello tipico degli adolescenti (grazie a dio!) con la testa fra le nuvole, trascinati dal vortice delle emozioni, facili ai colpi di testa. In verità gestisco tutte queste situazioni ed emozioni in maniera serena, razionale, a tratti distaccata..

Allora rifletto sul fatto che forse sono più vicina (sentimentalmente parlando) ad un uomo, nel corpo di una donna..


Oppure pensandoci bene sono affetta dalla sindrome di Peter Pan ..l'eterno ragazzino che non vuole crescere.
No, non sono neppure quello!


Con Wilma e Miranda spesso si usava il termine: Samantha , come un treno in corsa..!! Oggi preciserei, come un treno ad alta velocità!
Treno in corsa, Peter Pan.. non lo so, so solo che sono questa.
                                                           Samantha è questa.
Se mi fermo a pensare, come accade in questi giorni e mi guardo da "fuori", un po mi faccio paura.
Non per quello che sono, ma per le possibili conseguenze..
Ma preferisco non pensarci, non potrei essere diversa da quella che sono.
                                                                        Samantha

venerdì 18 ottobre 2013

Lei, Lui e il cancello nero.

La storia è questa..
Lei una sera d'estate in un locale vede.. Lui. 
Lo guarda, gli sorride, ballano insieme.
Lui la stringe. Lei...no qui no, andiamo fuori.
Dopo un'ora sono in macchina nel parcheggio, ma qui no.. non si può.

Lui stravolto e travolto. Ma dove dove sei stata finora..chi sei?! Ti voglio rivedere.. ma non posso darti il mio numero..
Lei risponde che non è un problema, che va bene così.
Lui insiste.. allora dammi il tuo.
Lei accetta, si salutano.
Passano due giorni e Lui le messaggia. Posso chiamarti? ..Sei sola? Chiacchierano.. Lui vuol sapere cosa stia facendo,Lei è al mare.
Lui insiste, vuol rivederla e le propone di andare a casa sua.
Lei pensa che per essere uno che non voleva dare il numero si è  lanciato parecchio.
Le spiega la zona, cancello automatico nero, la prima palazzina, corridoio, primo piano. "Ti faccio uno squillo quando non ci sono i vicini sul terrazzo".
A quell'incontro ne seguono altri.
Lui la fa sentire terribilmente sexi, le piace sentire come lui la desideri.

E' sempre Lui a chiamarla..estremamente piacevole.

 Voglio che indossi del pizzo nero, amo la biancheria intima. Quando torni voglio che tu rimetta quell'abitino..
La doccia, il piano della cucina, le sedie.. ormai Lei conosce bene quella casa. 

Lei un giorno uscendo di casa sbircia i campanelli giù al piano terra. Appena sale in macchina li appunta su un foglio. Fa una veloce ricerca, incrocia i cognomi e..voilà. 
 La moglie, Lui. Era troppo curiosa, doveva vederla!

Ci sentiamo venerdì. Poi silenzio. Per un mese Lui sparisce.
Lei pensa che quel silenzio sia strano. Che la moglie abbia scoperto qualcosa?!
Così per la prima volta è Lei a mandargli un messaggio.. Tutto ok?!
Passano pochi  minuti e Lui risponde: "Sei te... Laura?!"
Così Lui le spiega che per errore ha cancellato il suo numero e sperava che Lei prima o poi si decidesse a chiamarlo.
Non sapevo come rintracciarti..le dice,non abbiamo amici in comune, non so niente di te.
E si rivedono. Cancello automatico nero, corridoio, primo piano. 
Lui travolgente, le messaggia appena lei risale in macchina. Ti voglio..ti aspetto.
Poi.. poi accade che una mattina riceve un messaggio da Lui, ma non è il solito messaggio. Così Lei gli chiede cosa stia accadendo..
Lui risponde che non sta bene che è dilaniato dai sensi di colpa, che quando aveva smarrito il suo numero e non poteva chiamarla, era più tranquillo.
 Lei risponde: capisco, non voglio essere motivo di disagio per nessuno, sai che non ti chiamerò mai e rispetterò la tua decisione. 
Ciao..
Mi spiace.. ciao.
Lei cancella immediatamente il numero.
E si domanda:  praticamente l'ho "adescato" io e fin qui ci siamo. 
Ma poi?! Mi ha sempre cercata, desiderata, bramata senza che io facessi altro.. mi ha fatto entrare in casa sua  senza che io  lo chiedessi.. e poi?! I sensi di colpa?!!.. Mah..!

Alla fine dopo breve consulto con la Dott.ssa Kyra, Lei ha dedotto che:
 Ci sono uomini molto adatti a Samantha e altri che lo sono.. molto meno!!                          
                                                                Vostra Sam.

martedì 21 maggio 2013

L'INSALATA...E ALTRO.

Sono sempre molto di fretta, come Bianconiglio. E' una consapevolezza che non mi soddisfa affatto, ma è questa la mia vita. Entro in un supermercato per fare la spesa; ho i minuti contati perchè è sabato e devo andare a prendere l'Ex-Piccolo a scuola: è il nostro intimo rito settimanale: a lui piace trovarmi lì, ad aspettarlo, ed io, quando lo vedo, ho sempre un battito al cuore, ma solo perchè lui è il più bello di tutti.
Mi dirigo al banco della frutta e della verdura, quello che, di solito, mi impegna di più: metto i guanti, scelgo, peso, etichetto. Ci sono le zucchine fresche, le melanzane da grigliare, l'insalata: a me piace la lattuga chiara, croccante, ma a Fred no, lui preferisce quella Romana, che spesso non si trova: ho il sospetto che mi voglia solo complicare la vita; ma oggi non avrebbe soddisfazione perchè ce n'è tantissima, in offerta! La prendo veloce e continuo il giro: l'ananas e il melone, per drenare, le fragole per i ragazzi... Fatto, a posto! C'è un tipo che sta facendo anche lui la spesa: è lento, rilassato, vestito casual, interessante. Per un attimo immagino la sua vita: mi sembra più sereno di me, meno impegnato, più libero di godersi i tempi: osserva, sceglie, tocca, annusa...Guardo nel carrello, veloce, per controllare se ho preso tutto: manca l'insalata Romana! Ma non l'avevo già presa? Vabbè, la riprendo, son stanca, mi sono solo immaginata di prenderla. Procedo: i biscotti integrali per me, quelli senza zucchero per Fred, al cioccolato per i ragazzi, alla crusca per mia mamma. Compro la carne? Il pesce com'è? Oddio, è tardi. Continuo la mia spesa. Devo comprare anche i detersivi. Da lontano rivedo il "Tipo": mi viene incontro, sorride. Ha in mano la busta con l'insalata. Mi chiede:"E' sua? L'ho notata, prima, mentre sceglieva la verdura. Deve averla messa per errore nel mio carrello...". Per un attimo restiamo zitti entrambi, incerti sul da fare. Ha una camicia di jeans aperta, una maglia chiara, stretta, il capello un pò lungo, gli occhiali; è alto, troppo magro, ma le spalle sembrano forti. I nostri due mondi si incontrano. Siamo attratti, incuriositi, spinti l'uno verso l'altro. Sono momenti in cui si parla tantissimo, stando in silenzio. Mi vien voglia di entrare un pò nella sua vita, forse per uscire dalla mia. Mi vien voglia di sapere cosa pensa del consumo del suolo, se ha mai ascoltato Settis, se guarda la tv o ascolta musica, se ha un profilo Faceebok o tiene un blog, se quando fa l'amore tiene la luce accesa. Mi vien voglia di chiedergli come ha fatto a notarmi, in mezzo a quella marea di gente e se ha idea del perchè anch'io mi sia accorta di lui.Sono momenti un pò così, speciali, dove tutto può succedere. O niente. A volte ci capita, a noi isole mortali, di toccarci, per sbaglio, e di creare le occasioni per far nascere opportunità a milioni, oppure di abortirle e di pensare, con fatica, alle troppe convenzioni da abbattere solo per catturare un' emozione, un desiderio, una curiosità stimolante. Ho voglia di fare la spiritosa, di chiedergli se ha mai letto Freud e se si è fatto una cattiva idea sul mio inconscio, che ha pensato bene di piazzargli l'insalata, quella che piace a Fred, mio marito, dentro al suo carrello. Mi piacerebbe discutere con lui del cambiamento, di chiedergli se è mai stato a Lucca, a passeggiare in bici sulle mura, se coltiva rose o se preferisce il calcio, se si è sentito, almeno una volta nella vita, confuso e imbarazzato, come mi sento io, in quel momento. Vorrei chiedergli se è padre e se anche lui, davanti alla scuola, si sente fiero e orgoglioso di suo figlio; se è mai stato stanco come lo sono io da un pò di tempo, se quando bacia chiude ancora gli occhi, se abbraccia stretto, con passione, o solo per affetto. Invece distolgo lo sguardo, brusca, prendo l'insalata e mi allontano in fretta. Ripenso a quante volte il nostro corpo, i nostri gesti, nascondono con cura, per difesa, ciò che è nei nostri desideri e come, spesso, ciò che comunichiamo agli altri, a chi ci stia vicino, sia l'esatto contrario di quello che vorremmo dire.

martedì 14 maggio 2013

Mi nutro di sole e di stropicciamenti allo stomaco

Samantha fiume in piena.
Samantha treno in corsa.
Samantha euforica, eccitata.








 


Mi nutro di sole e di stropicciamenti allo stomaco.
Si lo so: non sta bene, non si fa, non si deve, non si può!
Ma lo faccio.
E sto bene.
Oggi. 
A domani.. penserò.

Mi piace quel sorriso rubato, quel modo di fare un pò incosciente.
Mi piace ascoltare i suoi sogni e farne parte.

           Vostra   "Alice nel paes..." em scusate,  Samantha.

domenica 28 aprile 2013

A Samantha...

Un post per te, non te l'aspettavi eh?! 
Invece eccolo qua. Come mi è venuto? E chi lo sa... I miei post nascono da soli, vengono fuori già con le parole. 



















Tantissimi auguri amica!
Non so quanti siano (che Pinocchia!) ma vedo quanti sembrano (venticinque???), ed è questo quel che conta!

Speriamo che tutto resti com'è!
Ti piace come augurio??! SMACK!!!!

mercoledì 3 aprile 2013

Eppure qualcosa non mi torna..

Lui: affascinante, ironico, prestante, maturo.
Gioca, sorride, lancia messaggi.
Sorride di me.
Colgo, sorpresa e compiaciuta.
Gioco, sorrido, rilancio.

L'idea mi stuzzica, mi eccita, mi manda su di giri.
Immagino. Si e poi no.
No. Ma che ho capito?!
Ho frainteso.
Si.
No.                               
Che sciocca. 
Sarà che mi sento sempre molto Samantha..e come tale accetto malvolentieri un no..figuriamoci un forse..!            

Che poi diciamoci la verità..  è noto che  Samantha impazzisce per i giovani trentenni, quindi.. quindi chiaro che mi son sbagliata, ecco!

Torno a giocare, sfidare e rilanciare ma così solo per gioco.
Fine dell'eccitazione.  
                                                             Vostra Samantha

venerdì 11 gennaio 2013

LA MIA VICINA DI CASA...

La mia vicina di casa, sabato scorso, è andata in casa di riposo. Ha messo insieme poche cose, le ha infilate dentro a sacchetti della Coop, è salita in macchina del figlio ed è andata. L'ho spiata dal muretto di confine, come ha fatto lei mille e più volte con me, come mai avrei pensato di fare, senza avere il coraggio di salutarla. La sentivo che chiedeva al figlio se aveva preso la tal cosa e l'altra, con lui che, confuso e lento, anziano a sua volta, rispondeva: "no, non l'ho trovata, andiamo ora che è tardi...". Mi ha commosso la sua incoscienza di novantenne che sentenziava: "ci sto un mesetto, ci passo l'inverno, poi torno a casa...". E' persino troppo banale dire che non ci sarà ritorno. Me la ricordo sempre così, come era l'ultima volta che l'ho vista, uguale a quando io ero bambina: è sempre stata vecchia, curva, con le ciabatte ai piedi e un po' sporca. E' una donna che ha vissuto la guerra,  ha avuto quattro figli e un marito morto a cinquant'anni, che l'ha lasciata senza niente. Mi chiamava spesso con voce bassa, al di là del recinto, incurante della mia fretta costante, e mi raccontava, con naturale lentezza, dei suoi problemi di cuore, delle gambe gonfie e dell'ospedale. Credo che fosse l'unica a non dimenticare mai il mio onomastico; l'unica a sapere sempre chi suonava alla mia porta; religiosa, impicciona, inutile. Credo che non sia mai andata al mare, che non sia mai salita su un treno,che non abbia mai fatto una gita, ma è stata spettatrice di tutta la mia vita, anche se non so dire se le ho voluto bene.
Nella sua pedante noiosità, non di rado mi stupiva con attenzioni affettuose, molto personali: mi passava una pianta di calle che, da tempo, diceva, aveva piantato e curato per me; mi regalava una rosa, le susine del suo albero, oppure mi chiedeva un parere su questioni di cronaca, di politica e di medicina. E' sempre stato un mistero come facesse ad essere una lettrice assidua, informata e, al tempo stesso, una donna di una semplicità ottusa e improduttiva, incapace di migliorarsi. Ha vissuto, per circa trent'anni, con una pensione sociale che, da ora in poi, dovrà versare alla casa di riposo: seicento euro in tutto, che non sono mai bastati, se non a far rinunce. E' a proposito di questo che ho un ricordo di lei che mi fa un male cane: quel giorno che l'ho vista piangere, con le rughe sul viso allargate e più profonde, quel giorno che mi ha detto che aveva già finito la pensione e non aveva soldi per comprare la crema per la piaga che le si era formata sotto il ginocchio e che le faceva tanto male. Che aveva finito le gocce per dormire, che son da pagare perchè "la mutua non le passa". Non mostrava preoccupazione per ciò che avrebbe mangiato; la fame, conosciuta, non pareva spaventarla. Rivedo la mano rugosa, che si fa spazio tra i mattoncini e si allunga per prendere il denaro che le propongo, svelta e senza dignità. Rivedo me, bambina, affidata a lei per pochi minuti, mentre mia madre accompagnava mia sorella alla fermata dello scuolabus, in fondo alla strada; ricordo che aveva cura di cercare, ogni mattina,  il punto giusto in cui si intravedeva il pulmino, perchè potessi stare tranquilla e salutare. Mi chiedo, con tristezza e impotenza, se possiamo parlare ancora di cittadinanza attiva, di diritti e democrazia in un paese in cui un anziano debba chiedere l'elemosina per sopravvivere. E mantengo un desiderio utopistico: che il ciclo della vita ci conceda, almeno nel finale, misericordia e pietà, così che il commiato possa avvenire in pace. Spero che in casa di riposo almeno non senta più freddo, e che le mettan la crema.

mercoledì 2 gennaio 2013

UNA STUDENTE-PROFE...

Dopo anni di impegno, passione e tenacia nel collaborare con l'università come cultore della materia, finalmente lo scorso anno mi viene assegnata una cattedra: un corso di sei crediti, una classe di studenti entusiasti e coinvolti. Preparo le lezioni in tarda serata, studio e mi aggiorno,  idealista e instancabile. Nessun bene materiale in cambio, neppure un piccolo rimborso per le spese di viaggio. Però gli studenti partecipano e mi fanno domande, agli esami sono preparati, mi chiedono la disponibilità per elaborare la tesi. Le mie colleghe si mostrano assolutamente disinteressate, in famiglia non capiscono, un parente che viene a saperlo fa illazioni, l'impiegata del mio ufficio personale a cui spetta l'onere di stipulare la convenzione con l'università,  scuote la testa e mi considera, senza dirlo, "una cogliona"; quelle che non fanno i loro interessi. L'incarico viene formalizzato per "gentile concessione" del dirigente del mio servizio, che dice di riconoscermi, così,  la serietà e la professionalità , pur ribadendo che l'impegno con l'università non dovrà, in alcun modo, interferire con i miei  gravosi  incarichi lavorativi. Cosa ci guadagna l'ente presso cui ho un rapporto di lavoro a tempo indeterminato a concedermi tale possibilità? Solo il prestigio di avere, tra i suoi dipendenti, un docente universitario. Cosa ci guadagna l'università? Un docente assolutamente gratis. Cosa ci guadagno io? Niente da un punto di vista economico, tantissimo come professionista, donna, persona... La riforma che prevede tale forma di incarico è stata applaudita dai sostenitori dell'austerità. In questo razionale calcolo di costi e benefici non si è tuttavia tenuto conto del fatto che nel mio corredo genetico non è presente l'accontentarsi, il fermarsi, la comodità e, probabilmente, il senso della misura; implacabile decido di riprendere gli studi e di conseguire una laurea magistrale. Sono docente e studente insieme. Non mi sembra affatto strano; mille sono le situazioni in cui, nella nostra vita, rivestiamo ruoli diversi: sono moglie e amante, figlia e madre, stupida e intelligente, capace e imbranata, seduttiva e scostante, frivola e impegnata. Guardo perfino le tette alle donne, eppure mi piacciono gli uomini...Però questo al preside del corso sembra sconveniente: mi convoca il giorno in cui sto sostenendo l'esame di economia pubblica e, ahimè, son vestita da studente. Il tono è cordiale, formale, lusinghiero, ma le parole che usa mi fanno male; mi fa i complimenti, mi usa grandi gentilezze, mi dice che la mia collaborazione è preziosa ma che, finchè non concludo l'attuale corso di studi, dovranno farne a meno perchè una docente-studente potrebbe suscitare curiosità, pettegolezzi, scandalo.  Non lo dice così apertamente, ma lo fa capire. Non lo dice perchè, nel mondo accademico, intellettuale, spesso la chiarezza è scambiata per banalità. Mi alzo io per prima, lo congedo con una calda stretta di mano; sono troppo felice per l'esame che è andato bene e non posso far tardi: devo andare alla Feltrinelli, da Zara, e poi da Intimissimi c'è un vestitino... Appena son fuori mi viene da ridere:"Peggio per lui, non sa cosa perde..." diranno sicuramente Miranda e Samantha quando glielo racconterò...
Ps. Con l'immagine ho voluto esagerare!!!

Quello che non ho è un orologio avanti, per correre più in fretta ed avervi più distanti...

Io sono diverso, io cambio poco, cambio molto lentamente
non riesco a digerire i “corsi accelerati” da Lenin a l’Oriente
e anche nell’amore non riesco a conquistare la vostra leggerezza
non riesco neanche a improvvisare o fare un po’ l’omosessuale tanto per cambiare.

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

GIORGIO GABER

Generalmente quando inizia un nuovo anno si fanno tanti buoni propositi, perché, diciamolo, abbiamo tutti bisogno di credere di poter essere diversi, di ripensarci addosso una nuova identità, di esser cresciuti abbastanza e diventati sufficientemente saggi da rompere i consueti, noiosissimi schemi che ci avviluppano. Ma, nonostante le buone intenzioni, ve lo devo dire, tutti i sacrosanti propositi fatti ogni anno fin qui non mi sono serviti ad un'emerita minchia. Pertanto per questo 2013 evito un tale spreco di parole ed aspettative. Son certa, infatti, che neanche quest'anno mi iscriverò in palestra, farò più sesso, sarò più simpatica o più ordinata. Di iniziare una nuova dieta, neanche a parlarne, perché, come giustamente mi fa notare ogni volta Wilma, non è che quando ero più magra fossi più felice o scopassi di più. E, in quanto al movimento, come sempre, ne farò quando ne avrò voglia, quindi quasi mai, o, quando mi gireranno abbastanza da dover sfacchinare 10 km a passo veloce, per farmela passare. Il 2013 non troverà una nuova, evoluta, spumeggiante versione di Miranda. Sarò, ci potete contare, sempre la stessa, con i soliti pregi, così ineccepibili e assillanti da pesare, a volte, più dei difetti, e con i difetti di sempre che, ahimè, recano danno più a me stessa che agli altri. Posso fare comunque alcune previsioni per l'anno che viene. Di sicuro continuerò a cercare di imparare l'inglese, ma dubito che alla fine riuscirò a parlarlo quel tanto che basta per chiedere una bibita in un pub londinese. Lavorerò con serietà, non sentirò ragioni, guiderò con prudenza, non vedrò l'ora e qualche volta ne avrò fin sopra i capelli. Perderò le staffe, la tramontana, ma non la faccia; prenderò una papera, più di una gatta da pelare e magari una sbandata. Concluderò l'anno con molte soddisfazioni e qualche frustrazione. Mi vestirò di ricordi e rimpianto e verserò alcune lacrime, salutando a giugno i miei ragazzi che se ne andranno in prima media; farò nuove conoscenze: almeno una ventina di nuovi bambini che a settembre inizieranno con me la loro avventura scolastica. Pur dubbiosa e disincantata mi impegnerò in politica, lavorando dal basso, distribuendo volantini, raccogliendo firme, discutendo e informando. Probabilmente non servirà a niente, ma non ne potrò fare a meno. E, non me ne vogliano i prudenti benpensanti, ma anche stavolta non mi farò abbindolare dalle lusinghe ingannevoli del voto utile, preferendo ciò che mi pare giusto al meno peggio. Non muta la mia rotta, pure se mi appare distante la meta e lunga ancora la strada. Resto ostinata, lo vedete, piuttosto irritante, sincera quanto basta e impulsiva meno di quanto vorrei. Ma il fatto è che tutto sommato mi piaccio assai e stranamente vado d'accordo con me stessa. Quasi sempre. Comunque sia, visto che un nuovo anno sta iniziando, voglio esprimere alcuni desideri, chissà mai... Anzitutto mi auguro di riacquistare maggior fiducia, e un poco di speranza perché questo 2012 se le è consumate completamente, di avere meno tempo per leggere, troppo immersa nelle faccende della vita, di avere qualche buon motivo per brindare, energia da vendere ed un pizzico di sana cattiveria, che non ho mai avuto e che mi avrebbe tante volte fatto comodo. 
E allora fatti avanti 2013 e a te 2012, caro vecchio anno passato... FANCULO! non ti rimpiangerò, stanne certo.

martedì 25 dicembre 2012

Buon Natale a tutt...

Buon Natale  a tutt..
No, sarà, ma a me questo buon Natale a tutti proprio non piace!
Questa storia che a Natale bisogna essere tutti più buoni..no!
Che ci si incontra per la strada e dopo essersi ignorati un anno, ci si augura buon Natale..no!
No, a Natale non mi troverete più buona.
A Natale troverete la Samantha di sempre: quella che ha un pensiero per gli amici, uno speciale per le care Amiche, un augurio  per chi conosco poco ma mi suggerisce simpatia, un altro per chi stimo da sempre, uno particolare a chi so che mi apprezza.
 Un abbraccio alle colleghe, ai familiari e al parente ritrovato. Un bacio e un augurio sincero ai bimbi che ogni giorno ho vicino a me.
Cari auguri a chi sta al di là dello schermo e la rete mi ha fatto incontrare.
A coloro che avrebbero bisogno di vivere un Natale più sereno, in salute e pace, a tutti loro i miei pensieri e auguri più cari, sempre..




Un pensiero di auguri fugaci a chi sa provocarmi quel brivido...

Ma per coloro che mi hanno ferito,  per cui non provo stima,  per quelli che si son dimostrati volgari, ignoranti, insensibili .. bè  per costoro no, niente auguri, niente buon Natale. 
Semplicemente niente.

Samantha non porta rancore.
 Almeno una volta era così. Sarà che gli anni passano e si cambia..sarà che quella storia in cui sono stata coinvolta è capitata in un periodo di fragilità... Non lo so.
Ma state certi che se Samantha  dovesse incontrare per  strada le due tipe.. altro che auguri, quelle vedono si, ma i botti di fine anno anticipato!!!

Ma dal momento che voglio sfoderare  il mio splendido sorriso il più possibile e guardare al nuovo anno pensando positivo.. una volta consegnati tutti questi auguri, scapperò a  regalarmi  quel brivido!
Quindi..via, fatemi andare!!   

                           Buon Natale, solo per voi..
                                               Vostra Samantha.

venerdì 21 dicembre 2012

LA NORMALITA' DELLA VIOLENZA

Ha dieci anni appena compiuti ed ha picchiato sua nonna.
Ha dieci anni da pochi giorni, diverse ferite ancora fresche, subito un lutto e un abbandono. Ed ha picchiato sua nonna. 
Scrive poesie per suo padre che è morto. Fa riflessioni profonde; mostra, disinibita, pene, tormenti e disincanto. Ti stupisce e ti commuove. Ma non c'è niente da fare: ieri sera ha picchiato sua nonna. 
E' sensibile, intelligente e piuttosto polemica. Legge di nascosto i libri di sua sorella, se ne vanta con i compagni e non vede l'ora di andare in prima media. Se sorride mostra al mondo due fossette di bambina sulle guance paffute. Ma sua nonna, lei...l'ha picchiata. 
Ed io ho paura.
Con me lo nega. Minimizza, spiega, ritratta, si giustifica
Ti circuisce. Come un'adulta. 
Solo dieci anni e già mente come una donna. Con la stessa convinzione, la medesima risolutezza, con una competenza da esperta navigata. 
Ma io lo so: ha picchiato sua nonna. Ed ho una fottuta paura. 
Paura che sia troppo tardi per lei, che non sia possibile tornare indietro, che sia tardi per rimediare. Paura che io, forse, sapevo o per lo meno sospettavo, che avrei dovuto,... potuto,... ed invece... Ed ora, forse, è tardi... 
La guardo. La ascolto. E mi sembra di vederla per la prima volta. 
E' tale la sua ostinazione nel mentire che, paradossalmente, d'improvviso, mi rivela, cruda ed insopportabile, la verità. Perché quante menzogne deve aver subito una bambina per diventare così brava a mentire? Quante prepotenze deve aver sofferto per trasformarsi, a sua volta, in una bambina prepotente? Quante violenze ci vogliono per insegnare la violenza? 
D'improvviso la verità che non volevo vedere, che avevo sospettato ma ricacciato in fondo all'anima, mi viene sbattuta in faccia. E fa male. E fa paura. 
Perché io avrei dovuto capire. Ed invece mi preoccupavo se avesse imparato o no le tabelline. E non vedevo in quale ambiguità ed ipocrisia vivesse. Io avrei dovuto sospettare. Ed invece mi assicuravo che capisse le equivalenze ed il sistema metrico decimale. Ed intanto, a casa imparava che la violenza può essere giustificata e compresa, che la prepotenza è normale, che le parole possono nascondere e spiegare umiliazioni e maltrattamenti. Che l'amore può essere anche questo. A scuola la normalità delle quattro operazioni, delle regole semplici e dell'"alzate la mano per parlare", a casa tutto un mondo di brutalità quotidiane e falsità per nasconderlo. 
E ieri lei ha picchiato sua nonna. E sua nonna, lo so, lo negherà. Per quell'abitudine familiare perversa a difendere sempre e comunque figli e nipoti nel timore del giudizio degli altri. Che non possono capire. Che non debbono sapere. Nella convinzione malata che quanto accaduto sia stato un caso, un incidente, qualcosa che non capiterà di nuovo. Come milioni di altre volte. 
Ma accadrà di nuovo. E non sarà l'ultima volta. 

venerdì 16 novembre 2012

SABATO NOTTE...

E' un sabato sera come gli altri di una giornata autunnale. Pioviggina, le previsioni hanno messo temporali, ma non da noi, nella regione vicina. Sono stanca, mi sdraio sul divano; Fred è accanto a me. L'Adolescente va in    Centro, in un locale dove, stasera, c'è un concerto. L'Ex-Piccolo è dalla cuginetta. Serata uggiosa, poco degna di essere ricordata. Sonnecchio, mi sveglio, a intervalli. Sento che la pioggia è aumentata. Dopo poco piove sempre più forte, ma non mi dispiace affatto, mi concilia il sonno. Sento Fred che chiama l'Adolescente al cellulare: gli dice di rientrare prima, visto il maltempo; l'Adolescente non condivide, Fred alza la voce: sento, vagamente, che rifiuta l'accusa di essere ansioso, che ribatte che non gliene frega niente del concerto e del biglietto pagato, che piove a dirotto e deve venire a casa. In effetti il rumore della pioggia arriva sempre più imperioso e, lontano, si sente una specie di boato ululante, continuo, come un lupo braccato, un treno che scorre, scorre. Dev'essere il canale, che si sta ingrossando, ma niente di grave. Che calduccio sotto il plaid, com'è comodo il divano, perchè Fred si preoccupa sempre? Poco prima delle tre, come già convenuto, usciamo per andare a prendere il ribelle impunito. Che pioggia, che buio: ma chi ce lo fa fare? Se me l'avessero detto...Ma che direbbe mio padre di questa sudditanza ai figli? C'è gente fuori casa, alle finestre, si sente un rumore...Saliamo in macchina; che freddo, che sonno. Fred ingrana la retromarcia e percorre la stradina privata per immettersi nella strada principale; all'imbocco della via la macchina non risponde ai comandi, fa resistenza, come frenata. Cosa è successo? Forse abbiamo investito una bestiola, con quest'acqua che scende continua? Ci giriamo per capire: siamo immersi in un fiume di acqua, fango, detriti. E' il panico, lo sgomento. Non possiamo nè procedere nè tornare indietro. Siamo in balia delle onde. Indescrivibile scenario: la strada principale è un torrente d'acqua. Ma come può essere successo? Quando? La stradina privata era percorribile, non potevamo immaginare che a pochi metri ci fosse tutto questo sfacelo. Sono sopraffatta dalla paura, dal senso di impotenza. Penso a mio figlio, ai rischi che sta correndo, all'impossibilità, forse, di raggiungerlo. Lo chiamo al cellulare: non risponde più. Procediamo, non so come. C'è gente, sui balconi, che ci esorta a non proseguire, ci urla che la strada è interrotta. Non ricordo le parole precise che ci scambiamo io e Fred; piango, forse, penso solo alla nostra destinazione, che dobbiamo raggiungere, costi quel che costi. C'è nostro figlio là, e noi dobbiamo andare. Poi quando arrivo lo ammazzo, ma devo andare. Un viaggio di pochi chilometri diventa un'odissea, un ricordo angoscioso e, probabilmente, poco realistico per chi non ha vissuto l'alluvione di sabato notte. Procediamo tra le strade allagate e piene di tutto; ci sono macchine abbandonate in mezzo alla via, pezzi d'albero, fango, fango, fango.Avvicinandoci al Centro la situazione migliora. Lui è in piedi sotto una pensilina, ignaro, insieme agli amici. Recupero i mille anni persi nel viaggio, solo a vederlo. Incosciente, spavaldo,viziato. Ritorniamo a casa, percorrendo strade improbabili, facendo slalom tra i resti, le macerie, la melma. Non cessa di piovere un attimo. Si spaventa anche lui; siamo molto vicini, preoccupati solo del momento. Il tempo si annulla. Arriviamo a casa; la macchina abbandonata in un posto sicuro, poco distante. Piove un pò meno.Siamo stremati; ce l'abbiamo fatta. Siamo salvi. Bagnati, sporchi, ma salvi. Cerchiamo, finalmente, di capire cosa è successo. Alziamo il mento verso il cielo. E lì c'è la scoperta: la collina, la meravigliosa collina sopra casa nostra, quella che anche di notte emana una luce speciale, il vigneto meta di tante scorribande, prima di me bambina, poi dei miei figli, è miseramente crollato, come un castello di sabbia, come il gioco di un bambino, come un sinistro presagio. E' troppo triste parlare di tutte le tragiche situazioni a cui ho assistito, alle case distrutte, alle perdite subite. Mi sono sentita, ancora una volta, troppo fortunata, senza alcun merito. Perchè quella povera gente è stata così colpita e io no? L'iniquità umana è troppo profonda per essere compresa, forse non ha spiegazioni. A noi lo sforzo per tentare di creare un equilibrio laddove è mancante: i mei figli con in mano la pala, che han risposto al richiamo del sindaco, sono la speranza che quella strada si possa percorrere...

domenica 11 novembre 2012

Samantha, questo e..molto altro.


Giornata festiva. 
Samantha ai fornelli, pranzo in famiglia: lasagne e altre cose buone.
 Poi il divano rosso e un bel film da vedere con Zorro, i ragazzi fuori con gli amici, un pomeriggio tutto per noi!Il film con il suo ritmo incalzante ci tiene incollati allo schermo. Fino a che..il suono del citofono lungo e impertinente ci riporta alla realtà. Di là la voce perentoria di mio padre: "vieni subito!"
Scendo le scale a due a due e risalgo la rampa che porta all'appartamento dei miei con il cuore che batte forte e il fiato rotto.
Entro in casa, loro in piedi che mi guardano.
Allora penso che se sono lì e  stanno bene è delle cose che stanno per dirmi che dovrò preoccuparmi.
Penso ad una disgrazia, hanno ricevuto una telefonata, qualcosa di grave è accaduto e stanno per dirmelo. Frazioni di secondo, istanti interminabili. Li guardo spaventata, mi siedo, loro ancora in piedi che mi fissano e io che con tono incalzante quasi grido: "Cosa è successo? Cosa c'è?!". Mio padre mi guarda, scuote la testa, mia madre con le braccia conserte, l'aria smarrita, gli occhi stranamente spalancati  in cerca di risposte, mi dice pacata: "mah.. e te che ci fai qui? Come mai sei venuta? mah.. il babbo dice che non ricordo cosa ho mangiato a pranzo!". Poi inizia a "vagare" per la casa: "C'è una pentola sul fuoco.. chi ce l'ha messa..?! Ce l'hai messa te Sam?...."

Respiro, con voce calma le dico di sedersi che parliamo un pò.  Mio padre, quasi sottovoce e con un'insolita pacatezza mi spiega..  la mamma era sul letto a leggere un libro e ad un tratto  non si ricorda più che giorno é, cosa ha mangiato ed è preoccupata per la pentola sul fornello.
Seguono quaranta minuti in cui cerco di convincerla ad andare al pronto soccorso. Lei non vuole, sta bene dice, che ci va a fare? Ripete 4 o 5 volte la solita frase come una litania. Io e mio padre ci guardiamo ancora più preoccupati. Esco sul terrazzo per non spaventarla, chiamo il 118, il medico conferma ciò che temo: la situazione è preoccupante, una tac immediata è necessaria. Parlo con mia sorella che al momento non può raggiungerci. Poi  con Wilma per avere indicazioni sul pronto soccorso che è quello della loro città e  sento Miranda. 
Non sono sola. Posso sempre contare su di loro. Le parole di Wilma mi spingono a non indugiare, quelle di Miranda mi sostengono. Non ho dubbi, decido per lei e andiamo. Mio padre mi sostiene e dice alla mamma di ascoltarmi.

Al pronto soccorso veniamo subiti accolti. Quello del paese di Wilma è un ospedale dove per fortuna non regna il caos,  accoglienza ed affidabilità sono ancora  prerogative di una sanità buona.. almeno a me così sembra e  mi piace pensarlo.
Seguono gli accertamenti e pian piano la mamma torna a riprendersi un pezzettino di sè. Torna a vestire i panni della prof, della donna di cultura che conosco, altro che quella  vecchietta impaurita, confusa e stranulata di poche ore prima. (ma chi era quella lì?!) 
I giorni seguenti un lento ritorno alla normalità. Dai risultati non emerge una situazione preoccupante, un notevole innalzamento della pressione potrebbe avere causato quello stato confusionale. A sentir lei sembra che abbiamo esagerato, siamo voluti andare al pronto soccorso per forza  solo perchè non ricordava cosa avesse mangiato a pranzo..uno sbandamento di dieci minuti...!
E' no mamma, le cose non sono andate così!Ma non posso spiegarti oltre, perchè hai bisogno di essere rassicurata, di sentirti dire che è tutto a posto e che se gli esami sono nella norma allora.. tutto è passato. 
Penso a lei, a chi avevo davanti. E penso a me. In quei due giorni non le ho dato un bacio, non un abbraccio, noi che siamo solite ad un rapporto molto stretto, intimo e confidenziale. Mi chiedo il perchè.. bisogno di mantere una certa razionalità e lucidità d'agire? Paura? Paura della vecchietta che mi son ritrovata davanti? Non lo so..  vado da lei e l'abbraccio forte.

Samantha è questo. Samantha è questo e molto altro.
Samantha si prepara, infila i pantaloni neri che indossa come una guaina, la canotta trasparente, le scarpe nuove, quelle con il tacco mozzafiato. Parola d'ordine: dark e grintosa! Si, mi guardo e mi piaccio. Ho proprio bisogno di leggerezza stasera.
Samantha è pronta ed esce con un gruppo di amiche. Sale in macchina, viene accolta con fischi di approvazione (sennò a che servono le amiche? ; ) Lei le ferma: "un momento! Devo dirvi cosa è accaduto questi giorni"
Le amiche ascoltano con il fiato sospeso.. 

Adesso basta, siamo pronte.. via, solo chiacchiere e risate!!
La serata scorre così, non smetto di ballare. Beviamo, balliamo. Salta fuori anche un fantasma del passato.. Lui: "tu qui? Saranno passati dieci anni.." Sam: "E tu non hai mai avuto il coraggio di farti avanti!"  "Sei bella.."  
Tempo scaduto. 
Dieci anni forse son troppi anche per Samantha. 
Continuiamo a ballare e scatenarci.
Torno a casa ad un'ora indecente, le amiche mi accompagnano ( non mi sembra il caso  farsi ritirare la patente a quarant'anni suonati..!)  Ho un pò esagerato.
 Zorro per qualche giorno tiene il broncio e mi fa pesare la situazione. Poi rompe il silenzio e mi chiede: " Ma cosa ci facevi a letto con la rosa in bocca ?!"
 Segue una Sam imbarazzata..quella rosa proprio non la ricordava..!
Samantha è anche questo.
Sam pensa che fortunatamente è molto più brava quando esagera veramente e nessuno il giorno dopo se ne accorge. E quel che  resta è solo una Sam allegra, bella e determinata. 

PS: al fantasma del passato  ho lasciato il mio numero, giusto per dargli una seconda possibilità... non mi ha cercata. Mi sa che ho esagerato davvero e quella sera ero troppo.. dark!!

                                                                                               Vostra Samantha

venerdì 26 ottobre 2012

"PER QUANTO VOI VI CREDIATE ASSOLTI SIETE PER SEMPRE COINVOLTI..."

E se credete ora

che tutto sia come prima
perché avete votato 
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
F. De Andrè

"Allora, hai festeggiato ieri sera?"
Guardo perplessa la mia collega, che, nonostante sia da sempre di destra, sorride perché Berlusconi, mi dice, ha annunciato il ritiro. No, non ho festeggiato. Come avrei potuto di fronte a quello che resta dopo B? Di fronte ad un Paese allo sbando, che persevera nel fare scelte sbagliare, che si ostina immemore a ripetere sempre gli stessi errori? Con un Paese screditato, senza capacità di riscossa, senza più entusiasmo, speranza, fiducia? Senza nemmeno più rabbia. Un Paese, forse, già morto. 
Come avrei potuto festeggiare davanti a quell'imbarazzante, penoso omino di cartapesta, comparso ieri sera, in un video così sgranato da far pensare che abbiano sostituito direttamente con un calzino di spugna, la calza di nylon sulla telecamera che vent'anni fa ne annunciava la discesa in campo per difendere l'Italia dai comunisti? 
A vederlo, così patetico e grottesco, col cerone da stucco ed i capelli improbabili, mi sono sentita come deve essersi sentito il bambino della fiaba di fronte alla nudità dell'Imperatore. Stupore per una verità palese a tutti ma da tutti dissimulata. 
Il re è nudo! Un pagliaccio invecchiato male, per niente credibile, e drammaticamente ridicolo. Sotto gli occhi del mondo, innegabile, la vacuità inconsistente del suo essere, la dannata paura del tempo che passa, l'eccessiva vanità, la sua superficialità irresponsabile
Il re è nudo! Ma con lui siamo nudi tutti noi, che per vent'anni gli abbiamo dato fiducia, credibilità, ammirazione, gli abbiamo affidato il Paese. La sua nudità è la nostra; la sua bassezza è la nostra. Svelati i meschini autoinganni, è messa a nudo ogni nostra debolezza: l'incapacità di ricordare e di imparare dal passato, l'irresponsabilità che mettiamo nel fare scelte essenziali, la superficialità, la tenace pusillanimità, il qualunquismo, lo scarso senso della vergogna. Siamo tutti coinvolti. Colpevoli dell'inettitudine, dell'inefficacia, della scarsa convinzione con cui ci siamo opposti a questo sfacelo. E' anche nostra la colpa di tutto questo. Anche se ci sentiamo assolti... siamo per sempre coinvolti.

Domani andrò a manifestare a Roma. 
Anche se mi han detto che non servirà a cambiare le cose. 
Anche se dubito che servirà a cambiare le cose. 
Quel che so però è che restare a casa, comodi sul divano non servirà di certo a cambiare le cose. 
Anzi in quel caso si corre pure il rischio di essere fraintesi. 
Di passare magari per conniventi o addirittura per complici. 
E questo di fronte a mio figlio non posso permetterlo. 

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!
L'Italia è sull'orlo del precipizio, ci aspettano mesi di tagli e manovre "lacrime e sangue", l'opposizione è inesistente e Mario Monti non è il nostro eroe ma almeno...BERLUSCONI SI E' DIMESSO!!!

SE NON ORA QUANDO?

SE NON ORA QUANDO?
FIRENZE, 13 FEBBRAIO 2011.