FRANCESCO MUSANTE

FRANCESCO MUSANTE
UNA ROSA LA LUNA E LA NOTTE INTERA PER PENSARE A TE

lunedì 16 novembre 2009

TORINO E LA "DONNA SENZA ETA'"....

Siamo stati qualche giorno a Torino. Ospiti di una meravigliosa donna senza età e della sua famiglia. Siamo tornati molto più ricchi di quando siamo partiti. Negli occhi, nel cuore, tanti momenti intensi da ricordare. Torino è una città aristocratica e accogliente, che in autunno, per vezzo, per magia, si colora di rosso amaranto, di giallo ocra, di arancio. E si profuma di cioccolato fondente e gianduia. Torino è liberty. Come la "Donna senza età". E come lei ti seduce in interminabili passeggiate sul lungo Po, dove si snodano i ricordi e i sogni, i dolori e gli amori. Il percorso lungo il fiume, che continuamente cambia per stupire il viandante, affascina, eccita, stanca, commuove...Come la vita vissuta intensamente. Come un bel libro cominciato, che non è ancora del tutto scritto, che forse non sarà mai compiuto ma che, proprio per questo, fa esplodere sogni e batticuori. Grazie per l'ospitalità, che è stata tanto empatica da permettere l'incontro e l'apertura l'un l'altro e tanto genuina da farci assaporare un benessere caldo e piacevole. Torneremo senz'altro. O forse siamo ancora lì, perchè non si lascia mai del tutto ciò che ci ha regalato emozioni.

IL MURO DI BERLINO: Accadeva vent'anni fa...

In quei giorni la Storia, inarrestabile e impietosa, arrivava a Berlino con passi di baldanza. Crollava quel muro odioso che divideva Berlino e il mondo intero. Lo vedevamo, attraverso lo schermo della tv nel telegiornale delle 20:00, fatto a pezzi a tempo di musica da folle di giovani ventenni esultanti e in festa. Li guardavamo, increduli, quei nostri coetanei berlinesi ballare, felici, sulle macerie. Liberi finalmente. E pieni di speranza.
Io avevo, allora, vent'anni. Vent'anni appena compiuti, una vita davanti piena di promesse e una tenace, ingenua convinzione. Quella di sapere già tutto. Mentre non sapevo un bel niente.
Crollava il Muro e, implacabile e misteriosa, la Storia cambiava direzione e metteva fine ad un'epoca. E così, da quello schermo, io assistevo, sbigottita, gli occhi umidi di lacrime, alla fine di un Mondo. Può sembrare strano, oggi, e molti, nati dopo quel 1989, non capiranno, ma quei giorni non furono giorni di festa per tutti. Infatti, per alcuni di noi che, ingenuamente, avevano creduto di poter costruire un mondo diverso, una società più egalitaria, e più giusta, sotto quelle macerie si seppelliva un Sogno. Scompariva un'Idea. Per quelli di noi, che quel Sogno condivisero e perseguirono, il crollo del Muro lasciò un vuoto incolmabile. Improvvisamente ci ritrovammo orfani, ad aprire gli occhi su una realtà spietata che non eravamo riusciti a vedere. Noi che, ostinatamente, avevamo cercato di non udire il sinistro scricchiolio delle travi che cedevano e delle crepe che si aprivano, sempre più ampie, sempre più pericolose, ci accorgemmo del crollo solo di fronte alle macerie fumanti. La Storia, inarrestabile, noi non la sentimmo arrivare. E ci lasciò così, inermi, e sgomenti. Improvvisamente orfani. E senza speranza.
Perchè il Muro nel suo ineluttabile crollo, trascinò con sè anche la possibilità di immaginare altri modi di stare su questo mondo, di crescere e di prosperare insieme. Da quel giorno ha prevalso un unico, totalizzante, modello di società. Quello occidentale, che, dopo la caduta del Muro, ha rotto ogni indugio e sta precipitando, irresponsabile e senza freni verso i suoi eccessi. Questo modello è rappresentativo di una società che persegue il piacere personale ed immediato prima di tutto, invoca il perseguimento ossessivo dei propri interessi, esalta il guadagno facile, le speculazioni selvagge e il successo immeritato, si ammanta di moralismo e se ne fotte dell'etica e del bene comune. Una società in cui un individuo è valutato in base a ciò che possiede e alle amicizie importanti su cui può far leva e non dalla coerenza e onestà dei propri atti. Una società che ama l'arte e la cultura solo come fonti di immediato guadagno. Una società che proprio non mi piace.
Sbagliavamo allora. Ma inseguivamo un sogno. Avevamo un'alternativa. Potevamo pensare che un altro mondo era possibile e a portata di mano.
Dopo vent'anni, il vuoto lasciato dalla caduta del Muro di Berlino ancora niente l'ha colmato. Allora non scesi in piazza a ballare e a festeggiare. E, francamente, non mi sento di festeggiare neanche oggi.

martedì 10 novembre 2009

IL MURO DI BERLINO

Il parlamento italiano, con la legge n. 61 del 15 aprile 2005, ha dichiarato il 9 novembre "Giorno della libertà", quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo.

"Oggi a Berlino sono rimasti pochi resti di quel muro che 20 anni fa era un simbolo di divisione e di repressione. Tuttavia, rimangono in piedi muri che rendono alcune persone più uguali di altre sul piano del godimento dei diritti umani. Nonostante le minacce, le intimidazioni e gli arresti, i difensori dei diritti umani in ogni angolo d'Europa, stimolati dall'energia sprigionata dal crollo del Muro, continuano a lottare per un continente dove tutti i diritti umani siano rispettati, per tutti"

(Duckworth- Amnesty International)

domenica 8 novembre 2009

IL PORTAVOCE DELL'OPPOSIZIONE ESTETICA

Minu, la meravigliosa Donnetta di Pianezza, mi ha fatto conoscere, attraverso i suoi post, un giornalista davvero interessante:

Massimo Gramellini

Questo è uno dei suoi articoli: "Come portavoce autonominato della Opposizione Estetica, mi permetto di esprimere tutto il mio sommesso disgusto per il prototipo di donna che emerge dagli scandali di queste settimane, che poi è la stessa donna che vediamo paparazzata nelle feste della Roma Cafona o issata sui troni di cartapesta di certi programmi televisivi. Bella di una bellezza vistosa e ritoccata. Vestita e truccata come la maschera di un trans. Aggressiva, sgangherata, ignorante. Non so per quale ragione certi uomini di potere abbiano una predilezione per lei. Immagino perché non li mette in discussione. E’ una donna-sofà, a cui il potente si rivolge per scaricarsi e rilassarsi, con lo stesso spirito con cui davanti al televisore preferisce una gara di rutti a un programma di storia. So però che sopravvive un altro genere di maschi e che a questi maschi continua a piacere l’altra donna. Quella che non sghignazza, ma sorride. Che non mostra, ma allude. Che non seduce con le microgonne, ma con gli spacchi. Che conserva intatto il mistero femminile e intriga l’uomo che cerca di entrarvi in comunione. Che non si rifà, ma ha cura di sé. E sa coltivare sogni più larghi di una passerella scosciata in tv. Di quest’altra donna i media non parlano più, al punto che qualcuno è arrivato a preconizzarne la scomparsa. Mai la realtà fu così lontana dalla rappresentazione. L’altra donna esiste e cammina ogni giorno accanto a noi. A scuola, in famiglia, in ufficio, sul tram. Basta solo ripulire un po’ lo sguardo per riuscire a cogliere la sua meraviglia." Ditemi, quest'uomo non è semplicemente da baciare? Si, lo voglio baciare...E se si candida lo voto!

lunedì 2 novembre 2009

Ciao, Alda...

Lascio a te queste impronte sulla terra tenere dolci, che si possa dire: qui è passata una gemma o una tempesta, una donna che avida di dire disse cose notturne e delicate, una donna che non fu mai amata. Qui passò forse una furiosa bestia avida sete che dette tempesta alla terra, a ogni clima, al firmamento, ma qui passò soltanto il mio tormento. Alda Merini

domenica 1 novembre 2009

CHI SUBISCE VIOLENZA...

Ray vive con noi da quasi tre anni. E' un'immenso cane con occhi a mandorla e portamento superbo. Incrocio tra pastore tedesco e husky. Lo siamo andati a prendere in un canile. Ma lui non ha mai vissuto lì. Ce l' ha portato un'anziana signora, impossibilitata a tenerlo con sè ma disperata all'idea di lasciarlo andare. Piccolo, su quelle gambette allora incerte, mentre noi gli andavamo incontro sorridenti, lui indietreggiava verso la sua padrona. Inutile precisarlo: è un cane con pregi e difetti, come gli altri membri della famiglia e, come ognuno di noi in questa casa, è molto amato. Scava in giardino dopo che tu pensi di aver finalmente raggiunto quello che si chiama un bel prato, sradica il rosmarino perchè spera sempre di trovarci sotto un bell'osso, fa la pipì su qualsiasi cosa che tu ti dimentichi fuori dalla porta, anche un attimo solo, e, per un tempo che sembrava non finire mai, ha mangiato scarpe, maglie nuove, tute del Piccolo, giochi in plastica. Non si dimentica mai di salutarti felice quando arrivi. E' sempre una festa per lui vederti. Anche se prima di uscire l'avevi trattato sgarbatamente. Non porta rancore. E ti guarda profondo e consapevole quando sente che le cose per te non vanno come devono. A volte sembra avere nello sguardo una saggezza inesprimibile, una conoscenza che non appartiene all'uomo, un sapere a cui non ci è dato arrivare. E così, in piedi, con il muso alzato, immobile, assorto, guarda il cielo. Come rispondendo ad un richiamo ancestrale. E' bellissimo in quei momenti. Qualche giorno fa è uscito dal cancello per andare con il Piccolo a chiamare un amico. I due trasgressori pensavano di far presto e di farla franca. Purtroppo non è andata così. Ray è stato aggredito selvaggiamente sotto gli occhi del suo disperato padrone, da un suo simile. Il Piccolo racconta che si è lasciato picchiare, senza reagire. Per fortuna le urla, il pianto del bambino lo hanno salvato. Adesso viviamo con un essere che ha subito violenza. E' tornato distrutto, e non solo fisicamente. L'altro Ray, quello festoso e fiducioso, geloso dei nostri abbracci se non lo coinvolgevamo, sembra appartenere ad un'altra vita. Ha paura. Ogni rumore lo scuote. E vuol solo stare in casa, lui che non ci stava mai. Regredito tragicamente. Si sdraia ai miei piedi e, di tanto in tanto, fa sospiri profondi, come di stanchezza, sofferenza, delusione. La rappresentazione di chi ha subito. E chi vive con chi ha subito è assalito da un'impotenza che è rabbia, dolore, difficoltà a credere ancora negli altri. Mi chiedo: possiamo fare qualcosa per l'altro cane? Mi vien da pensare che, forse, sta peggio di Ray...

martedì 27 ottobre 2009

COLLEGATA!!!

Da tre settimane abitiamo nella Valle Incantata, tra colline argentee di olivi e boschi di castagni, godendoci aria buona, notti incredibilmente silenziose e così buie che sembra di poter toccare con mano le stelle. Bellissimo! E, se non bastasse, nell'angolo in fondo, là dove va a morire il sole, si può intravedere un ritaglio di mare, grigio nelle giornate nuvolose, azzurro quando il cielo è sereno.
Nella Valle Incantata la vita sembra rallentare il passo, fermarsi a prendere fiato, moltiplicare i modi e le opportunità per esser felici o per lo meno sereni. Vivere qui, dunque è una splendida ed impagabile fortuna ma ha anche i suoi svantaggi. Infatti, in questa gola scavata dal torrente, la corona di monti e colline che la proteggono impediscono a qualsiasi segnale di arrivare: niente tv, cellulari che vanno ad intermittenza solo in alcuni punti della casa (e male), impossibile il collegamento ad internet. Ahi! E così dopo le prime serate di partite a carte, chiacchierate rilassanti in famiglia ed interessanti letture comincia a pesarmi l'impossibilità di collegarmi. In fondo siamo nel 2009, ci deve pur essere un modo per collegarsi ad internet!
Mi rivolgo ad una signorina vodafon. Mi spiega, premurosa, nei dettagli le varie offerte e possibilità: c'è davvero solo l'imbarazzo della scelta...ma poi quando nomino la Valle Incantata scuote sconsolata la testa: lì non prende! Io insisto: guardi che c'è un punto della casa dove il cellulare mi prende...due tacchette, a volte pure tre... La signorina non è convinta, mi nomina sigle sconosciute che mi dovrebbero apparire sul cellulare... mi vergogno, non so di cosa stia parlando, capisco di non essere all'altezza, me ne vado mortificata e senza chiavetta.
Oggi però ci riprovo. Del resto, Wilma mi ha pure già sgridato pubblicamente per la mia latitanza in mansarda. Tento in un altro negozio. Mi accoglie un ragazzino: è preparato, ottimista, e alla fine mi convince. E così eccomi qui, con la mia chiavetta con Swarovsky incastonati, con il portatile in bilico sull'angolo del letto (unico punto dove c'è collegamento anche se leeento) a mandare segnali di vita dalla Valle Incantata. FINALMENTE!

giovedì 22 ottobre 2009

SCENE DI VITA FAMILIARE...

Oggi tutto il giorno al lavoro, fino a sera: mille grane, frustrazioni, dolori ascoltati, storie tristi e ingiustizie diffuse. Torno a casa stanchissima. Varco la soglia e mi accoglie un vero e proprio terremoto! Pensare che oggi è il giorno dell'"amata Franca" e la casa avrebbe dovuto attendermi linda e profumata. Fred ha comprato il maxi schermo per il salotto (niente paura: era un'offerta che non potevamo, giuro, proprio non potevamo lasciarcela scappare!) e, per fargli posto, ha dovuto spostare mensole, fare buchi vari, trasferire mobili: insomma, un vero e proprio travaglio di parto! Mentre saluto la mia dolce metà in versione Naomo che sfodera eccitato il trapano, ostento un self control degno di Gandhi e sorrido a denti stretti. Ma dico io: serviva davvero quella scatola piatta e ingombrante, blaterona e superficiale in casa nostra? Il tempo di formulare l'ingombrante pensiero e...Bum! Tanf! Slend! Tatantà! e via di questo passo, all'infinito...Dalla mensola soprastante è atterrato tutto quanto vi giaceva da anni, mosso dalla vibrazione dello strumento usato: libri in quantità industriale, vasi acquistati in Puglia, il prezioso regalo della mia amica e collega di qualche Natale fa, ricordi impagabili, distrutti senza pietà! "Adesso lo ammazzo! E che nessuno osi fermarmi!" penso fulminea...Urlo frasi irripetibili. Davanti al Piccolo, che un pò ride, un pò mi consola. Fred non coglie lo scontro, continua a pensare alla SUA tv nuova, prosegue il lavoro calpestando i cocci, i libri, come se nulla fosse successo. Abbozza solo che, quei vasi, a lui, non erano mai piaciuti molto...Sono così arrabbiata che potrei fare una strage. Me ne vado in bagno: così ci ha insegnato Fonzies, in "Happy Days", a noi nati negli anni '70...Il bagno è il pensatoio. Mi rilasso un pò, finchè la belva mi si risveglia dentro, improvvisamente bellicosa e desiderosa di sangue: il rotolo della carta igienica è stato finito e, come al solito, hanno aspettato me per cambiarlo!!! Oltretutto anche qui, in mansarda, mi tocca far di tutto! Eh, si, care coinquiline, mi sto lamentando: Samantha latitante e fuggitiva, Miranda che non riesce a fuoriuscire dagli scatoloni del trasloco...Allora!? Vi svegliate? Venite a rassettare un pò? Qui la vostra mancanza diventa veramente pesante da gestire! Help me!

mercoledì 21 ottobre 2009

La partita di pallone

La consueta partita della domenica mattina. Il Piccolo fa il portiere. Equilibrato e sereno, senza ansie nè eccessivi investimenti. Ha scelto di giocare a calcio con fermezza e determinazione. Consapevole che nè io nè suo padre apprezziamo questo sport. E' bellissimo dentro a quei completi informi, con i guanti fuori misura, i calzettoni che toccano il pantaloncino e la maglia extra large. A volte si china per legarsi le stringhe, ignaro della partita che prosegue, si gratta il naso, si rimette con calma i guanti, si distrae a guardarci, ci saluta fuori luogo. Altre volte è attentissimo, si getta verso la palla, si lancia con eleganza e competenza, fa parate difficili e improbabili. Più volte è successo che, a fine partita, l'arbitro o l'allenatore della squadra avversaria si siano complimentati con lui, con una pacca sulla spalla e un: "bravo portierino"...Lui sorride compiaciuto poi mi chiede:"me le compri le patatine?", già lontano dalla partita, immerso nel suo mondo di bambino. Domenica, a metà partita, un'ennesima palla viene dirottata verso la porta, il Piccolo fa un uscita inopportuna. La squadra avversaria segna goal. Un genitore, a voce alta, lo rimprovera con animosità. Gli altri esprimono esclamazioni di dissenso per l'azione sbagliata. Il Piccolo sente. Si rabbuia. Lo conosco: gli viene da piangere. Guardo quelle spallucce un pò chine e sento l'impulso di fare "invasione di campo" e portarmelo via. L'allenatore lo chiama a gran voce. Il Piccolo alza la testa; si guardano. L'adulto mostra al suo fragile atleta il pollice alzato. "Prosegui, va tutto bene. Non è successo niente. Penso ancora, di te, che sei bravo...": questo è il messaggio pronunciato nel gesto. E arriva l'incoraggiamento, la stima, l'accettazione al di là dello sbaglio. Eccolo lì il vero educatore. Colui che ti esorta ad andare avanti, che premia anche gli insuccessi, che sa capire il momento e ti consola, che accetta la frustrazione di un errore che è anche il suo, che ti accoglie e ti apprezza al di là della prestazione. Quel pollice alzato e il sorriso del Piccolo, in risposta, li ho trovati belli come un tramonto sul mare, complici come vecchi amici che giocano a briscola, nel bar del paese.

lunedì 12 ottobre 2009

BRICIOLE...

Tesoro mio, stamani, approfittando forse del fatto che potevamo entrambi riposare un pò, sei entrato in camera e, attento a non far rumore, ti sei sdraiato accanto a me. Come facevi mille anni fa. Pur nel timore di un tuo rifiuto, ho provato a coccolarti un pò e tu, di nuovo fragile e disponibile come nell'altra vita, mi hai lasciato fare. Ti sei arreso al mio abbraccio. Siamo rimasti così per un tempo indefinito. Tra il sonno e la veglia. Sentivo il tuo respiro, il tuo profumo di buono, la tua pelle inconfondibile. "Finalmente!", ho pensato. E la pace mi ha invaso. Ho avvertito, inaspettatamente, l'origine della mia inquietudine: ho nostalgia di quel che eravamo. Conservo nella mia memoria, come un collezionista appassionato, milioni di ricordi di quella vita là. Ciò che più mi spaventa è che tu, nel tuo cammino incessante per tracciare la tua strada, ti possa allontanare troppo e che il viaggio verso l'autonomia che insegui, invochi, promuovi, non preveda il ritorno. Non è per niente facile ammetterlo: ho una gran paura di perderti. Ma forse tu te ne sei già andato, la tua metamorfosi è in pieno svolgimento ed io son rimasta indietro. Nell'abbraccio di questa meravigliosa mattina, nel chiarore che ha invaso la stanza, ho avvertito, finalmente, che la vera ribelle, tra noi due, son io. Che mi ostino a non cambiare, che mi oppongo al movimento naturale della vita, manicheista, nostalgica, timorosa di invecchiare. Sono io che ho bisogno di capire, non tu. Nel tuo gesto ho sentito la tenerezza, la comprensione, il tornare indietro a prendermi; come facevo io con te quando ti attardavi distrendoti con mille preziose futilità. Ed ho gustato quel momento, come se fossero briciole cadute sulla tavola da una fetta di dolce al cioccolato già mangiata...