FRANCESCO MUSANTE

FRANCESCO MUSANTE
UNA ROSA LA LUNA E LA NOTTE INTERA PER PENSARE A TE

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.
I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le favole. Betty Hinman
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sabato 1 gennaio 2011

A. GRAMSCI: Voglio che ogni mattino sia per me un Capodanno

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna. E sono diventati cosí invadenti e cosí fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Cosí la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa la film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.”
BUON ANNO A TUTTI!!!!!!!

mercoledì 27 gennaio 2010

EMOZIONI

Sono un grande, ingombrante, uccello ferito.

Il portiere che subisce il rigore.

Una prostituta alla fine di ogni fugace incontro.

L'attrice di commedie personali,

drammi inventati,

amori profondi,

battaglie sanguinarie.

Sono il vento

che trasforma silenzioso,

che

porta speranza,

movimento,

fastidio.

Anelo l'assenza di persone, affetti, convenzioni.

Invoco emozioni.

WILMA

venerdì 25 dicembre 2009

TANTI AUGURI SCOMODI

Carissimi,
non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi "Buon Natale" senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l'idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l'ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la città dorme nell'indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere "una gran luce" dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell'edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, "facendo la guardia al gregge", e scrutano l'aurora, vi diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio dell'abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l'unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Tonino Bello

lunedì 2 novembre 2009

Ciao, Alda...

Lascio a te queste impronte sulla terra tenere dolci, che si possa dire: qui è passata una gemma o una tempesta, una donna che avida di dire disse cose notturne e delicate, una donna che non fu mai amata. Qui passò forse una furiosa bestia avida sete che dette tempesta alla terra, a ogni clima, al firmamento, ma qui passò soltanto il mio tormento. Alda Merini

martedì 25 agosto 2009

A PROPOSITO D'AMORE...

I PORCOSPINI E LA TEORIA DELL'AMORE


Una compagnia di porcospini,
in una fredda giornata d'inverno,
si strinsero vicini,
per proteggersi,
col calore reciproco, dal rimanere assiderati.
Ben presto, però, sentirono le spine reciproche;
il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo
l'uno dall'altro.
Quando poi il bisogno di scaldarsi
li portò di nuovo a stare insieme,
si ripetè quell'altro malanno;
di modo che venivano sballottati avanti e indietro
tra due mali, finchè non ebbero trovato
una moderata distanza reciproca,
che rappresentava per loro la migliore posizione.


Arthur Schopenhauer
(Parerga e Paralipomena, II, 2, Cap.30, 396)

venerdì 24 luglio 2009

Scirocco, stanotte...

Mi fermo
a scambiare
parole di cortesia
con te:
il tempo...,
il mare...,
si prevede scirocco, stanotte...
frasi consuete
luoghi comuni.
Ma il vero dialogo
lo scambiano
i nostri occhi,
muti,
persi gli uni negli altri,
che dicono parole
vietate alla voce .
I tuoi occhi ardenti
chiedono ai miei.
I miei occhi ardenti
rispondono ai tuoi.
Ti voglio...
mi vuoi...
son tua...
Quando verranno le parole,
se verranno,
non potranno aggiungere niente
a ciò che gli occhi
si sono già detti.
Fedra

giovedì 18 giugno 2009

PER CHI SUONA LA CAMPANA

Nessun uomo è un'Isola,
intero in se stesso.


Ogni uomo è un pezzo del Continente,
una parte della Terra.


Se una Zolla viene portata via dall'onda del Mare,
la Terra ne è diminuita,
come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una Magione amica o la tua stessa Casa.


Ogni morte d'uomo mi diminusce,
perchè io partecipo all'Umanità.


E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:


Essa suona per te
John Donne

mercoledì 3 giugno 2009

LA POESIA E' TORNATA A TROVARMI

QUAL' E' IL POSTO DEI SOGNI AVVERATI?


Qual'è il posto dei sogni avverati?
Quelli pensati a lungo
desiderati
rincorsi
e alla fine vissuti?


Dove finiscono i desideri soddisfatti
le emozioni vissute
gli amori consumati?


Sono destinati ad invecchiare?
A subire il lento
inesorabile declino
che la vita riserva
a ogni creatura
oggetto
emozione?


Diventano abitudine.
Stanchezza.
Fatica.
Noia.
Assenza.


Se li lasci andare
si confondono con mille altri.
Ma se riesci a catturarli restano nel cuore.
Per sempre.


Wilma

domenica 10 maggio 2009

MAMM'EMILIA Erri De Luca

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
non il loro peso
A te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra.
Ti darò al fuoco
fratello del vulcano che ci orientava il sonno.
Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.
Erri De Luca

lunedì 20 aprile 2009

POVERA PATRIA!

Povera patria!
Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà,
non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco,
e mi fa male vedere un uomo come un animale.
Non cambierà,
non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.
FRANCO BATTIATO
Cambierà? Speriamo che cambi presto...

sabato 11 aprile 2009

LORIS MALAGUZZI: invece il cento c'è

Mio figlio, nel tentativo non vano di esprimere al meglio la sua inesauribile creatività e capacità operativa, ha intasato il water.
Trascuro i particolari piacevoli e gratificanti dello stasamento.
...
Avrei voglia di strozzarlo.

INVECE IL CENTO C'E'
Il bambino
è fatto di cento.
Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri cento
modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi da scoprire
cento mondi da inventare
cento mondi da sognare.
Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose che non stanno insieme.
Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

sabato 4 aprile 2009

che poesia del cazzo!

Son cazzi
Se fossi un uomo
mi guarderei spesso il pisello
e non mi andrebbe
di chiamarlo come un vegetale
mi andrebbe più di chiamarlo
cazzo
più confidenzialmente cazzo
volgare ma veloce
e sicuro di tutta questa ricchezza di zeta.
I cazzi mi paiono francamente nascosti
e spaventevoli.
Spaventevoli come le cose nascoste
Spaventevoli come le cose di carne e sangue
Spaventevoli come le cose che cambiano forma
Spaventevoli come le cose che danno la vita
Spaventevoli come le cose che fanno godere
Spaventevoli come le cose che devi scoprire
Spaventevoli come le cose che contengono
Spaventevoli come le cose che esplodono
ma non come i fuochi artificiali,
come la lingua del serpente
come il vulcano.

Io i cazzi
genericamente li penso
e non li vorrei frequentare
li frequento per costrizione biologica
quella roba che hanno i cani
che finchè la biologia non vuole
i cani non si staccano
ma poi i cazzi hanno questa natura nascosta
questa natura così attaccata a un uomo
al suo occhio destro e sinistro
al suo profilo migliore
all’odore della sua pelle
a quella cosa meravigliosa che fa
a quell’uomo che vorresti chiudere gli occhi
e lasciarti portare.
Ho ballato un valzer insieme a te
te attaccato al tuo scomposto semplice gonfio sorprendente pisello
ho ballato un valzer con il cazzo
e mi è venuto da pensare
questo pensiero sul cazzo
I cazzi li ripenso
così uno per ogni uomo
e con le dovute somiglianze
ma tutti diversi
non ce n’è uno uguale
all’altro.
Così la forma del cazzo
gliela leggi sulla faccia a ognuno
ognuno con la sua faccia e con il suo cazzo
e quando ti ci ritrovi faccia a faccia
con quell’uomo
con quella sua faccia
con quel suo cazzo
son cazzi.
Il cazzo è come il cane
uguale al padrone
ma più difficile
perché la faccia si vede dalla faccia
mentre l’anima e quelle cose
quelle cose divine
quelle cose misteriose e che esplodono
quelle cose del cuore e dell’intestino
quelle cose delle carne e della meraviglia
quelle cose della gioia e della paura
quelle
son cose nascoste.
Ho trovato in rete questa poesia di Alessandra Racca. Colorata, romantica ma anche ironica. Con spavalderia mista al sorriso trova il coraggio di infrangere un tabù: una donna che parla dell'organo maschile. Allegramente ma anche seriamente. Di quell'oggetto così misterioso e insondabile che ci affascina ma al tempo stesso ci spaventa. Sfrontato, impudico, arrogante a volte, tenero e spaventato altre. Capace di procurare piacere e di generare la vita. Eppure nel nostro intimo un po' ci spaventa, con quell'aria da so-tuttto-io, da perenne adolescente che non ascolta i richiami, che non rispetta le regole. E ci spaventa pure dire a voce alta il suo nome: cazzo, appunto. Alessandra la commenta così:
"Sai, anche gli uomini trovano molto misterioso il cazzo. Il proprio, intendo. Tante volte il cazzo si fa i cazzi suoi, tutto bello efficace quando non serve e viceversa. Certe volte lui sciopera mentre il cuore è in tumulto e viceversa. Quando succede, non sai mai a chi dare ragione. Sono entrambi misteriosi, cuore e cazzo. Tutti sanno che il cuore a volte fa cazzate. Pochi sanno che il cazzo a volte fa cuorate. Ma tutto sommato credo che abbiano ragione entrambi, e alla fine, in genere, trovano un accordo. Come diceva quel filosofo: il cazzo ha cuori che il cuore non conosce, il cuore ha cazzi che il cazzo non conosce, ma io che ho cuore e cazzo, nel complesso, m’innamoro e amen. Baci"
Grazie Alessandra per avermi permesso di pubblicare alcune delle tue poesie

martedì 31 marzo 2009

E IL TETTO E' FATTO!!!

EVIDENZE 2
Ci vuole tempo per costruire
una casa per gettare
le fondamenta sollevare
muri appendere
quadri fare e disfare
letti comperare
nuove pantofole cambiare
tutto.
Ci vuole tempo:
detto questo non smetterò di essere
impaziente

ALESSANDRA RACCA ovvero LA SIGNORA DEI CALZINI

Il muratore ha deciso, è partito senza quasi neanche avvertire e in quattro e quattr'otto il tetto è fatto. Ha deciso di sostituire i tegoli, a suo piacere, ha scelto il colore dei muri esterni, a suo piacere. E' un muratore efficace che vi devo dire? E' pure molto gentile: mi solleva sempre dal peso enorme di dover scegliere. Lascio i mattoni rossi o li faccio tinteggiare di bianco? Non c'è bisogno che io mi stia tanto a scervellare: lui decide meglio rossi! Arco o non arco? Niente arco neanche a parlarne!

Quasi quasi questo muratore me lo sposo! Non si potrà neanche lamentare che sulla casa ho deciso tutto io...
(il tetto però è bello, no?)

giovedì 12 marzo 2009

'FAN CULO LA MAGGIORANZA!!!!

Per Minu, per me e per tutti coloro che, difronte a questo mondo che va alla deriva, si chiedono: stiamo forse impazzendo?
No, i veri pazzi non siamo noi...
Molta pazzia è divino buon senso -
per un occhio avvertito -
molto buon senso - pura pazzia -
è la maggioranza
in questo, come in tutto a prevalere -
Di' sì - e sei sano -
ribellati - subito sei pericoloso -
e ti trattano con catene -
Emily Dickinson

domenica 8 febbraio 2009

Emozioni

Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.
E. Montale (Ossi di seppia)

martedì 30 dicembre 2008

FERMATE IL MASSACRO!

Questo blog è il luogo per me dove posso liberamente e senza inibizioni parlare, inveire, argomentare, scherzare, polemizzare, ragionare, sragionare, maledire, lamentarmi, fantasticare, imprecare, confessare, ironizzare, cantare, commuovere e commuovermi, fare sul serio ma anche per scherzo... Eppure difronte a tutto lo strazio, l'orrore, di questi giorni di bombardamenti, di dolore, di morte, sulla striscia di Gaza io non ho parole. Solo i versi del poeta possono cantare la mia rabbia:
Ricordate!
Sono un arabo
E la mia carta d'identita' e' la numero cinquantamila
Ho otto bambini
E il nono arrivera' dopo l'estate.
V'irriterete?
Ricordate!
Sono un arabo,
impiegato con gli operai nella cava
Ho otto bambini
Dalle rocce
Ricavo il pane,
I vestiti e I libri.
Non chiedo la carità alle vostre porte
Ne' mi umilio sui gradine delle vostre porte
Perciò, sarete irritati?
Ricordate!
Sono un arabo,
Ho un nome senza titoli
E resto paziente nella terra
La cui gente è irritata.
Le mie radici
furono usurpate prima della nascita del tempo
prima dell'apertura delle ere
prima dei pini, e degli alberi d'olivo
E prima che crescesse l'erba.
Mio padre…viene dalla stirpe dell'aratro,
Non da un ceto privilegiato
e mio nonno, era un contadino
ne' ben cresciuto, ne' ben nato!
Mi ha insegnato l'orgoglio del sole
Prima di insegnarmi a leggere,
e la mia casa e' come la guardiola di un sorvegliante
fatta di vimini e paglia:
siete soddisfatti del mio stato?
Ho un nome senza titolo!
Ricordate!
Sono un arabo.
E voi avete rubato gli orti dei miei antenati
E la terra che coltivavo
Insieme ai miei figli,
Senza lasciarci nulla
se non queste rocce,
E lo Stato prenderà anche queste,
Come si mormora.
Perciò!
Segnatelo in cima alla vostra prima pagina:
Non odio la gente
Né ho mai abusato di alcuno
ma se divento affamato
La carne dell'usurpatore diverrà il mio cibo.
Prestate attenzione!
Prestate attenzione!
Alla mia collera
Ed alla mia fame!
Mahmoud Darwish (Carta d'identità)

sabato 20 dicembre 2008

Le rose che non colsi...

"Il mio sogno è nutrito d'abbandono, di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono state... Guido Gozzano"

giovedì 20 novembre 2008

ERRI DE LUCA "Considero valore..."

Considero valore
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

martedì 28 ottobre 2008

TI AUGURO TEMPO

Dopo tanta politica ho voglia di tornare alla poesia.
Oggi sento vicini questi versi di Elli Michler. Ascoltate:
Ti auguro Tempo.
Non ti auguro un dono qualsiasi
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo per divertirti e per ridere.
Ti auguro tempo per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo non soltanto per trascorrerlo.
Ti auguro tempo perché te ne resti,
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
E tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno ogni tua ora come dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo:
tempo per la vita.

domenica 10 agosto 2008

Ode alla vita

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità. Martha Medeiros

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!
L'Italia è sull'orlo del precipizio, ci aspettano mesi di tagli e manovre "lacrime e sangue", l'opposizione è inesistente e Mario Monti non è il nostro eroe ma almeno...BERLUSCONI SI E' DIMESSO!!!

SE NON ORA QUANDO?

SE NON ORA QUANDO?
FIRENZE, 13 FEBBRAIO 2011.