FRANCESCO MUSANTE

FRANCESCO MUSANTE
UNA ROSA LA LUNA E LA NOTTE INTERA PER PENSARE A TE

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.
I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le favole. Betty Hinman

martedì 28 dicembre 2010

INDAGINE OCSE-PISA: tra strumentalizzazioni, demagogia e dubbi legittimi

La ricerca PISA (Programme for International Student Assessment) è un'indagine internazionale promossa dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) con l'ambizione di valutare il sistema dell'istruzione attraverso l'accertamento delle conoscenze e capacità dei quindicenni scolarizzati verificando se e in che misura i giovani che escono dalla scuola dell'obbligo hanno acquisito alcune competenze giudicate essenziali per svolgere un ruolo consapevole e attivo nella società e per continuare ad apprendere per tutta la vita.
L'indagine, che viene effettuata ogni tre anni, accerta il possesso di conoscenze e abilità nelle aree della lettura, della matematica e delle scienze e alcune competenze trasversali in gioco nel ragionamento analitico e nell'apprendimento.
Dai risultati dell'indagine OCSE-PISA il Sistema Scolastico Italiano è sempre risultato inadeguato e gli studenti italiani insufficientemente formati, infatti, i punteggi ottenuti li hanno sempre collocati ampiamente sotto la media OCSE, a livello dei Paesi più poveri. Inevitabilmente questi risultati hanno fatto sorgere molti interrogativi e molti dubbi sulla qualità della Scuola Italiana, sulle sue finalità, sulla preparazione dei suoi docenti. Di fronte a ciò era forse necessario aprire un dibattito costruttivo, aperto, non ideologico per individuare punti deboli e criticità del sistema scolastico nostrano, per cercare soluzioni, avanzare proposte innovative, confrontarci con altre realtà, rivedere priorità e finalità, ridiscutere i percorsi proposti, ripensare la formazione dei formatori. Ed invece abbiamo assistito, in questi due anni, alla strumentalizzazione di questi risultati usati per tagliare ore ed insegnanti alla scuola pubblica, per limitare i già scarsi fondi, per ridurre il tempo pieno, per colpevolizzare e screditare gli insegnanti.

Quando sono usciti i risultati dell'ultima indagine PISA (2009), che ha rilevato un miglioramento nelle performances degli studenti italiani risaliti dal 33esimo al 29esimo posto nella graduatoria, la Ministra della Pubblica Distruzione non ha perso tempo in riflessioni argute e analisi dettagliate ma, subitaneamente, ha dichiarato orgogliosa, prendendosi il merito di qualcosa che proprio non le spetta: "In questi anni si è investito tanto sulla valutazione degli apprendimenti e ora i risultati ci premiano. Cresciamo nelle materie più importanti salendo di sei posizioni nelle classifiche europee per la comprensione della lingua italiana, di tre per la matematica e di una per le scienze. Sono risultati eccezionali che dimostrano come la scuola italiana sia migliorata e non peggiorata”. Insomma, a detta della Ministra, se gli studenti migliorano nella classifica OCSE è segno che i provvedimenti presi vanno nella giusta direzione. Peccato che i risultati siano relativi al 2009, neanche un anno dopo il suo incarico e prima ancora che la "sua riforma" si abbattesse sulla Scuola Italiana mortificandola e depauperandola.

Per chi lavora nella scuola con passione, impegno quotidiano e serietà professionale, le dichiarazioni del Ministro appaiono superficiali, sommarie, demagogiche e strumentali. Dovrebbe sapere la Signora Gelmini che i ragazzi formati nella "sua" scuola, parteciperanno all'OCSE-PISA tra dieci anni. Inoltre dovrebbe aver notato, con giustificata preoccupazione, che i risultati italiani sono fortemente penalizzati dalle scuole private; infatti, senza i loro punteggi, gli studenti italiani scalerebbero la classifica anche di dieci posizioni. Le scuole private italiane, pertanto, risultano tra le peggiori nel mondo. Infatti, nella maggioranza dei paesi OCSE, a differenza dell'Italia, gli studenti delle scuole private ottengono punteggi mediamente superiori rispetto a quelli delle statali e contribuiscono così ad alzare la media complessiva. Nonostante l'evidenza di questi fatti i finanziamenti alle scuole private sono in continuo aumento mentre quelli alla scuola pubblica in costante calo. Un paradosso che la Ministra della Meritocrazia ci dovrebbe spiegare.

Resta da spiegare il mistero dell'aumento delle performances degli studenti italiani. Può darsi, semplicemente, che gli studenti siano più preparati dei loro fratelli maggiori, che abbiano acquisito più competenze, che la scuola abbia fornito loro maggiori capacità di utilizzare i saperi appresi. Così, semplicemente. Ma, senza voler sottovalutare le prove dei nostri ragazzi, a me viene qualche dubbio. Nella nostra scuola, infatti, gli studenti sono sempre stati valutati, tradizionalmente, attraverso interrogazioni orali, relazioni scritte, temi, domande aperte. Quale interrogazione su Dante non iniziava con la terrificante richiesta: "fai la parafrasi dei versi..."? e quale compito di geometria non poteva che terminare con la rituale ed ambiziosa frase "come volevasi dimostrare"? Prove impegnative, difficili da giudicare, suscettibili di una valutazione poco oggettiva, facilmente dipendenti dalla soggettività del valutatore: il prof di turno con le sue simpatie, la sua esperienza, le sue aspettattive, l'umore del momento. Prove particolarmente complesse che richiedevano un ampio ventaglio di svariate competenze: buona padronanza dell'italiano, logica e deduzione, comprensione linguistica, capacità di analisi e sintesi, conoscenza dei contenuti, abilità argomentative. E un po' di sfacciataggine all'orale. Gli studenti italiani sono sempre stati valutati in base a prove di questo tipo. Sono stati formati, cresciuti, abituati a sostenere compiti di questo genere. Non altri. Le prove somministrate ai quindicenni durante l'indagine OCSE-PISA si basano, invece, su quiz, su un'ampia gamma di domande a risposta chiusa in cui bisogna individuare e crocettare la risposta giusta tra quelle date. Un tipo di prova alla quale i nostri studenti non erano abituati. Ma che di recente anche gli insegnanti italiani, adeguandosi al resto del mondo, hanno iniziato ad infliggere ai loro studenti. E che, come si vede dai miglioramenti delle performances del 2009, rende i nostri studenti più bravi in quel tipo di prove. In quel tipo di prove! Non più bravi in generale. Non più bravi dei loro fratelli maggiori. Solo più capaci di affrontare compiti così strutturati. Io credo.

Allora emerge un ulteriore dubbio: può l'indagine OCSE-Pisa verificare le reali competenze dei 15enni e di conseguenze valutare e descrivere il sistema d'istruzione? Perchè c'è ancora una cosa che i risultati dell'OCSE-PISA non riescono a spiegare: perchè al CNR francese un terzo dei ricercatori stranieri assunti nei settori di matematica e fisica è italiano, formato in una scuola giudicata inadeguata. Un terzo!!!

La discussione è aperta!

lunedì 27 dicembre 2010

NOI CRESCIUTI AL TEMPO DI BERLUSCONI dal blog di Federico Mello

Noi che siamo cresciuti ai tempi di Berlusconi. che abbiamo visto il Parlamento della Repubblica lavorare su 40 leggi ad personam, le vallette del “Sabato del villaggio” diventare ministre;
noi che abbiamo sentito le parole “crisi” e “debito” come unico racconto possibile dell’economia italiana;
noi che la laurea non serve a niente e “l’elettore medio ha la cultura di uno studente di seconda media, e neanche nelle prime file”;
noi che abbiamo visto uomini di governo e delle istituzioni indagati e condannati per mafia e camorra;
noi che “se un uomo a 38 anni non può pagarsi un mutuo è un fallito”; quelli che “vi dovete abituare ad avere un lavoro precario e una pensione da fame”;
noi che corruzione ci hanno dimostrato che è la regola, la compravendita un dovere;
noi che “i magistrati sono una metastasi” e “Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, mandava la gente a fare la vacanza in confino”;
noi che Sandro Bondi è ministro della Cultura, e prima di lui Rutelli, e prima ancora Rocco Buttiglione;
noi che l’anagramma di Silvio Berlusconi è “l’unico boss virile” tanto che “non ho mai pagato una donna” e Patrizia D’Addario, Noemi Letizia, Ruby Rubacuori, il bunga bunga sono soltanto “una cortesia verso le persone che ospito”;
Noi che siamo cresciuti ai tempi di Berlusconi, che saremmo dovuti diventare tutti aspiranti tronisti, veline, genitori di figli canterini in uno show in prima serata il sabato sera;
noi che avremmo dovuto prendere ad esempio Fabrizio Corona, Costantino Vitaliano, Lele Mora, Emanuele Filiberto, Alessio Vinci;
noi che avremmo dovuto pensare che “il Grande Fratello è un’ottima occasione per fare carriera”, “se ho problemi economici sposo un miliardario”;
noi che avremmo dovuto credere che “non si fa gossip sulla vita privata dei politici” e comunque “evadere le tasse è giusto” e “la cricca, la P2, la P3, la P4 sono un’invenzione dei giornali”;
noi che ce la saremmo dovuta bere che a quel tale avevano pagato la casa “a sua insaputa”;
noi che ci saremmo dovuti alienare, perdendoci dietro la realtà virtuale di blog, chat, forum, siti web, videogiochi;
Noi che siamo cresciuti ai tempi di Berlusconi,
invece, oggi siamo nelle piazze, in rete, nelle città, anche se qualcuno ci ha chiamato “assassini” mentre proponeva “arresti preventivi”; andiamo per strada con i nostri genitori, o con i nostri figli;
noi che rimaniamo sospesi nell’aria per dire a tutti che la ricerca è appesa a un filo;
noi che cerchiamo di entrare con la forza a Palazzo D’Orleans a Palermo, sede della Regione, simbolo del potere colluso che da anni tiene sotto scacco la Sicilia;
noi che in un mare di blog, siti di news, pagine Facebook, giornali indipendenti, proviamo a fare vera informazione, ad arginare la grancassa dell’impero mediatico del padrone;
noi che veniamo ricevuti dal Presidente della Repubblica, manco lui fosse Pertini e noi la nazionale di Bearzot;
noi che abbiamo detto subito che la ricostruzione a L’Aquila era un bluff, e il piano per togliere i rifiuti da Napoli anche;
noi che i poliziotti sono dalla nostra parte; gli automobilisti, i passanti e i lavoratori ci applaudono;
noi che nonostante tutto non ci arrendiamo, non ci adeguiamo, non smolliamo, non tacciamo, non abbassiamo né la testa né la voce, non insabbiamo, non ci “conteniamo”.
Noi cresciuti ai tempi di Berlusconi, siamo quelli che stanno festeggiando nel modo migliore, urlando a squarciagola Democrazia! e Costituzione!, i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/24/noi-cresciuti-ai-tempi-di-berlusconi/83636/

mercoledì 22 dicembre 2010

LA MIA CASA A NATALE...

Ho addobbato la casa per Natale. Come ogni anno ho dedicato ore e ore a far emergere, da enormi e svariati scatoloni, babbi natali, palle di vetro, carillon e abeti colorati. Ho posizionato, con pazienza e cura, oggetti preziosi, regali degli anni passati, ricordi e manufatti di scarso valore, impagabili.E a lavoro finito, come ogni anno, la pace si è fatta sentire più della stanchezza.Mi son chiesta spesso quale conciliazione possano trovare la parte di me più razionale, anticlericale, contraria agli sprechi, quella con cui convivo maggiormente, con questa me stessa così sensibile al clima natalizio, esagerata e piena di fronzoli, apparentemente ignara, se non indifferente, ai mali del mondo.Sicuramente la spiegazione al mistero è da ricercarsi, prevalentemente, nell'estrema contraddizione umana e, in parte, nell'amore che provo per la bellezza, la creatività e l'arte. Tuttavia son certa che l'intento maggiore è quello di creare un luogo speciale per i miei figli, che sia denso di significati simbolici, che li nutra e li tenga un pò al caldo, mentre fuori fa freddo. Il messaggio che voglio trasmettere loro è di rifuggire la disillusione, foriera di aridità; di non cedere al cinismo, che toglie il sorriso, di mettere cuore anche in ciò che non appare conveniente, se questo ci trasmette emozioni.Vorrei così insegnar loro la virtù di coltivare la semplicità, perchè più di altri è capace di farci gustare un benessere pacifico,duraturo.Son certa che questo rituale, apparentemente superficiale, sarà da loro ricordato al pari di un insegnamento, di un precetto, e che sarà annoverato tra gli atti di cura, di attenzione per loro, come lo è stato per me. Gli addobbi a Natale sono infatti una preziosa eredità ricevuta che consegno, con fiducia, ai miei figli.

domenica 19 dicembre 2010

L'INDIFFERENZA CHE ACCENDE LA RABBIA

Nello studio verdognolo di Annozero tutti si aspettavano che gli studenti prendessero le distanze, condannassero la violenza, si cospargessero il capo di cenere, esibissero buoni sentimenti, scontato pacifismo, ragionevole ma misurato dissenso. E tutti noi ci aspettavamo che lo facessero, che rivelassero che i "cattivi" sono altri, che vengono da fuori, che non hanno nulla a che vedere con loro, bravi studenti dalla faccia pulita e 30 e lode. Ed invece, questi ragazzini hanno rifiutato la mano tesa dei luoghi comuni, del buonismo da due soldi, delle frasi di circostanza. Con la passione dei loro vent'anni, e la lucidità di chi ha perduto anche il futuro, hanno sollevato problemi veri, pretendendo risposte vere, oneste, concrete. Senza nascondersi dietro posizioni misurate, facile retorica, dissociazionismo di circostanza, rifiutando di lasciarsi inquadrare nei nostri triti clichè, si sono esposti con inaspettata franchezza, assumendosi ogni responsabilità. Più adulti degli adulti che li circondavano. Hanno opposto ai, fin troppo facili, rituali ritornelli degli infiltrati la verità della loro rabbia. Una rabbia non improvvisa ma che cova, rispettosa, da tempo. Incattivita da due anni di non risposte, di indifferenza, di cecità politica. Da due anni di parole cadute nel vuoto, di proteste inascoltate, di manifestazioni guardate con condiscendente tolleranza dai vetri del Palazzo.

In attesa che la protesta decantasse, si affievolisse, sciamasse. Per poter tornare tranquilli ai soliti giochi di potere, alle meschine trattative quotidiane, al consueto mercimonio della cosa pubblica: allo spettacolo indecente di questi ultimi anni.

Ma, in verità, il Palazzo in questi due anni non è stato in silenzio, qualche risposta l'ha data. Vediamole le responsabili risposte dei responsabili Rappresentanti del popolo.
E' stato detto agli studenti scesi in piazza per protestare che sono strumentalizzati (da chi? dall'opposizione? Da Bersani, noto capopopolo carismatico?), che difendono i baroni delle Università, che sono fannulloni e che farebbero meglio a starsene a casa a studiare (o, in alternativa, ad andar dietro alle ragazze); ai precari della scuola politicizzati, ai poliziotti grassoni e panzoni, ai lavoratori dello spettacolo che con la cultura non si mangia; ai dipendenti pubblici fannulloni e assenteisti; ai napoletani sommersi dall'immondizia incapaci che non sanno fare la differenziata e che è giusto che ognuno si tenga la propria spazzatura; ingrati agli Aquilani che vorrebbero la città liberata dai detriti; di sposarsi un miliardario alle giovani laureate in cerca di lavoro; menzogneri appartenenti ad una faziosa lobby di sinistra ai giornalisti; agli omosessuali che è meglio aver la passione per le belle ragazze che esser gay; ai magistrati che sono estremisti che mettono a rischio la governabilità, ai giudici della Corte di Cassazione che son tutti comunisti scelti da Presidenti comunisti (oltre a Napolitano, da Scalfaro, cresciuto, com'è risaputo, nelle file di Avanguardia operaia, e da Ciampi, noto stalinista); ed infine (ma ne tralascio tante per sfinimento) al Presidente della Repubblica Chissenefrega!
Un'infinità meschina di violenze quotidiane sottoforma di battute abituali che mortificano e disconoscono le ragioni dell'altro, di chi chiede risposte, di chi aspetta soluzioni ai problemi di ogni giorno da coloro ai quali ha affidato le sorti del Paese. Un'infinità di motivi che spiegano la rabbia. Una rabbia che conosco bene anch'io perchè la scopro in me ogni giorno. Sempre più profonda, sempre più cattiva. Esasperata ormai.
Ma in questi giovani non c'è solo la rabbia. C'è anche la voglia di fare, il bisogno di credere di poter migliorare le cose, il desiderio e l'impazienza di costruirsi un futuro. Ed allora il mondo appare rovesciato: la Politica, quella vera, che dialoga, si confronta, negozia, propone soluzioni, osa percorsi alternativi, si appassiona ed appassiona, hanno ragione i ragazzi, è fuori dal Palazzo. E' in strada. E là dentro, uscita la passione politica, non è rimasta che la violenza.

sabato 20 novembre 2010

DELLA GIOVANNA E ALTRO...

Ne abbiamo parlato per anni, nelle nostre riunioni a tre: io, Miranda e Samantha, trattandola, come massoni, alla stregua di un personaggio scomodo o, comunque, da nascondere. L'ho citata, senza definirla, in uno dei primi post di questo blog, quando era ancora una mansarda frequentata solo dalle proprietarie. L'abbiamo sempre trattata benevolmente, con ironia, senza subire troppo il suo condizionamento. Ora esco allo scoperto e ve la presento: la Giovanna" o, se preferite, la "Giovannona" (e guai a omettere l'articolo), è quel simpatico rotolino che fuoriesce dal jeans a vita bassa, che spunta da una bella maglia attillata in prossimità del giro vita, che fa capolino davanti allo specchio proprio mentre ti provi il vestitino nuovo appena acquistato. E' strana la Giovanna, spesso è talmente subdola da starsene nascosta durante tutto l'acquisto: nel camerino, davanti alla commessa, mentre ti osservi critica, e di uscire prepotente a casa, quando ti mostri a tua madre, a tuo marito, ai figli. Stamani, Miranda e io, siamo andate ad una meravigliosa lezione di letteratura. Lo ammetto, nel prepararmi, cercavo di farmi carina. Ma la Giovanna stamani ha deciso di non darmi tregua. Intanto voleva venire a tutti i costi con me. Hai voglia a convincerla cambiando i jeans, mettendo i pantaloni neri, indossando la maglia più lunga. Non si toglieva da lì, cocciuta e prepotente! In effetti, ultimamente, le ho dato spago facendola fraternizzare con gelati, snack, patatine e focacce, e lei se ne approffitta! E' pensando a questo che mi è venuta l'idea di una strana analogia tra la Giovanna e i figli. Intanto ognuno ha la Giovanna che si merita, in più, è anche vero che, come con i figli, ciò che a te sembra grave non lo è per me...Può succedere di lamentarsi per una Giovanna che, ad un altro, farebbe invidia, o di penarsi per un figlio che, visto con occhi altrui, è meraviglioso nella sua complessità e stravaganza. In più, anche la Giovanna, come i figli, si reggono meglio se chi ti sta intorno ti aiuta a sdrammatizzare, se te li mostra nelle loro virtù, se, in una parola, ti dà una mano a trastullarli. E' proprio questo che ha fatto, stamani, l'omino della benzina (non è più poetico di benzinaio?): son scesa mentre mi riforniva di carburante, gli ho chiesto indicazioni sulla strada dove si teneva il seminario, l'ho ringraziato sorridendo e lui, ammiccante, ha risposto: "No, grazie a lei, che è proprio un bel vedere!". Il risultato? Sono scesa dalla macchina complessata dalla Giovanna, son risalita strafiga e irraggiungibile. Una sgommata e...via! Accanto a me una perplessa Miranda.

lunedì 8 novembre 2010

MALGRADO NOI...

Lunedì mattina, dopo aver viaggiato tutta la notte, siamo finalmente sul traghetto alla volta di Ischia. Non ci lasciamo turbare dal mare forza otto, dall'alluvione che ha invaso la nostra città, dalla stanchezza che si insinua prepotente. Siamo insieme, stiamo andando in vacanza per un'intera settimana, questo ci basta. Ci guardiamo sorridenti, Fred, come al solito, ammicca, mi abbraccia, i nostri figli ci lanciano battute, giochiamo con le parole. Veniamo sballottati dalle onde come in un tagadà; l'aria è piena di un odore acido, ma ci perdiamo a osservare i gabbiani, la scia della nave, le isole sparse. C'è pure la televisone in un angolo: schermo piatto, gigante. Mi chiedo se in uno scenario naturale che toglie il respiro fosse indispensabile distrarre i viaggiatori in tal modo. E' un attimo. Il tempo di gettare uno sguardo veloce sullo schermo, di rendermi conto che stanno proiettando il telegiornale, di capire che stanno parlando proprio della mia città, di realizzare ciò che la cronista sta dicendo. E' un attimo. Poi la tragedia ci invade: hanno perso la vita una mamma e un bambino, persone che conosciamo molto bene, che vivono nel nostro paese. La loro casa è crollata a causa di una frana provocata dalla pioggia incessante delle ultime ore. Il marito, il padre, si è spaccato le mani nel tentativo di salvarli, di tirarli fuori dal fango; nelle orecchie il pianto del suo bambino di due anni, che sicuramente ha solo creduto di sentire...Il viaggio sul traghetto da Napoli ad Ischia lo ricorderò, negli anni a venire, come una perfetta metafora della vita; mi sono ripetuta, almeno mille volte, che pur avendo milioni di motivi per lasciarmi andare alla tristezza, avevo l'obbligo, verso i miei figli, verso mio marito, verso me stessa, di reagire e godermi quelle giornate tanto programmate, in un'isola meravigliosa che visitavo per la prima volta. Abbiamo vissuto giornate da sogno, con un sole partecipe che ci ha permesso bagni all'aperto, in acqua termale, benefica, calda. Ci siamo concessi massaggi rilassanti profumati all'olio di mandorla, resi ancora più suggestivi da lampade soffuse e musiche soavi. La forza dell'istinto vitale ha giocato, in questa settimana, con l'angoscia per la morte delle persone che amiamo. Ho pensato spesso a quel padre, alla figlia adolescente che si è salvata solo perchè era andata con gli amici a festeggiare Hallowen, al dolore incolmabile di fronte alla perdita. Li ho ricordati insieme; li vedevo solitamente in spiaggia, uniti, speciali nella loro normalità, una famiglia come tante. Ho pensato ancora di più al mio di dolore, inutile negarlo. Mi sono identificata, come è tipico nell'egoismo umano, ed ho pensato a come potrei vivere io una simile perdita. Immersa nel tepore quasi amniotico di quelle acque, coinvolta dalla bellezza della spiaggia di Sant'Angelo, incantata dall'imponenza del Castello Aragonese, ho fermato i pensieri sulla fragilità della vita, sulla sua vacuità. E, come spesso mi succede in simili circostanze, pur toccando l'impotenza umana ho avvertito il mistero dell'esistenza, la possibilità che esistano potenzialità ignote che, a fronte di dolori tanto profondi, ci giungano inaspettate e consolatorie, come una mamma sempre pronta ad accudirci, malgrado noi.

venerdì 5 novembre 2010

LA BIONDA DEL CAPO

Da poco laureata, avevo trovato lavoro in un negozietto del centro che vendeva tabacchi e giornali. Passava da lì ogni mattina una moltitudine di gente svariata, studenti, mamme coi figli da accompagnare a scuola, casalinghe in cerca della fortuna promessa dai "grattini", professionisti per il giornale o qualche marca da bollo. Era nostro cliente anche il Direttore della Banca più importante della città. Da poco trasferito, era un cinquantenne di ricercata eleganza, un po' appesantito dall'età, i capelli radi, e due occhi magnetici color verdemare. Occhi intriganti, arditi, che ti lasciavano nuda. Ogni volta che attraversava la piazza, mi lanciava, attraverso i vetri, sguardi appassionati ed insistenti che ricambiavo con timidi cenni di saluto. Mi lasciava stupita e turbata. Ma soprattutto mi lusingava. Un giorno si fece più audace e mi invitò a prendere un caffè. Non conosco nessuno, sono nuovo in questa città e lei mi sembra così gentile, mi disse. Accettai, incuriosita, compiaciuta, e, per qualche strano motivo, anche attratta dalla situazione. Sarà che avevo passato gran parte della mia vita col naso tra i libri a rimuginare sulle tesi paranoiche di Hegel e sul pensiero visionario di Marx. Sarà che la mia laurea in filosofia, per cui avevo tanto faticato, giaceva inutile ed inutilizzata in un cassetto. Sarà che avevo da poco sposato il grande amore della mia vita, che era stato il primo, l'unico e il solo. Sarà che ero cresciuta in un piccolo paesino della provincia, e avevo più sogni che occasioni concrete. Sarà che ero stanca di tentare concorsi su cui rimbalzavano le speranze di migliaia di povericristi come me. Sarà che avevo, fino ad allora, più sognato che vissuto, conosciuto più poesie che persone e un'esperienza del mondo mutuata quasi esclusivamente dai libri. O, forse, sarà semplicemente che abbiamo istinti nascosti di rivalsa, di rivincita a tutti i costi che spesso stentiamo a riconoscere ma che sono forti ed innati in noi. Fatto sta che le attenzioni garbate ma costanti del Direttore incomprensibilmente mi gratificavano. Come se questa mia ascendenza su di lui potesse offrirmi un qualche potere, una maggiore considerazione, una possibilità di successo e di gratificazione in via indiretta. Come se potesse concedermi una qualche possibilità di riscatto facile e immediato, una rivincita sul mondo, che nessun merito mi avrebbe mai dato. O potesse aprirmi certe porte e fornirmi allettanti occasioni. Essere una Bionda del Capo poteva avere i suoi vantaggi. Me ne rendevo conto con un certo incredulo stupore. Eppure mi pervadeva, al pensiero, una sottile esaltazione, un'ambigua ed inquietante eccitazione. D'un tratto sembrava tutto così facile, accessibile, a portata di mano.
Potete immaginare il mio smarrimento ed il mio imbarazzo nello scoprire dentro di me, giovane donna emancipata, femminista di seconda generazione, sognatrice imperterrita, comunista ostinata, dottoressa di filosofia con la vocazione dell'insegnante, una Lori Del Santo qualsiasi, una Tinì Cansino dei poveri.
Inutuile dire che la storia finì lì. Anzi per la verità non iniziò mai. Dopo che avevamo stabilito di darci del tu, di fronte al caffè e al mio succo di frutta che non ne voleva sapere di scivolare nel mio stomaco chiuso, il Direttore mi offrì generoso il suo aiuto: Se tu avessi bisogno di qualcosa... di qualunque cosa, io vorrei poterti aiutare,... vorrei, ecco, che tu ti rivolgessi a me per qualsiasi cosa... Di colpo, istintivamente, tornai a dargli del Lei, umiliata da quel corteggiamento che mi appariva come una trattativa commerciale. E così tornai ad inseguire i miei modesti sogni di una famiglia, di una casa di proprietà, di un lavoro da insegnante. Ed un anno dopo col pancione tenevo le mie prime lezioni di grammatica ad una scolaresca rumorosa e distratta.
Ho fatto le mie scelte e ne sono felice. Ma vorrei capire cosa spinge noi donne a sentici più sicure, più forti e meno indifese sotto la protezione di uomini potenti ed influenti. Quale bisogno ancestrale ci fa cadere in questo tranello?

lunedì 1 novembre 2010

UOMINI E SESSO:

AVVERTENZE PER L'INCAUTO LETTORE:
questo post è stato scritto senza l'approvazione di Wilma e Samantha.
Da quando, per un anniversario di matrimonio, per gioco o, forse, per scherno, ci hanno regalato un luminescente vibratore blu elettrico, mio marito ha cominciato a coltivare una sua fantasia personale. Ogniqualvolta capitava che io entrassi più tardi al lavoro lui non faceva che ammiccare ed alludere: cosa fai ora tutta da sooooola? indicando con lo sguardo il cassettone in fondo al quale era ben nascosto il goliardico oggetto del piacere. Dapprima io, naturalmente, smentivo categoricamente e rinviavo al mittente ogni allusione, rimproverandolo pure un poco: non fare lo scemo, ma cosa ti viene in mente? Tanto non ho niente da fare!
Mi stupiva il fatto che pensasse che per una donna un vibratore potesse sostituire o anche solamente surrogare un uomo. Come se il sesso si riducesse semplicemente ad uno sfregamento ritmico o ad una stimolazione meramente fisica. E non fosse invece soprattutto incontro, intimità, conoscenza dell'altro e di sè attraverso l'altro. Come se non si avvalesse anche di sguardi complici, di carezze audaci, di frasi d'amore, di parole, paroline e magari parolacce. Di odori e percezioni. Di abbracci e di contatti. E l'uomo non fosse altro che il suo membro e non anche occhi che conversano e mani che cercano. Pelle che odora, vibra, sussulta. Respiro e sospiri.
Comunque con il tempo, un po' per scherzo, un po' per sfinimento, ho cominciato ad appoggiare queste sue fantasie... ammiccando pure io, lasciando intendere chissachè, sorridendo provocante ed entusiasta. Insomma era diventato un gioco tra di noi. Una sorta di rito innocuo e leggero, di scherzosa finzione...
Finchè un giorno, tirando fuori l'ambiguo giocattolo, mio marito scopre che le batterie sono scariche. BECCATA!!! Me lo fa notare sorridente e malizioso. E, come non ammetterlo, molto soddisfatto per AVER CAPITO TUTTO! Io cado dalle nuvole, mi mostro alquanto sbalordita... Ma lui non ci casca: no, non è mica scemo LUI!
Allora si decide a cambiar le pile e scopre che... non sono affatto esaurite bensì... OSSIDATE!!!
Ma veramente aveva creduto che....??? E cosa pensava: che erano i folletti a stirare quelle pile di magliette, a cuocere quei pentoloni di ragu, a spolverare uno per uno i vari soprammobili, a tener pulito il giardino e via dicendo?
Bah... Gli uomini!!!

domenica 31 ottobre 2010

Lucca Comics 2010

Da diversi anni a Lucca si tiene la più importante rassegna italiana dedicata al fumetto, all'animazione, ai giochi, ai videogiochi e all'immaginario fantasy e fantascientifico. Quest'anno io e Wilma decidiamo di portarci i nostri piccoli e di visitare, finalmente, anche noi questa esposizione di cui da tanto tempo sentiamo parlare. Appena uscite dalla stazione ci troviamo in mezzo ad una fiumana di gente, allegra, colorata e piuttosto eccentrica. Sono per lo più ragazzi e giovani adolescenti appassionati dei manga giapponesi, dei supereroi della Marvel, dei protagonisti di videogiochi o dei cartoni animati. Strada facendo ne incontriamo molti travestiti per l'occasione. Ci sono i personaggi del male, con mantello nero e strani ghirigori rossi, ci sono vari Goku, Naruto, Yu-gi-Oh. Non mancano vecchie glorie come Mazinga, Goldrake e Daitan 3. Ci sono un'infinità di strani personaggi con armi finte, spade e spadoni che sembrano usciti dal medioevo o dalle saghe nordiche. E tante ragazze seminude con corpetti di pizzo e gonnelline, eroine sexy degli anime giapponesi. Fantastiche! Ma non avranno freddo? Sembra un vero e prorpio carnevale. Parrucche, trucco pesante, effetti scenici anche macabri, lenti a contatto che fanno occhi da gatto, o da vampiro. Ci troviamo spaesate, Wilma ed io. Proiettate in un mondo che ci è totalmente estraneo. E incomprensibile. Questi strani e appariscenti personaggi, che appaiono noti a tutti gli altri, per noi sono assolutamente sconosciuti. Ma finalmente Wilma vede qualcosa che le appare familiare, che le ricorda i cartoni della nostra infanzia. Finalmente! Quel ragazzo con il cappello di paglia non può che essere Sampei, il piccolo pescatore, sostiene trionfante. Ed invece scopriamo che è Rubber, il famoso pirata con il potere di allungarsi di One Piece. Famoso! Certo non per noi. Prima di rientrare a casa, comunque, finiamo per incontrare qualcuno che conosciamo: è Alice con Stregatto e Il Cappellaio Matto. Sembra proprio lei, ma non potrei giurarci. La manifestazione è talmente grande ed estesa che non riusciamo a visitare tutti gli stands, nè a vedere le varie mostre. Torno a casa con la sensazione che siano tante le cose che mi sfuggono su questo mondo che oggi mi si è appena dischiuso. E con la consapevolezza di non avere adeguati strumenti per comprenderlo. E, a pensarci bene, di non averne forse neanche tanta voglia farlo.

venerdì 29 ottobre 2010

Non voglio il libro di Berlusconi

Nome: Wilma Cognome: Flinstone Indirizzo Email: wilma@flinstone.it Oggetto: Non voglio il libro "Due anni di governo". Testo: Con riferimento all'annuncio del Presidente del Consiglio On.Silvio Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro "Due anni di governo", desidero comunicarVi che non desidero riceverlo, essendo un mio diritto in base al Decreto legislativo 30 giugno 2003, n.196, Codice in materia di protezione dei dati personali, nella fattispecie articolo 7 comma 4b. Chiedo che la spesa relativa che si risparmierà , venga messa a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione e/o del Ministero della Sanità.
Ringraziando per l'attenzione,porgo distinti saluti.
FIRMA
Wilma Flinstone

lunedì 18 ottobre 2010

SCIOPERO GENERALE IN FRANCIA

La manifestazione di sabato della FIOM si è svolta tranquillamente, senza scontri, senza vetrine spaccate, auto in fiamme, cassonetti rovesciati. Una marea di gente, armata solo di bandiere e fischietti, ha sfilato pacificamente per le strade del centro di Roma. Nonostante le previsioni meteorologiche, nessun temporale a rovinare la festa: solo qualche gocciolina innocua, un venticello intrepido a far sventolare le bandiere e, per chiudere, un bel tramonto arancio e benaugurante. In effetti, gli stranieri c'erano, come gli immigrati di Rosarno, i raccoglitori di pomodori di aziende agricole del meridione, le ragazze rom che ballavano sul palco, gli operai extracomunitari di certe fabbriche del nord est. Infiltrati però non erano. Ma pacifici manifestanti venuti a chiedere lavoro, diritti, dignità, sicurezza. Proprio come i lavoratori italiani di Eutelia, gli operai di Melfi, i cassaintegrati della Vinyls, i precari della scuola, i metalmeccanici di Pomigliano. Impossibili qui le distinzioni; ci avvicina e ci accomuna un'unica sofferenza. La precarietà, la mancanza di sicurezza sul lavoro, la paura della disoccupazione per chi ha ancora un lavoro, la difficoltà a trovalo per chi non ce l'ha mai avuto o l'ha appena perduto. Il corteo è variegato, colorato e rumoroso. Ma non c'è violenza. Persino la rabbia appare contenuta. E allora è evidente che i violenti sono altri. La violenza è altrove. La violenza è nell'indifferenza della politica incapace di ascoltare, comprendere, accogliere questa sofferenza. Incapace di dare risposte. La violenza è nella ostilità del ministro Sacconi che minimizza e si schiera con l'impresa. La violenza è nella prudenza di Bersani che decide di non esserci. La violenza è nell'oscuramento dei media. La violenza è nei sospetti del ministro Maroni che paventa violenze e scontri feroci. E' in quella subdola, allusiva preoccupazione che ci fa apparire tutti quanti dei pericolosi terroristi. La violenza è nel ricatto di Marchionne che scambia il lavoro con i diritti. E nell'accordo sciagurato di Bonanni che cede al ricatto. La violenza è nella superficialità del ministro Tremonti che prospetta la sicurezza sul lavoro come un'inutile lusso che non possiamo più permetterci. Che le imprese non possono permettersi. La violenza è nell'oblio di quei morti sul lavoro, mai ricordati, mai rimpianti. La violenza è in questa assenza di prospettive, di speranza, di futuro. E' questa rassegnazione al peggio.
La violenza è altrove. Ma non verrà smascherata.
*Cosa c'entra la Francia cui è dedicato il titolo, direte voi? Non c'entra, infatti. Ma i nostri telegiornali, così bravi a censurare le quotidiane proteste italiane, gli dedicano molto spazio da diversi giorni. Chissà... forse le proteste altrui fanno meno paura.

domenica 17 ottobre 2010

UN ABBRACCIO

Ogni mattina, prima di arrivare in ufficio, accompagno l'Adolescente a scuola in un Comune vicino. Per evitare il traffico cittadino percorro una strada di montagna, alternativa e comoda, seppur piena di curve. Apprezzo iniziare la giornata così. Mi riempio gli occhi di verde, godo della vista della città dall'alto, mi rilasso ad osservare gli alberi secolari. Purtroppo, negli anni, l'uomo ha cominciato la sua invasione selvaggia anche qui: costruzioni imponenti nascono all'improvviso, si parano davanti agli occhi come bambini che giocano a nascondino e si materializzano, beffardi, senza avvertire. Le case esistenti si allargano, i muretti di cinta si allungano, gli alberi vengono diradati per far posto al cemento. Da alcune settimane, giorno dopo giorno assisto, impotente, alla lenta preparazione di un grande campo. Viene pulito con cura. Preparato ad un nuovo utilizzo. Tremo, guardando la metamorfosi; immagino il seguito. Ogni mattino butto il mio sguardo a quel bel pezzo di verde e lo saluto, solidale, empatica, già consolandolo per ciò che presagisco dovrà subire. Un'assenza di qualche giorno, una mattina, mi pone di fronte alla più sconcertante e gradita delle sorprese: il campo è invaso da tante piccole piante d'ulivo. Un uliveto! Stavano preparando il terreno per accogliere pianticelle d'ulivo, non più alte di un bambino il primo giorno di scuola. Sorrido di commozione! Come sono belle. Un quadro di Monet. La speranza mi invade; nei miei pensieri trovano spazio diecimila raggi di sole. Mi sento bene, come dopo un abbraccio.

venerdì 15 ottobre 2010

LAVORATORI DI TUTTO IL MONDO...

Questa storia della crisi mi è venuta a noia. Prima non c'era, c'erano solo i catastrofisti che portavano sfiga, poi in Europa c'era ma da noi no, poi era già passata, poi c'era un pochino ma noi meglio di tutti la stavamo superando, poi l'avremmo superata bene se non fosse stato per la Grecia, poi pure la Spagna ma noi no, poi....
Ora nessuno dice più che la crisi non c'è. Si sono accorti che la crisi economica fornisce un utilissimo pretesto per mettere in discussione quei diritti che i lavoratori si sono conquistati in anni ed anni di lotte sindacali. Eccolo il subdolo ricatto: se volete lavorare dovete accettare queste condizioni. Sennò chiudiamo, licenziamo, delocalizziamo la fabbrica. E voi restate senza lavoro. Di fronte a questa prospettiva quanti onestamente possono rifiutarsi?
Ho sempre creduto che la storia umana seguisse un corso progressivo, ci portasse cioè verso condizioni migliori, che la modernità significasse stare tutti meglio. Così del resto era stato nel corso del Novecento. Pare invece che oggi la storia abbia invertito la marcia e stia procedendo all'indietro, verso condizioni lavorative di sfruttamento, di negazione dei diritti, di precarizzazione, di minore sicurezza, di ricatto morale. E ci vogliono far credere che ciò sia inevitabile. Perchè i cinesi producono di più e costano assai meno, e così anche i rumeni, i polacchi e chissà quanti altri lavoratori nel mondo. E allora ci chiedono di rivedere i nostri contratti di lavoro, renderli più flessibili, adattarli alle condizioni imposte dal nuovo modello di sviluppo economico. O chiudere. Questa è la soluzione di Marchionne. Di Sacconi. Di Bonanni. E di molti altri economisti e politici che non hanno mai lavorato alla catena di montaggio. Bravi! Ecco perchè guadagnate così tanto. Per trovare soluzioni geniali come questa. Che gravano brutalmente sulla pelle degli altri. Dei lavoratori italiani.
Quanto violenza c'è nel grido di Bonanni che vuole una, cento, mille, Pomigliano!
Quanto è lecito sacrificare, in diritti, in sicurezza, in libertà sindacale, in nome del lavoro?
Eccolo l'accordo di Pomigliano che Bonanni vagheggia come miracoloso:
  • turni di 8 ore con pausa mensa alla fine del turno di mezz'ora. (si lavora alla catena per 7 ore e mezzo consecutive!);
  • pause ridotte: tre di 10 minuti (o la pipì o il caffè, perchè per entrambi non c'è il tempo);
  • straordinari obbligatori di 120 ore l'anno, estendibili per esigenze produttive a 200 ore annue (ben 5 settimane all'anno!!!);
  • formazione obbligatoria non pagata e con trasferimenti a carico del dipendente. Una maggiore formazione se pure costosa per il dipendente non porterà a un aumento di stipendio;
  • la produzione è estesa su sei giorni la settimana, si lavora fino alla notte del sabato.
  • possibilità di licenziare per l'Azienda qualora un dipendente non rispetti il Patto.

Dell'impegno di Fiat di investire milioni per la produzione della Panda, nel contratto non c'è scritto nulla. Forse basta la parola? C'è scritto invece che l'Azienda farà ricorso alla cassa integrazione per due anni durante la ristrutturazione dell'impianto.

Bravo Bonanni hai di che essere orgoglioso!

Ed intanto la Ducati, per aumentare la produttività, si appresta a togliere agli operai i 5 minuti tradizionalemente concessi per lavarsi le mani (attività impegnativa e non semplice a causa degli olii usati). 5 minuti!

Comunque io non ci sto! Son convinta che piuttosto che importare noi modelli di produzione basati sullo sfruttamento sia necessario esportare il nostro modo di dare dignità al lavoro e sicurezza ai lavoratori. I nostri diritti sono a rischio se non diverranno i diritti di tutti i lavoratori di tutto il mondo.

Quanta strada c'è da fare!

Io sto con FIOM e domani sarò in piazza!

mercoledì 13 ottobre 2010

Chiedo scusa alle puttane

E' da tanto che vorrei scrivere. Perchè scrivere innanzitutto mi scarica, mi gratifica, mi chiarifica a me stessa. E allora mi indago, sondo per trovare qualcosa su cui scrivere, di piacevole, o di divertente, o magari di profondo...ma non trovo che pensieri pesanti, amari, gonfi di sconforto. Pensieri che intristiscono, che avvelenano la vita. Pensieri che non vorrei aver pensato. Che scorrono noiosi attorno a figure, a immagini, a frasi ascoltate, a dischiarazioni fatte, e lì si incagliano.
Penso a B. che sporgendosi da una scrivania istituzionale afferma, sconfessando impudicamente se stesso, di non aver mai voluto le elezioni e di temere una crisi della maggioranza che potrebbe portare ad un governo tecnico. Del resto, aggiunge, (cito a memoria ma non credo di sbagliare) sono disponibili almeno una sessantina di posti ministeriali e facilmente con ciò si potrebbe convincere qualcuno del PDL. Deputati e Senatori eletti nelle liste del suo partito trattati come sgualdrinelle pronte a vendersi al maggior offerente. E non mi risulta che nessuno si sia risentito. Poveretto! Riesce a circondarsi solo di puttane!
Poi penso al PD. Rivedo Letta (Enrico, non Gianni) alzarsi di fronte alla folla che fischia e dire noi non siamo questi! Penso a Follini che rincara: noi non dobbiamo essere quelli che fischiano, nè quelli che ospitano chi fischia! Penso all'ipocrisia di chi impone un dialogo forzato con l'altra parte e non riesce più ad ascoltare, a capire, a riconoscere la propria gente. Quanta cecità in quel prendere frettolosamente le distanze! Quanta mancanza di senso politico nel non chiedersi le ragioni di tale dissenzo nel non vedere l'origine di così tanta rabbia. Quelli che fischiavano, cari dirigenti di partito, erano la vostra gente, e voi non li avete riconosciuti! Distanti anni luce.
Poi penso al Giornale. Penso alle minacce, no al cazzeggio, di certi giornalisti. Per capire provo a pensare se, telefonando ad un vecchio amico e dicendogli: da domani te la dò, lui sarà in grado di arguire che sto scherzando. O domani me lo ritroverò, invece, sotto casa tutto profumato e pronto? No, son certa che il mio caro amico capirà che sto scherzando perchè, conoscendomi bene, sa che non sono solita darla in giro a destra e manca. Sa che non l'ho mai fatto. Sa che non fa parte del mio modo di agire. In quanto al Giornale, forse, la dà via troppo facilmente e allora può esser frainteso...
Penso anche a Feltri. Ci ho pensato spesso con rabbia, con sdegno, con repulsione. Ultimamente però mi trovo a pensare che forse lo dovrò ringraziare. A pensarci bene ha fatto di più lui in pochi mesi contro B. che l'opposizione in 16 anni. Ha minato definitivamente i già precari rapporti con l'ex moglie Veronica pubblicando foto della signora senza veli e accusandola di avere un amante, ha incrinato il già difficile rapporto con il Vaticano massacrando a colpi di scoop fasulli l'anonimo direttore di Avvenire, è stato decisivo nel causare la rottura definitiva con l'alleato di sempre Fini ed infine gli ha alienato le già scarze simpatie di confindutria con le minacce alla Marcegaglia. Isolato come ora B non c'è mai stato e tutto per merito di Feltri e del suo Giornale. Troppo stupido o troppo furbo quel Feltri? Chissà... Intanto per questo massacro ha ricevuto compensi inimmaginabili ai più. B avrebbe dovuto capirlo, dopo la D'Addario, che le puttane non sono tutte uguali!
Pensieri pesanti, l'ho detto. Inutili, fastidiosi, irriverenti. Pure un po' volgari. Pensieri da gettarsi alle spalle sperando di averne di migliori.

giovedì 30 settembre 2010

BUON COMPLEANNO MIRANDA!

Alla nostra amica Miranda.. splendida quaratunenne (ebbene si..è la più grande! ; ) auguriamo..BUON COMPLEANNO!!! Tue affezionate e altrettanto splendide Amiche,Samantha&Wilma! ps: ti aspettiamo x festeggiare, ti spiace se abbiamo invitato anche lui?!

mercoledì 29 settembre 2010

Samantha, Miranda e Wilma in gita

Siamo tornate, ma con la testa sono ancora là.. nel verde del parco del Residence, nelle tiepide acque del laghetto, nei vapori del bagno turco, con la vista che si perde nel mare a Baratti, il palato agli spaghetti, l'olfatto al salmastro e l'occhio rivolto al mare. Nelle orecchie le nostre risate ( ma quanto abbiamo riso?! ) le chiacchiere, le confidenze, le discussioni sui temi importanti, le cazzate.. ( ma quante ne abbiam sparate? ) Noi tre, sole.
Siam tornate indietro con i ricordi ed è così che ci siam rese conto chesono passati "appena" vent'anni dall'ultima volta che siam riuscite a fare un viaggetto tutte e tre insieme!!I 40 anni di Wilma sono stati una splendida occasione! Abbiamo vissuto anche la nostra piccola avventura..si ma che avete capito? LUI, alto bello e muscoloso? No, magari!! Siam riuscite a perderci in uno straccio di Km quadrato, nel buio della notte, mentre imperversava un tremendotemporale!! Da non crederci..io nera dalla rabbia e Miranda che sdrammatizza: "Dai, può succedere.." Io, che svelta, di ritorno dalle terme, stendo i panni umidi in terrazza, mentre Miranda e Wilma, in cucina ridono di me.. e ricordano quando, in gita con la scuola, decidevo con determinatezza in quale letto avrei dormito e dove avrei messo le mie cose!! Miranda sdraiata sul divano con il telecomando in mano ( e quando ci ritocca?!) io e Wilma" affaccendate" che la scherniamo!! Wilma che si sofferma ad osservare un fiore, un vaso, uno scorcio di panorama, apprezzandone ogni piccolo particolare. Miranda che legge con disinvoltura la cartina:nord,sud, svolta di qui, diritto di là..io guido e obbedisco, Wilma annuisce ed approva! Io e Wilma cellulare-dipendenti e Miranda che ci sgrida.."Ma come fate?!" L'idea di scrivere un messaggio di saluti agli Amici..lo mandiamo?! No.. SI..dai!! E poi ancora, il Tempo che è stato per noi, il Tempo per raccontarsi, per condividere, il Tempo che non subisce interruzioni.. un Tempo al quale non siamo più avezze e a cui sempre aneliamo.E' così che abbiam deciso, e deve diventare una promessa, che ogni anno dedicheremo il Tempo ad un viaggio..solo noi tre! Vostra, Amica-Samantha.

lunedì 27 settembre 2010

VE LO GIURO...E' SUCCESSO!!!

Wilma rientra rilassata (issima) dalle terme, dove ha trascorso un meraviglioso week end con le sue amiche; l'assale, da subito, la consuetudine familiare: "Mamma, ho aspettato te per le equivalenze Lo sai, le voglio fare con te!!!". E' ora di cena, Wilma è un pò contrariata perchè aveva dato precise indicazioni: sulla lavagnetta di cucina c'è scritto chiaro di fare TUTTI i compiti, di studiare e di tenere la casa come era stata lasciata da mamma. Aiuta comunque il Piccolo disubbidiente, rassicurata dal fatto che ha tralasciato solo quell'impegno. All'ora di andare a letto, il Piccolo entra in camera e informa Wilma e Fred della decisone presa:"Babbo, mamma, io voglio diventare ateo...": i due poveretti, già sotto le coperte, prendono tempo: "Ateo? Ma non è una decisone che si può prendere a dieci anni, è un percorso lungo, che presuppone maturità, consapevolezza...insomma, ora vai a letto che non è l'ora!". Il Piccolo, recalcitrante e imbronciato va a letto. Al mattino, alle sette, entra di nuovo in camera dei genitori, si tuffa nel lettone e chiede: "Posso avere l'esonero dall'ora di religione?". Wilma si sta vestendo in fretta, Fred ha un occhio aperto e uno chiuso:"No, non puoi averlo!", "Insomma, basta, ma cos'è questa novità? hai qualche problema con la maestra di religione?"; il Piccolo è sulle spine:"No. Si. Non la voglio fare più, da oggi.". Wilma e Fred, democratici e accoglienti, rispondono in coro:"Basta, preparati che è tardi!". Wilma si catapulta in tutta fretta nel traffico cittadino seguita a rafica dall'Adolescente e non pensa più al piccolo dissidente che, intanto, continua a piagnucolare per casa. Alla fine, alle otto meno venti circa, Fred entra in cucina per sollecitarlo ad uscire e lo trova intento a trafficare, seppur contro voglia, con il quaderno e il libro di religione. Lì l'arcano si svela: doveva eseguire un compito piuttosto impegnativo e decisamente noioso proprio in quella materia. Non avendo ottenuto il consenso per l'esonero dalla lezione, tentava di rabberciare... A cena, suo fratello, dopo averlo deriso fino alle lacrime, ha riferito che è sua intenzione creare un nuovo gruppo su facebook: "Quelli che...per non fare il compito di religione diventano ATEI"!

venerdì 24 settembre 2010

IL PRIMO VOLO

Mio figlio è in prima media. Che non si chiama più media, ma, non se la prenda la Gelmini, nessuno lo sa. O, se lo sa, non ce la fa a dire prima secondaria inferiore, senza sentirsi un po' scemo. Comunque, io e mio marito decidiamo di farlo tornare a casa con il pullman di linea quando io farò il pomeriggio a scuola. Deve crescere. Diventare più autonomo. E poi l'abbiamo preso tutti il pullman per andare alle medie (dagliela!), no? Non è mica più un bambino. Me lo dico. Me lo ripeto. Finchè mi sembra di esserne finalmente convinta.
La notte però mi regala un milione di pensieri negativi: se perde il pullman? Se prende quello sbagliato? Se non scende alla fermata giusta? Se gli consegnano i libri in comodato e non riesce a trasportarli? Se....se...se... La mattina lo accompagno e gli infilo nello zaino il cellulare, un blocco di biglietti (casomai uno non bastasse), soldi, e un milione di raccomandazioni. La mattina passa con fatica, il mio pensiero corre continuamente, ansiosamente a lui. Cerco di rassicurarmi. Non si è detto che sta crescendo?
Alle due sul cellulare scopro una chiamata persa da casa. Diamine!!! Cosa sarà successo? Dentro di me già lo so: mio figlio si è perso!
Richiamo in preda al panico. Mia madre mi spiega: ti ho chiamata perchè Il-Piccolo-che-sta-crescendo non arrivava e mi sono preoccupata. Ma poi ho sentito tuo marito.
In poche parole, mio marito era andato a scuola, si era nascosto per vedere se Il-Piccolo-che-sta-crescendo prendeva l'autobus e quello giusto, poi lo aveva seguito, dietro al pullman, fino alla fermata, per controllare che scendesse a quella giusta e per accompagnarlo infine a casa.
Grazie amore.
Mi sa che anche noi abbiamo ancora bisogno di crescere...

domenica 19 settembre 2010

Come l'acqua di un fiume...

Con un voto quasi unanime, il Senato francese ha approvato in via definitiva il divieto di indossare burqa e niqab nei "luoghi aperti al pubblico", come negozi, parchi, autobus, o "destinati a un servizio pubblico", come scuole e ospedali sul suolo francese. In caso di violazione è prevista un'ammenda di 150 euro per la donna che indossa il velo integrale e una “punizione” più significativa per l’uomo che costringe la donna a indossarlo: fino a 30mila euro e un anno di prigione.
La decisione del Parlamento francese mi ha provocato una immediata e spontanea reazione di sdegno, come per una libertà violata, per la violenza di un'imposizione che, con il pretesto della sicurezza, ha il retrogusto amaro dell'intolleranza e della xenofobia. Eppure, ho provato un brivido simile, come di fronte ad un'umanità negata, quando, cercando di capire, ho trovato immagini di donne integralmente coperte. Che dire, dunque? Non trovo risposte, non ho certezze, solo una profonda, controversa perplessità. Infatti, ci troviamo davanti a due principi parimenti legittimi, entrambi da tutelare. Da un lato la libertà di scelta e di espressione dell'individuo e la responsabilità di una società di far di tutto per favorire l'integrazione attraverso l'accettazione dell'altro, della sua cultura, della sua religione; dall'altro la salvaguardia dei diritti umani, della dignità della persona, dell'inviolabilità del corpo della donna.
Un argomento come questo meriterebbe una lunga e profonda discussione nel Paese, scevra da luoghi comuni e da pregiudizi, volta a comprendere, a conciliare, a cercare un terreno d'incontro. Difficile! Io però azzardo una proposta: perchè, non imporre per legge a TUTTI! di indossare il burqa per una settimana? Tutti! Uomini e donne. Giovani e vecchi. Col burqa, solo gli occhi scoperti. Per l'idraulico sdraiato sotto l'acquaio da riparare, per il vigile in mezzo alla strada, per l'infermiera che aiuta i pazienti, per il maestro di canto, la bidella che spazza il cortile, l'autista del pullman. Per la madre che porta il figlio al mare, per il contadino che ara la terra, per la casalinga che pota le sue rose, per il ragazzo che corre in moto. Il burqa! Quando usciamo a prendere un caffè, a fare un giro in bici, la spesa settimanale, una corsa in spiaggia. Il burqa per capire. Quante di queste cose non potremmo o riusciremmo a fare? Quante esperienze ci verrebbero negate? Quante volte malediremmo il cielo?
Proviamo e poi decidiamo.

AUGURI WILMA!!!

Ci siamo. Oggi anche Wilma compie quarant'anni.
BUON COMPLEANNO!!!
Benvenuta nel club SPLENDIDE QUARANTENNI.
(come vedi la torta di compleanno te la stanno già preparando)
Ma ti avverto, amica mia, non è come ci immaginavamo nè come ci avevano detto.
Avevamo supposto che a quaranta la strada fosse appianata ed iniziasse la discesa, non che ci aspettassero nuovi traguardi, tentassimo percorsi arditi ed inconsueti,
che i 40 ci regalassero maggior equilibrio, non questo inquieto desiderio di rimettersi in gioco,
che ci concedessero finalmente una tregua con il mondo ed invece, ci scopriamo meno impaurite e più agguerrite che mai,
che ci portassero una certa stabilità e non questa febbrile urgenza di un nuovo inizio,
che ci trovassero appagate e soddisfatte, non sempre più esigenti e piene di pretese e di sogni,
che ci facessero dono di tutte le risposte, non di nuove domande, di ulteriori dubbi.
Pensavamo a 40 di aver sperimentato tutte le emozioni ed invece ci ritroviamo con una nuova, più profonda sensibilità,
credevamo di conoscerci a fondo ed invece scopriamo un modo tutto nuovo di guardare a se stesse,
ci illudevamo di aver raggiunto una certa fiducia in noi, una qualche sicurezza, ma abbiamo solo imparato a convivere con le nostre fragilità, a fare dei nostri punti deboli dei punti di forza.
Che fosse così difficile nessuno ce l'aveva detto!
Ma anche così entusiasmante, imprevedibile, sorprendente.
Comunque...
in tre è meglio!
A proposito, per festeggiare, vuoi la torta o il cuoco?

martedì 14 settembre 2010

Samantha e Miranda,mezzanotte circa,di ritorno dalla cena dei Compagni.

Il Ristorante è noto per i deliziosi stucchini e primi piatti: panzanelle, affettati nostrani, sformatini, assaggini di delizioso formaggio avvolti nella stagnola colorata come gustosi cioccolatini, vino rosso di quel bono.. Miranda è emozionata e non sa perchè, io affamata e ne conosco il motivo.
.. E il Compagno che posto sceglierà a tavola?.. Uh...e il resto degli amici.. ci saranno tutti?! Che bello!
Al nostro arrivo constatiamo che: è stato apparecchiato fuori, sta piovendo e l'estate sembra ormai un ricordo lontano!! Come se non bastasse i tavoli son distribuiti sotto due gazebo, lontani tra loro, così una parte dei commensali sarà assolutamente separata dall'altra. Ma non ci perdiamo d'animo!! Al freddo ridiamo in faccia (la scollatura di Miranda ha sopportato temperature ben peggiori!) e puntando dritte verso il tavolo, ci sediamo, fiduciose. Qualche Amico inizia a sedersi..ma poi..non se ne capisce il motivo decide di alzarsi e raggiungere l'altra tavolinata.. Acc!! Ma come siam divisi?! Vecchi e giovani? Quindi noi saremmo ..no! Non voglio pensarci! Alte cariche e semplici sostenitori?! Boh..non mi pare..! Non resta che un ipotesi: gli sfigati e i brillanti! Allora ho scelto, preferisco la seconda! Fine cena un buon caffè, offertoci premurosamente dal Caro Amico (non vi esaltate..si tratta di un over 60..! ) poi un saluto all'altro Gazebo..quello dove c'erano TUTTI per intenderci! Infine, infreddolite e con la pancia rigorosamente stra-piena ci dirigiamo meste verso la macchina. Ma..il nostro viaggio di ritorno prende una strana piega. Accade che dopo aver sentito alla radio il cronista elogiare le performance del solito Cassano,ci addentriamo in una discussione filosofico-sportiva.. Ma è questo il calcio che piace davvero ad uno sportivo oggi? Tutte le polemiche..le trasmissioni sportive, le inutili chiacchiere, le moviole che devono stabilire se un giocatore si trova con mezza coscia o tutto il culo nell'area di rigore!! Ma lo sconcerto e il profondo rammarico, crescono in noi, quando affrontiamo il terribile argomento.. No,non si tratta delle partite vendute e nemmeno dell'ultimo caso di doping ma.. dello spogliatoio!! Miranda quasi non crede alle mie parole.. Si, ti dico che è così!!Le telecamere di sky mostrano gli spogliatoi, i calciatori nel pre partita..e ORRORE!! Lussuose e personali poltrone sagomate in pelle, armadietti lucidi e perfettamente in ordine, assenza di nuvole di vapore.. Ma la panca, dico, la panca?! Si,quella rude in legno che si trovava lì in mezzo, quella su cui virili e sudati Uomini ansimanti ponevano le loro natiche umide, mentre, proni sulle borse puzzolenti cercavano i loro indumenti?! E il calzino? Quello marrone,un tempo bianco, che giaceva lì in mezzo alle scarpette piene di terra?! Dov'è?! E le docce comuni, il casino, le battute pesanti!? Noooo!! Allora davvero, è caduto anche l'ultimo mito!! Non ci siamo ancora riprese dalla caduta del mito dei 40 ..quello per cui le donne a quaranta diventano più sensuali,desiderabili in una parola scopano di più..!! (ma dove?!) Che, ecco cadere anche l'ultimo mito!.. ADDIO EROTICA PANCA!! PS: la fase ovulatoria di Miranda e il tasso alcolico di Samantha di ieri notte si dissociano da questo post!!

sabato 11 settembre 2010

DIALOGHI

Durante la seduta trisettimanale dall'estetista per la depilazione: Estetista: "Allora, Wilma, tra poco ci siamo ai quaranta eh?! Hai organizzato? Io li compio a dicembre ed ho già pensato..." Wilma si rabbuia. Guarda sè stessa in mutande e reggiseno. Guarda l'estetista. Wilma:"Anche tu quaranta quest'anno? Non me lo ricordavo...Ma che fisico hai! Neanche un filo di pancia, beata te!" Estetista, giovane single, intelligente e saggia, si rabbuia. Estetista:"Insomma Wilma, non hai solo un pò di pancetta, hai anche un marito affettuoso, due figli stupendi..." Estetista stende la cera. Wilma trattiene il fiato per sopportare lo strappo; sulla testa la nuvoletta di un pensiero: "...e che ho preso il pacco tutto compreso? quello che contiene anche qualcosa che non ti piace ma che compri lostesso perchè ti sembra comunque un affare e mentre lo metti sul carrello pensi che poi l'oggetto che non ti piace al limite lo regali o lo butti o lo infili in un cassetto o te lo metti sotto i piedi?"

mercoledì 8 settembre 2010

IL PAESE NEL PAESE

Ogni estate, da dieci anni oramai, trascorro il Ferragosto ed i giorni precedenti a condire tordelli, tagliare rosbeef, friggere patate, sfregare pentoloni e teglie incrostate di sugo alla Festa di Liberazione. Spesso finisco alle due di notte, stanca morta, le unghie spezzate, la schiena a pezzi e un intenso odore di fritto tra i capelli. Torno a casa e crollo a letto. Sfinita, certo, ma felice e soddisfatta. E' difficile da spiegare. Lavorare alla Festa per me non significa solo fatica, rinuncia alle ultime giornate di mare, ore di sonno perdute, ma impegno, condivisione, speranza di riscatto. La Festa è il luogo dove trovo chi parla la mia stessa lingua, comprendo chi mi sta intorno e mi sento compresa. E' il posto dove non si hanno per forza le stesse idee ma si parte dagli stessi presupposti, si abbracciano gli stessi valori; dove si discute, certo, ma si lavora insieme per difendere gli stessi principi, orientati dai medesimi valori. La Festa è il luogo dove mi sento finalmente a casa, non più estranea, ma tra persone che magari non conosco ma che ri-conosco come simili, compagni che vanno nella mia stessa direzione, partecipano delle mie preoccupazioni, condividono le mie speranze, il mio progetto di futuro, di bene comune, di società. Lavorare alla Festa è il mio modo per resistere, per continuare a sperare, per non smettere di credere. E' il mio modo per contribuire a costruire un mondo migliore, che, intanto, rende me migliore. Molti vengono qui ogni anno a lavorare alla Festa con questi stessi desideri. C'è la prof di matematica con alcuni dei suoi alunni, c'è l'operaio che passa qui le ferie a smontare e rimontare i gazebo, c'è la caposala di poche parole, l'impiegata amministrativa con tutta la famiglia, lo studente universitario con la fidanzata, l'avvocato in pensione. Ci sono poi tanti giovani. Allegri, affamati, impegnati e superficiali. Crescono e poi spariscono, risucchiati dalla movida estiva delle feste in spiaggia. A volte tornano, più consapevoli e pronti, pieni di progetti e speranze. Ci sono i giovani dell'associazionismo coi loro volantini e i tavoli, c'è la compagna passata a SeL che soffre di nostalgia e non manca comunque di dare una mano; mentre mescola il sugo ci racconta aneddoti di feste passate. Infine c'è Gusmano, quasi novantenne, gli occhi scoloriti dal tempo, il sorriso lieve, confortante, sempre aperto. E' il più anziano, la memoria storica del partito, ricorda tutto e conosce tutti. Impossibile non volergli bene. Quest'anno eravamo davvero tanti. C'era anche Samantha, per la gioia di molti compagni che hanno apprezzato la sua solare cordialità. Una sera o due, aveva detto. Poi si è innamorata dell'atmosfera, si è sentita, credo, anche lei a casa. E così è tornata quasi ogni sera. Siamo un quartiere straniero nel Paese. Non siamo alla moda nè al passo coi tempi, siamo ancorati al passato, dicono. Siamo di parte, ed è sempre la parte sbagliata. Ma non rinunciamo ai nostri sogni nè all'impegno per realizzarli. Ed iniziamo da qui. Dalle patate da friggere, dai tortelli da scolare, dai tendoni da rimontare. Al lavoro!

sabato 4 settembre 2010

PENSIERI SPARSI...

Oggi è il compleanno dell'Adolescente. Si è svegliato nervoso. Ha accennato un sorriso solo quando gli ho preparato la colazione ed ha sentito il profumo di bignè che stavo infornando per i suoi amici. Ma è stato un'attimo, ha rimesso subito il grugno. A suo padre, che l'ha chiamato per fargli gli auguri, gli ha risposto cafone. E intrattabile. Tanto da provocare la consueta lite senza senso e improduttiva. Che è terminata con le sue scuse e una frase più tagliente di un coltello affilato:"...non credo di dovermi festeggiare...".
Pochi giorni fa è nata Piccola Mela. Incantevole e paffuta. Smaniosa e piena di vita. Dolcissima e tenace. Una miniatura perfetta. Guarda la sua mamma, la tocca inesperta e fiduciosa. Il padre è follemente innamorato di lei e lei sembra averlo già capito. E' un rapporto pieno di promesse. Che in parte saranno deluse.

giovedì 2 settembre 2010

Mio figlio ha perso una scarpa...

Il Piccolo-che-sta-crescendo quest'anno ha finito la quinta elementare. Del suo disagio scolastico ho già parlato in passato. Sempre con fatica, senza nascondere il dolore e il senso di colpa di fronte alla mia incapacità, nonostante gli sforzi quotidiani, di aiutarlo a superare le sue difficoltà. Sì perchè il mio bambino è un bambino con DSA. Ha, cioè, un Disturbo Specifico di Apprendimento. I bambini DSA, come lui, sono bambini come tutti gli altri: svegli, capaci, competenti, curiosi, finchè non arrivano a scuola e, d'un tratto, si scoprono completamente inadeguati e disarmati di fronte a compiti e richieste quotidiane per loro insormontabili, che gli altri, invece, eseguono con facilità. Attività come leggere, scrivere, calcolare, che la maggior parte dei loro compagni apprende in modo spontaneo e naturale risultano loro estremamente difficoltose. Il fallimento che ne segue e la frustrazione dovuta ai molteplici e infruttuosi tentativi incidono negativamente sulla fiducia in se stessi e sulla motivazione ad apprendere. Spesso poi chi sta loro intorno, educatori, insegnanti, genitori, compagni, poichè non possono negare le loro evidenti capacità intellettive e le potenzialità che emergono nonostante tutto, finiscono, frettolosamente, per spiegare il ritardo scolastico con la mancanza d'impegno. Solitamente di un bambino così si dice che è intelligente ma non studia. Colpevole dunque! Svogliato! E pigro! Questi cinque anni sono stati per mio figlio un inferno; tra pianti e rimproveri, insuccessi ed emarginazione, frustrazioni ed incomprensioni, tra senso d'impotenza e voglia di mollare, stanchezza e senso di colpa per le aspettative deluse. Mai un successo, mai una gratificazione e neppure un riconoscimento per lo sforzo e l'impegno messi. Quest'anno però pareva proprio fosse arrivato il momento per il mio Piccolo-che-sta-crescendo di ottenere, finalmente, una piccola rivincita. Iscritto al corso di atletica, per tutto l'inverno, infatti, si era allenato nella corsa, anche con il freddo e sotto la pioggia. Grazie al suo fisico minuto ma scattante e all'allenamento, durante le prove per le Piccole Olimpiadi della scuola era risultato tra i più veloci della sua età, per cui tutto faceva presagire che finalmente sarebbe riuscito ad esser BRAVO in qualcosa, per la prima volta... E magari il più bravo! E' la mattina della gara, nonostante minacci pioggia e soffi imperterrito un vento freddo, gli spalti attorno al campo di atletica sono pieni di genitori-tifosi, armati di macchine fotografiche. I bambini vengono allineati sulla linea di partenza, ciascuno nella propria corsia, pronti per il segnale di partenza. Il Piccolo-che-sta-crescendo è particolarmente in ansia, aspetta questo momento da così tanto tempo... Un signore attempato e panciuto dà il via facendo esplodere un colpo. Il Piccolo-che-sta-crescendo scatta via velocissimo, davanti a tutti. E' il più piccolo, una pulce in mezzo ai suoi compagni, ma anche il più veloce. Fa qualche metro, davanti a tutti gli altri. Poi, d'improvviso, si blocca: la sua scarpa destra è uscita dal piede. Prova a continuare la corsa con la scarpa mezza tolta ma è inutile; arriva ultimo, zoppicante, avvilito e pieno di imbarazzo. L'umiliazione e la delusione stampate in faccia. Cos'è accaduto? Come si spiega che il Piccolo-che-sta-crescendo è riuscito a fallire anche in ciò in cui era bravo e per cui si era allenato a lungo? E' stata solo colpa di un laccio male annodato? Io non credo. Io credo invece che per bambini così, che non hanno alcuna fiducia o stima in se stessi, che sono abituati ad ottenere solo frustrazioni e sconfitte, che hanno di sè un'mmagine negativa e fallimentare sia più difficile affrontare un successo che subire il solito, inevitabile insuccesso (in quello oramai sono esperti). Per mio figlio, vincere non voleva dire semplicemente tagliare il traguardo per primo. Vincere significava interrompere un'infinita ed ineluttabile catena di delusioni e fallimenti, significava riaprire la porta alle speranze di affermazione di sè, alle aspettative di succeso. Vincere avrebbe provocato una temibile onda sismica che avrebbe travolto le consolidate certezze della propria inadeguatezza ed incompetenza, vincere avrebbe causato un terremoto emotivo che avrebbe ribaltato l'immagine di sè e delle proprie capacità. In questi casi, in difesa dello status quo, per mantenere un equilibrio basato su ciò che, anche se non gratificante, ci è oramai abituale, entrano in gioco i sabotatori interni, cioè le aspettative negative, le paure recondite, l'ansia di prestazione, la disistima, il bisogno di ciò che ci è noto e abituale, che ci impediscono di rompere il cerchio, di essere diversi, migliori, da ciò che si crede. Inconsapevolmente, ci impediscono di esplicare al meglio le nostre qualità, di credere nelle nostre risorse facendoci perdere una scarpa durante la corsa della nostra vita. Sabotatori così li abbiamo tutti. Sono i limiti che ci autoimponiamo, le barriere che innalziamo a nostra difesa, i legacci che ci impediscono di spiccare il volo. Li abbiamo generati noi, in nome della nostra stabilità emotiva, della nostra tranquillità. Solo noi possiamo smascherarli e disarmarli. Oppure inciamperemo sempre a un passo dal traguardo.

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!
L'Italia è sull'orlo del precipizio, ci aspettano mesi di tagli e manovre "lacrime e sangue", l'opposizione è inesistente e Mario Monti non è il nostro eroe ma almeno...BERLUSCONI SI E' DIMESSO!!!

SE NON ORA QUANDO?

SE NON ORA QUANDO?
FIRENZE, 13 FEBBRAIO 2011.