FRANCESCO MUSANTE

FRANCESCO MUSANTE
UNA ROSA LA LUNA E LA NOTTE INTERA PER PENSARE A TE

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.
I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le favole. Betty Hinman

venerdì 30 dicembre 2011

2011, non uno come tanti....

Addio 2011...
Anno intenso, sorprendente, tragico, rivoluzionario...
anno di lutti e di sommosse,
imprevedibile, drammatico.
Anno di odio e di rabbia, di sangue e di rivolta, di grandi cambiamenti, di tragedie irreparabili, di presa di coscienza, di assunzione di responsabilità.
Anno di crescita, di entusiasmanti scoperte, di voglia di cambiare tutto.
Anno che ci ha stupito, risvegliato, appassionato, cambiato per sempre.
Lungo, generoso e denso come un secolo.
Fecondo di eventi sorprendenti ed inattesi, di opportunità insolite, di avvenimenti memorabili.

La Primavera araba, i tentativi di repressione, l'addio al potere di Ben Alì in Tunisia, e di Hosni Mubarak in Egitto, le donne italiane in piazza perché "se non ora quando", lo tzunami in Giappone e l’uscita di materiale radioattivo a Fukushima,

il referendum-ricatto di Mirafiori, i 150 anni dell’Unità d’Italia, il tricolore alle finestre, l’uccisione di Bin Laden, la vittoria del centrosinistra alle amministrative, la voglia di cambiamento,
Pisapia, De Magistris e Zedda sindaci di buone speranze, il trionfo sul web dell'ironia contro una certa arroganza politica, la partecipazione popolare ai referendum e il trionfo dei sì, Londra che brucia, i riot, la follia razzista, le bombe di Oslo,
l'omicidio dei ragazzi di Utoia, gli insospettabili neutrini più veloci della luce, le cazzate della Gelmini (più veloci dei neutrini!), la morte del Sic, il Venerdì della rabbia e la repressione in Siria,l’addio di Santoro alla Rai, la scommessa di Servizio Pubblico,
la protesta contro Wall Street, il 99%,
la crisi della Grecia, la paura del default, le agenzie di rating e lo spread, l’indipendenza del Sudan,
l’alluvione delle Cinque Terre, i morti di Aulla, Genova travolta dall'acqua, le dimissioni di Berlusconi,
Re Giorgio e il governo Monti, la morte di Steve Jobs, gli Indignados spagnoli, la scelta di Monicelli e di Magri, le proteste contro Putin, e ancora la repressione, la fine della guerra in Iraq,
di nuovo la follia razzista, l'omicidio di due senegalesi a Firenze,
la cattura e l'uccisione di Gheddafi, i funerali di Kim Jong II,
la morte di Giorgio Bocca, la chiusura di Liberazione.
Ma di questo anno sopratutto non dimenticherò le piazze, le piazze di tutto il mondo, di Atene, di Londra,
di Madrid, di Roma, di New York, di Tripoli, del Cairo, di Damasco, di Mosca, della Tunisia, del Marocco, dell'Algeria.
Piazze piene di giovani, di voglia di cambiamento, di partecipazione, di riscatto.
Piazze di lotta e di speranza.
ADDIO 2011, non sei stato uno dei tanti, non ci hai lasciati immutati, indifferenti, apatici.
Ed a voi tutti....BUON ANNO!

lunedì 5 dicembre 2011

ASPETTANDO L'ALLINEAMENTO DEI PIANETI...

Quando ero ragazza avevo tutta un'altra idea del matrimonio. Immaginavo, ecco, che avrei avuto più libertà, più autonomia, la possibilità di fare a modo mio, senza vincoli o lacciuoli, senza limitazioni, senza dover negoziare o chiedere il permesso... ed invece...
Appena fidanzati non facevamo altro che cercare il modo, il tempo, il luogo per saltarci addosso. Non pensavamo ad altro. Ogni energia, ogni pensiero e qualsiasi iniziativa erano dedicate a quello. Ci assorbiva completamente. Anche nelle occasioni meno opportune... le mani che scivolavano sotto la gonna in auto, le carezze nascoste sotto la tovaglia a cena dai miei, quei baci sfrenati nella sala buia di un cinema... E poi le sperimentazioni, per cercare di saperne di più, per conoscersi meglio, per AMARSI meglio... Famolo strano... e, allora, via con il ghiaccio come in Nove settimane e mezzo, e poi il miele, il gelato, la nutella, la panna, il cioccolato fuso, lo champagne con le fragole come in Beautiful... ed ancora... con gli occhi bendati, a terra davanti al camino acceso, il cappotto con niente sotto e quel filmino guardato insieme, anche se quella volta, a dire la verità, piansi... Cercavamo i modi migliori, più piacevoli per amarci. Era un modo per conoscerci, per scoprirci, per volerci bene. Ma non era mai abbastanza intimo, non c'era mai abbastanza tranquillità, calma, distensione... Erano sempre rapporti fugaci, carezze rubate, effusioni affrettate, inquinate dal senso di colpa e dalla paura di essere scoperti...
Pensavo, allora, che, una volta sposati, sarebbe stato diverso, che avremmo potuto amarci liberamente, senza freni, senza pregiudizi, senza dover temere niente e nessuno. Pensavo. Ed invece... Ecco che non è mai il momento giusto: il lavoro, l'appuntamento dal dentista, il telefono che suona, mia madre che entra senza bussare, la vicina che suona alla porta, far piano per non svegliare Il Piccolo, il gatto che vuole uscire, spegni la luce, il gatto che vuole rientrare, chiudi bene la porta...e ancora: ho sonno, ho freddo, ho un appuntamento, ho sentito un rumore, ho mal di schiena, non fare rumore, mi sono venute, sono in ritardo, l'hai sentito anche tu quel rumore? Insomma, tutta quella libertà che sognavo di potersi amare come, quando e quanto ci pare è stata completamente risucchiata dalla vita, dalle incombenze quotidiane, dallo stress di ogni giorno...
E scopare resta un evento raro ed eccezionale come... L'ALLINEAMENTO DEI PIANETI!
Sigh...

mercoledì 23 novembre 2011

IL PICCOLO...E' CRESCIUTO!

Undici anni a dicembre. Un abbozzo d'uomo, uno scricciolo, un mistero coinvolgente. Frequenta, da pochi mesi, la prima media e, senza avvertire, senza chiedere il permesso, si è lanciato nel mondo. Non porta più il grembiule, maneggia soldi per comprarsi la merenda, ha un profilo su facebook e un'amica del cuore. Ogni giorno gliene succede una e la racconta nei minimi dettagli, mentre mangia chili di pasta, secco come un'acciuga. In famiglia lo conteniamo come si fa con una diga durante un nubifragio: un pò assecondandolo, un pò disapprovandolo, cercando comunque sempre di mostrargli anche un'altra prospettiva, un pò meno estremista. Il nostro sdrammatizzare spesso lo offende mortalmente: minaccia di non parlarci più, per tutta la vita; un tempo che, spesso, non dura che pochi minuti. Da tempo lamenta che la profe di musica proprio non gli va giù: non lo ascolta, si scoccia perchè fa domande, umilia i suoi compagni, è sgarbata e intrattabile. Il nostro consiglio di provare a parlarle non sortisce l'effetto sperato: torna più imbronciato che mai, sconfitto dall'ennesima intimazione al silenzio conseguente alla sua mano alzata. Non trova consolazione nella nostra decisione di rivolgerci all'insegnante per chiedere spiegazioni; prepara un suo piano, del tutto personale e inaspettato: scrive una lettera dettagliata alla profe. Un documento che è difficile credere sia stato scritto da un undicenne, se non fosse per qualche errore ortografico e lo stile accorato di chi ha ancora montagne da scalare e impeto per mettersi in marcia. La consegna alla Coordinatrice di classe: l'insegnante la legge in aula, chiede se il pensiero espresso è condiviso, raccoglie 26 assensi e solo 2 dissensi, comunica che porterà l'elaborato al Consiglio di classe, dal momento che rappresenta il pensiero della maggioranza. Dopo l'episodio rivede stamani la profe di musica: l'insegnante affronta subito la questione e informa il (EX) Piccolo di essere rimasta molto male per il contenuto della lettera, chiede alla classe se davvero condividono, ottiene tantissimi dissensi al documento, si mostra soddisfatta e vincente. Lo interroga sulla lezione: il (EX) Piccolo è preparatissimo, prende 9! Tiene duro fino alla fine, poi, ci racconta, appena suona la campanella, corre in bagno e...piange, piange moltissimo. Dice: "...non ho pianto per la profe, ho pianto per i miei compagni, che hanno cambiato idea, che mi hanno lasciato solo...". L'Adolescente lo ascolta, turbato e commosso, comunque fiero di suo fratello. Lo consola così:"...è successo anche a me, ma tu non mollare!". Io e suo padre ci mettiamo da parte, li facciamo passare...

sabato 12 novembre 2011

DONNA A META'....

Sono inadeguata. Nella maggior parte delle situazioni, io sono assolutamente, irrimediabilmente inadeguata. Lo so, me ne accorgo, me ne vergogno pure, ma non posso farci niente. In molte occasioni vorrei essere diversa, avere buoni argomenti di conversazione, sapere di cosa si sta parlando e soprattutto averne una solida, inattaccabile opinione. Ed invece solitamente non so proprio cosa dire. Senza parole, senza opinioni, senza niente da condividere, solo con la consueta sensazione di inadeguatezza come di una appena tornata da Marte. Le invidio le altre donne per quel linguaggio comune che le avvicina, per quel sapere peculiarmente femminile che a me sfugge, per quel patrimonio di conoscenze comune che mi è estraneo... Sanno tutto le donne nel salone del parrucchiere di Sara Scazzi, dello zio, della povera Elisa, di Yara, di Meredith, di Melania, di Cogne, di Novi Ligure... Esperte ineguagliabili di DNA, di incidenti probatori, di false piste, di nuovi indizi, tra un bigodino e una piega fanno a gara a chi racconta il particolare più scabroso, il fatto più agghiacciante. Sanno tutto le madri, all'uscita da scuola, di pediatri, virus, malattie gravi e lievi indisposizioni, vaccini e farmaci. Competenti, elencano sintomi e prescrivono farmaci secondo necessità. Sanno tutto le colleghe più giovani sui locali più frequentati, sui negozi che hanno appena aperto, sulle promozioni, sugli abiti più alla moda, sulle tendenze del prossimo inverno. Che sia meglio il lavanda del bamboo? Sanno tutto le altre mogli, per intenderci, quelle alle cui cene non puoi portare le tette, su saponi, detergenti, ammorbidenti, acchiappacolori e sgrassanti. Ne hanno la casa piena: un detersivo per ogni occasione! Donne che, con perizia invidiabile, utilizzano ben 6 prodotti diversi per fare il bucato: il sapone liquido, l'anticalcare in pastiglie, l'ammorbidente in perle, lo scioglimacchie, il napisan e l'acchiappacolori... ma forse dimentico qualcosa...
Ecco rispetto a tutto questo io mi sento completamente estranea. E completamente inadeguata. Una donna a metà. Troppo pigra e indolente per passare ore dal parrucchiere, dall'estetista, in giro per negozi, a lucidare casa, a far chiacchere davanti al portone della scuola. Ma dove lo trovano le altre donne il tempo? E soprattutto la voglia, l'energia, il piacere?

sabato 5 novembre 2011

Ho adottato una sedia

Per strada, vicino ad un cassonetto, ho trovato una sedia. Uno di quegli oggetti vecchi, vissuti, che, ad ascoltarli, ti raccontano la loro storia attraverso i segni che portano. Con una bellezza intatta, nonostante l'impagliatura consunta e la tintura sciupata e ingiallita dall'uso. L'ho guardata e ho pensato, subito, di volerla portare via con me, di accoglierla nella mia casa. Non ha opposto resistenza neppure quando l'ho lavata e disinfettata con cura. Ora, vicino al camino, ospita l'orsetto inglese: si fanno compagnia. Non mi è mai capitato di raccogliere qualcosa nella spazzatura; è stato un gesto irrazionale, il richiamo di un'istanza interna, la dimostrazione che l'inconscio lavora anche quando non abbiamo tempo di ascoltarci. Ho pensato a me, alla mia generazione, alla crisi attuale, come ad un Pinocchio che, nella storia di Collodi, in un primo momento, delle pere getta le bucce, viziato, sdegnoso, sprezzante, poi, attanagliato dai morsi della fame, corre a recuperarle e quelle bucce se le ingoia con avidità e senza pudore. La mia sedia è di legno, ma profuma di bucce. C'è aria di cambiamento.

mercoledì 12 ottobre 2011

GATTI E FUGHE...

Mi incuriosisce davvero molto questa storia dei gatti che, ogni tanto, fuggono. Vedi sui muri, sui tronchi d'albero, nei bar, tristi locandine in cui i padroni: piccoli, adulti, maschi, femmine, lanciano appelli strazianti da cui capisci che il gatto è scappato e, apparentemente, non aveva un perchè. Leggi le poche righe, guardi la foto, ti stupisci della ricompensa e pensi che, quell'animale lì, aveva sicuramente le rotelle fuori posto per scappare da un posto in cui aveva tutto quell'amore. E non puoi fare a meno di immaginartelo, l'anarchico impunito. E' andato sicuramente al sole, a rincorrere una micina, a farsi i fatti propri. Era, forse, stanco di carezze che consolavano più chi le dava che lui. Sopraffatto da una vita organizzata, che ingrassa il fisico e deprime la vitalità. Deve aver preso il coraggio a due mani e via. Magari dopo una bella giornata, passata sul divano di casa, sazio di cibo e attenzioni. Non credo abbia corso, piuttosto immagino che se ne sia andato lentamente, un passo dietro l'altro, tra l'indifferenza di chi si accorge della crepa solo quando è un buco profondo. Avrà avuto il battito al cuore ai primi passi, avrà sperato in un richiamo all'inizio del viaggio. Poi, pian piano, avrà acquistato sicurezza, si sarà concentrato sui passi successivi più che sulla strada trascorsa, si sarà interrogato sulla meta, sulle possibilità. Chissà se avrà avuto dei rimpianti...Non ho mai letto di gatti che son tornati indietro, ma forse, queste, son storie meno interessanti...

venerdì 30 settembre 2011

LA DIAGNOSI FUNZIONALE

Tra i quaranta e i cinquant'anni le coppie scoppiano. E' un dato di fatto. Saranno i figli adolescenti, che scombinano gli equilibri o che, forse, semplicemente, non sono più tra i piedi e ti lasciano lì, ad aver tempo da trascorrere con l'altro. Sarà lo stress degli impegni quotidiani familiari che dobbiamo affrontare in qualità di affannati rappresentanti della "generazione sandwich": schiacciati da una parte dalla cura dei figli e dall'altra dall'assistenza ai genitori. Sarà che ti senti a metà del guado e sai che non hai più tutto quel tempo perchè la persona che ti sta accanto diventi almeno un pò come lo vorresti tu. Sarà che, inspiegabilmente, si inizia a russare, a dormire peggio, a non aver più sogni da raccontare al mattino. E i desideri non si assopiscono, si fanno incalzanti, reclamano di venir soddisfatti. Così ogni parola detta in maniera diversa, o troppo uguale negli anni, è una goccia che fa traboccare il vaso, è una ferita che, ora, fa più fatica a rimarginarsi. E l'altro non ha più angoli nascosti da scoprire. E' quasi un nostro prolungamento, una canzone imparata a memoria, un film di Benigni, visto almeno mille volte. Ci vuol impegno a stare insieme. E un'abbondante dose d'amore. Oltre che una dettagliata DIAGNOSI FUNZIONALE! Per chi non è "del mestiere": la diagnosi funzionale è un documento che riguarda la disabilità e che viene redatto avendo riguardo solo alle potenzialità, evitando di rilevare le mancanze, i deficit, e puntando solo su ciò che di positivo emerge. Consiglio di costruirla seguendo lo schema già in uso per l'handicap, soffermandosi quindi sulle varie aree: sociale, relazionale, psicologica. Ogni area potrà poi essere suddivisa in punti rilevanti: cura personale, dei figli, del partner, della casa, delle maestre, della suocera, della madre, gestione del denaro, sex-appel, tolleranza, senso dell'umor, generosità, affidabilità...Fondamentale, ripeto, FONDAMENTALE (!!!!) è indicare solo "ciò che c'è di buono", tralasciando le magagne, gli intollerabili difetti, le croniche assenze e le abitudini irritanti!

lunedì 26 settembre 2011

PUCCE NO GLOBAL

Tre giorni nel Sud dell'Italia, in Puglia, nei pressi di Taranto, ospiti di una cara amica. Non era la prima volta che visitavo il Salento: già qualche anno prima eravamo partiti tutti e quattro ed eravamo rimasti incantati dai profumi, dal mare, dal colore del cielo, dai sapori e dalla cordialità. Ma eravamo turisti qualsiasi in una struttura alberghiera: un'altra storia. Stavolta invece eravamo "gli amici di Iole". Ho ricevuto, così, l'inaspettato regalo di poter cogliere sfumature preziose e di partecipare ad un universo di relazioni, abitudini, usanze e tradizioni che mi hanno arricchito non poco e che mi hanno suscitato riflessioni a milioni. E' un'altra Italia o l'altra Italia siamo noi? Forse, semplicemente, abbiamo seppellito la nostra identità contadina, aggregante, comunitaria e passionale quasi che il progresso, il futuro, l'evoluzione, implicassero lo spogliarsi di questi fardelli di cui, un po', vergognarsi?
Ci sono stati i parenti a darci il benvenuto, la zia che ci ha mandato una fantastica torta di noci e la granita al caffè preparate da lei, l'amica che ci ha fatto trovare la colazione già pagata nel fornaio del paese, la sorella che ci ha fatto assaggiare le "pucce" cotte nel fuoco a legna, la madre che ha impastato per noi chili di impagabili orecchiette con sugo denso di pomodoro e ricotta secca... Sono tornata, in quei giorni, indietro mille anni; ho ritrovato un pò di me stessa: quella dei pomeriggi a trovare le zie, quella del caffè con la "panna", che preparava la nonna con tanto zucchero e un goccio della prima schiumetta, del primo liquido profumato che usciva dalla moka, quella dei pomeriggi d'estate con una madre casalinga e le sue amiche, tra merende, sbucciature alle ginocchia e canzoni dal jukebox, nell'unico bar del paese.
Mi son detta che la globalizzazione, quella che ferisce le tradizioni, le peculiarità locali, in Puglia è ancora lontana: grazie alle donne, che ancora portano avanti, con cura e impegno, la loro preziosa arte culinaria, grazie agli uomini, ai contadini, ai piccoli produttori di vino, che ancora utilizzano il "capasone" di creta al posto delle botti. Mi hanno commosso la bellezza dei luoghi e, insieme, il degrado. Non so quanto degli antichi palazzi leccesi si potrà conservare negli anni a venire se nessuna amministrazione locale, o centrale, si pone il problema e ci investe. E che ne sarà di Porto Cesareo, di Gallipoli, tra cinquanta, cent'anni, se non si corre immediatamente ai ripari? Sono stanca di sentir parlare del Sud dell'Italia come una zavorra inutile, come la causa di tutti i mali, come un peso da cui staccarsi per la nostra corsa al traguardo del progresso. Mi dissocio con tutta me stessa da queste idee destorificanti, insensate e stolte, perchè mi sento parte di quella terra; sento che le mie radici sono un po' anche lì, tra i vizi e le virtù, la pigrizia e l'ottimismo, la strada facile e il sacrificio, il desiderio di fuggire e la schiavitù degli affetti familiari. E riconoscerlo mi fa sentire a casa.

giovedì 15 settembre 2011

LA RADICE QUADRATA DI UN UOMO

Quest'estate Piero Marrazzo ha rilasciato un'intervista dove raccontava la sua storia: lo scandalo, le dimissioni, la solitudine. E quel bisogno di andare, ogni tanto, in Via Gradoli, di "suonare a quella porta...e che quella porta si aprisse". Non ho opinioni in proposito, non mi sento scandalizzata nè indignata, e, francamente, non ho neanche voglia di impegnarmi ad elaborare un pensiero coerente sull'argomento. Eppure leggendo l'intervista, qualcosa nelle parole dell'ex governatore mi ha disturbato...di più...mi ha offeso. "So che non è bello da sentire e non è facile da dirsi, ma una prostituta è molto rassicurante. È una presenza accogliente che non giudica. I transessuali sono donne all'ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria. Mi sono avvicinato per questo a loro. È, tra i rapporti mercenari, la relazione più riposante."
I transessuali sono donne all'ennesima potenza?!? Che è un po' come dire che i cavalli sono zebre al quadrato. O che il cetriolo è uno zucchino alla terza. Una stronzata, insomma! Del resto quando mai uno che ha voglia di zucchini si compra i cetrioli? Se compra i cetrioli è perchè ha voglia di cetrioli! Eppure questa stronzata ha i suoi sostenitori. Forse perchè i transessuali mercenari, recitano la parte della donna non com'è ma come la vorrebbe un uomo. Rispecchiano, insomma, l'idea maschile di donna: arrendevole e sempre pronta ad assecondare ogni richiesta. Estremamente disponibile e sessualmente vorace. Mai polemica, eternamente accondiscendente. Una donna che dice sempre sì, che non fa problemi e non avanza richieste, che non ha idee personali, preferenze, antipatie, interessi. Una donna ossequiente pronta ad accogliere l'eroe che torna dalla guerra. Si accendano i fuochi, si apparecchi la tavola, il guerriero è tornato! Passano i millenni eppure sembra che l'uomo sia fermo al solito punto. Al Medioevo! Incapace di riconoscere nella donna una compagna, un essere umano che desidera, sceglie, ama, odia, sogna e qualche volta ha pure mal di testa. Non bambole, non specchi. Ma donne! Affiora la paura per quell'alterità che ci contraddistingue, per quella parte che gli sfugge, che stenta a comprendere. Ecco che il prode cavaliere che ha attraversato mari ed oceani, che ha sconfitto schiere di nemici, vinto la fame, la sete, la paura... teme e rifugge la donna. Può, del resto, un tale eroe, tornato a casa, dover imbastire una pesante discussione con la moglie su chi doveva passare a prendere i figli a scuola o occuparsi della spazzatura?
Ci vuole coraggio per affrontare la vita, per farsi carico della famiglia, per far fronte a tutti gli inderogabili e stancanti, impegni quotidiani. Un coraggio che tutte le donne hanno. E che possiedono anche molti uomini che conosco e che condividono il carico quotidiano con le proprie donne. Uomini che non sfuggono alle responsabilità. Che gioiscono delle differenze. Che sopportano i battibecchi. Che sanno che l'incontro può essere magico e fecondo se si hanno sensibilità diverse.
Allora, caro Piero, forse facevi meglio a dire che sei tu che sei la radice quadrata di un uomo.

domenica 11 settembre 2011

"IL SINDACO CHE LA DESTRA CI INVIDIA"

A pelle Matteo Renzi non mi piace. Invece, quando parla, la cosa cambia. Quando parla quella semplice e istintiva antipatia viene sostituita da un certo prurito su per le mani. Quando parla, non so perchè, ma avrei voglia di..., sì,... di frustrarlo con l'ortica. Riesce ad essere, difatti, in ogni suo intervento, stupidamente arrogante, superficiale e borioso. Potrei dire persino violento. Quando i cinquemila lavoratori di Mirafiori hanno dovuto scegliere dolorosamente l'umiliante ricatto di Marchionne il Renzi ha sostenuto, in tono perentorio, con la sicurezza degli stolti: ASSOLUTAMENTE SI', SENZA SE E SENZA MA. Ma quale spazio spetta alla politica e al sindacato se non il territorio tracciato dai se e dai ma? Non avrebbero dovuto, il governo e ancor più l'opposizione, chiedere almeno delle garanzie per quei lavoratori che si apprestavano a rinunciare a molti dei loro diritti basilari? SENZA SE E SENZA MA! Quanta violenza in quelle parole e nella mancanza di quell'empatica condivisione, della presa in carico che richiederebbe il fare politica.
Quanta tracotante presunzione nell'assenza totale di ascolto, di comprensione, di disponibilità a capire.
Stessa odiosa, tautologica sicumera nei confronti del TAV: "Quando le amministrazioni decidono, ci sono le garanzie ambientali e tutti i passaggi democratici, ad un certo punto bisogna fare le cose, altrimenti diventiamo il Paese dei ritardi".
Cittadini considerati sudditi, che devono subire passivamente e compostamente le scelte della politica che decide e che agisce autonomamente, indifferente alle problematiche sollevate, ai dubbi, alle domande di un movimento di cittadini che a proprie spese, con le proprie forze, contro tutti, ha prodotto una mole enorme di carte, di tabelle sui costi, di previsioni di traffico, di studi approfonditi, di analisi scientifiche, di dati ben documentati che contestano l'utilità di quel tunnel e che meriterebbero risposte concrete e mirate.

Infine, l'attacco al sindacato, le polemiche con Bersani che, una volta tanto, seppur tiepidamente, aderisce allo sciopero, scende in piazza con migliaia di persone. Renzi no. L'infaticabile Renzi resta al lavoro, chiuso nel suo ufficio a salvare il mondo. Inconsapevole di ciò che accade fuori, lontano anni luce da tutti noi. Lavoratori, pensionati, studenti...

Ma siamo sicuri che di questo Renzi ci sia proprio bisogno?

Credo sia solo una questione di tempo... appena possibile l'indefesso boy scout striscerà verso altre sponde. Anzi, a quanto pare, ha già iniziato...

Rottamare non gli è riuscito però... può sempre RICICLARSI!!!

martedì 6 settembre 2011

Luigi, un post solo per te, non te lo aspettavi, eh?

Luigi è il nostro peggior amico. Da più di vent'anni ormai. Un bravo ragazzo, certo. Simpatico, affettuoso, generoso. Disponibile e sempre presente. Pure fin troppo a volte... E, non si può negare, ci fa fare anche tante risate. Per questo nonostante tutto gli vogliamo un gran bene. Ma Luigi è pure un gran casinista, un pasticcione, un piantagrane, un guastafeste imperdonabile. Ci accompagna Luigi? Possiamo star certe che qualcosa andrà storto. Conosce lui la strada? Di sicuro finiremo per perderci! E che dire della bolletta non pagata, del credito telefonico finito proprio quando devi fare una chiamata urgente, della smagliatura nell'ultimo paio di calze "buone", di quei documenti importanti che non riesci a trovare ma ti servono proprio ora? Neanche a dirlo: sempre Luigi!
Luigi che ci fa perdere tempo, arrivare in ritardo, perdere il treno, dimenticare di fare quella telefonata... Una sera, maldestro, ha persino rotto uno dei sandali di Wilma, costringendola a zoppicare fino al ristorante. Per non parlare di quel vestito rosso comprato in saldo, taglia 42, che giace mai messo in fondo al mio armadio... fu Luigi ad insistere perchè lo acquistassi convincendomi che tanto sarei dimagrita...
Un amico così meglio perderlo che trovarlo. Eppure ho il sospetto che anche qualcuno di voi lo conosca... Luigi è, infatti, la parte più superficiale, qualunquista, avventata, che è in ciascuno di noi e che quotidianamente rinneghiamo. L'Homer Simpson, il re delle gaffe più spaventose, che è in noi, e che non vorremmo mai riconoscere. Quando ci troviamo difronte, inaspettata e indesiderata, la nostra zona buia, la parte peggiore che mai vorremmo ammettere di avere, ecco allora che spunta fuori Luigi. E come il più noto tra i capri espiatori, Benjamin Malausséne, si becca tutte le colpe. Lui, solo Lui, sempre Lui!!! Chi altro sennò? Non posso essere stata io! Sono troppo attenta, seria, responsabile per aver fatto questo!
Luigi, meno male che ci sei tu!

lunedì 5 settembre 2011

FIGLI E PRINCIPI

C'è molta più gente di quanto mi aspettassi che affolla lo spazio attorno all'arena. Spingo mio figlio a farsi largo per raggiungere le transenne dove si appoggiano diversi bambini per vedere meglio. Noto, infatti, che c'è ancora spazio; basta stringersi un poco... Inoltre mio figlio è talmente minuto che non può impedire la visuale a nessuno. Invece i padri dei bambini che già si appoggiano alle transenne la pensano diversamente. Fanno muro, allargano braccia e gambe per occupare più spazio e non farlo passare, fingono di non vedere i suoi sforzi per trovare un posticino tra un bimbo e l'altro. Proteggono la comodità dei propri figli. Sopra a tutto. Egoisticamente indifferenti ad ogni altro bimbo che allunga il collo, si alza in punta di piedi, si abbassa, si accorcia, si stringe... per vedere lo stesso spettacolo.



Guardo quel padre, giovane, tatuato che si erge, imponente, davanti a mio figlio, e, con le braccia allargate, gli impedisce di passare. Un metro e ottanta di uomo adulto, impegnato a far la guerra ad un bambino, che, come il suo tenta di farsi spazio nel mondo. Un adulto incapace di vedere il figlio che c'è in ogni altro bambino.

Questo siamo diventati: adulti responsabili solo del proprio orticello, del proprio cerchio familiare, insensibili ed incuranti di tutto il resto. Genitori soli di piccoli principini innalzati al di sopra di tutto. A cui riconosciamo ogni diritto, ogni privilegio, qualsiasi gratificazione. Anche a scapito degli altri.

Ho avuto, come molti della mia generazione cresciuti in piccolo paese di campagna, un'infanzia privilegia e protetta. Pur senza privilegi e tutele assillanti. Non c'erano principini. In nessuna famiglia. Solo bambini. Ed i bambini erano bambini per tutti. Da tener d'occhio, assecondare, aiutare in caso di bisogno, e, qualche volta, anche sgridare... I genitori in tal modo condividevano con il resto del paese la responsabilità dei propri figli. Erano più tranquilli, meno apprensivi. Perchè sapevano che i propri figli non erano mai soli. Dieci, venti, cento paia d'occhi curiosi e interessati a spasso per il paese li controllavano. Li consigliavano. Impedivano che facessero sciocchezze. Oggi invece i genitori sono soli, senza rete di appoggio. Ha vinto la filosofia falsamente libertaria del Farsi i cazzi propri e così ci siamo ritrovati da soli a sopportare il peso eccessivo e gravoso delle responsabilità educative. Soli. Insicuri. Pieni di angoscia. E nessuno con cui condividere dubbi e paure.



Non saremmo più sicuri se, quando i nostri figli sono lontani dai nostri occhi, per le strade del mondo, ciascun adulto ne avesse cura come figli propri?

martedì 30 agosto 2011

Fantastico.. incontrare kyra è stato semplicemente fantastico!
Lei è proprio così come me la immaginavo: bella, sorridente, affascinante, disponibile, ironica..e terribilmente ospitale!
Io e le ragazze ci siamo dedicate ad ozio e relax (oddio, io forse mi sono impegnata di più! ; )..la piscina, le nostre chiacchiere, le strepitosi colazioni che Kyra preparava all'alba, ( ma dove trova tutte le energie e soprattutto, perchè al mattino non ha le occhiaie come tutti noi comuni mortali?! Mistero).
Alla sera con le ragazze, mentre ci prepariamo per la notte, ( per dormire..che avete capito? ) Wilma si fa seria, entra in camera e dice: " Ci raggiungi di là?!"
Ed io : "Riunione? In ufficio? Arrivo!"
Così raccolte sulle sedie della cucina si è tenuto l'incontro.. riflessioni tra il serio e il faceto, condite da risate a crepapelle!
I Piccoli si son comportati da "grandi"; la Ragazza che era in buona, ci ha scattato decine di foto, così finalmente ne avremo una bella da incorniciare.
Con kyra abbiamo avuto interessanti confronti e ipotizzato alcune situazioni..del tipo:
Se un giovane ed aitante trentenne dopo una piacevole serata, esordisce con un: " Sei veramente bella, che corpo che hai.. chissà a vent'anni com'eri..!!"
......
Mentre Samantha si esprime con un 7- e opta per una seconda possibilità, Kyra boccia il giovane con un bel 4!
Quando si presenta la nuova occasione, il giovane entusiasta si lascia andare e ... ripete la dichiarazione!!
Questa volta la risposta un pò secca, è pronta:
" A dir la verità sono molto meglio oggi che vent'anni fa!! "
Al che Lui serafico risponde:
" ...Allora son fortunato!"
Vostra confusa-Samantha

giovedì 25 agosto 2011

AVVISO:
A TUTTI GLI AMICI..
LE RAGAZZE SI SEX STANNO PREPARANDO LE VALIGIE...
Kyra ci sta aspettando.. SI SALVI CHI PUO'!!
Mi spiace per tutti coloro che non hanno preso
parte all'iniziativa..
NON SAPETE COSA VI PERDETE!!
Baci, Vostra Samantha

sabato 20 agosto 2011

Amore in stand-by

Ehi! Che ci fai da queste parti?
Mi volto e...: Bernardo!
Mi abbraccia e mi bacia, affettuoso. Lo stringo e lo bacio, affettuosa. Quanto tempo che non ci vediamo...
Quando ci siamo conosciuti, molti anni fa, lui era già un uomo, quasi trentenne, mentre io sfioravo i vent'anni a malapena alzandomi in punta di piedi. Quell'estate ero andata a lavorare nell'azienda della sua famiglia per racimolare qualche soldo per pagarmi gli studi. Sognavo di iscrivermi all'Università.
Lui non lo conoscevo ma ne avevo sentito parlare molto in giro: un viziato, uno sciupafemmine, uno che aveva tradito e abbandonato la fidanzata e cambiava donne con la frequenza con cui si cambiava le mutande. Preferibilmente svedesi, tedesche, inglese. Uno insomma da cui guardarsi. Non lo conoscevo e già lo detestavo, quell'infingardo figlio di papà dei miei stivali. Con quel nome del cazzo da piccola borghesia di città che sogna l'ascesa sociale, io, dal mio mondo di provincia di Stefani, Paoli, e semplici Giovanni, lo disprezzavo. Prima di conoscerlo. Poi lo incontrai. E sì, bello era bello davvero! Occhi scurissimi ed insondabili come la notte più profonda, sempre adombrati da una persistente, misteriosa nota triste. Bocca carnosa e dentatura perfetta per un sorriso franco e aperto che però non arrivava mai a coinvolgere lo sguardo. Ma era anche gentile, serio, rispettoso. E profondamente intelligente. Me ne innamorai. Lievemente, come capita a vent'anni. In punta di piedi, senza far rumore, senza accorgermene neppure io stessa. Colta di sorpresa da un amore così meravigliosamente gratuito. Lui se ne accorse? Chissà... Di certo non lo diede a vedere, e non ne approfittò mai; temeva, credo, di farmi male.
Lo guardo: è ancora bellissimo. Un viso da ragazzo nonostante qualche capello grigio. Ho voglia di abbracciarlo, di stringerlo a lungo, di riempirlo di baci. Nell'aria una sottile tensione erotica che rende tutto più naturale, più spontaneo, più magico. C'è un'attrazione palpabile, c'è incanto e stupore, una gran voglia di toccarsi, un piacere immenso di ritrovarsi. Mi chiedo se il sesso avrebbe cambiato le cose. Ci avrebbe avvicinato, arricchito, reso più intimi, più amici o addirittura più felici? O ci avrebbe invece allontanato, diviso, spento? Il sesso rende tutto più facile o, invece, finisce per complicare irrimediabilmente le cose? Ci sarebbe oggi questa stessa magia, lo stesso perpetuo struggente desiderio? Questo febbrile piacere di ritrovarsi?
Come sono felice di vederti... Mi abbraccia e mi bacia ancora prima di salutarmi. Vienimi a trovare, dai qualche volta... Può un solo amore riempire tutta una vita? Soddisfare quella complessa e sfaccettata ricchezza di desideri, bisogni, aspettative, emozioni, slanci accesi e avventati capricci che fanno l'essere umano? Non può, semplicemente. Ce ne dimentichiamo ma ne viviamo tanti di amori, di molteplici varietà ed intensità. Amori che magari ci sforziamo di non coltivare, che lasciamo ai margini della nostra vita sentimentale, che disinneschiamo prima che esplodano e facciano male a qualcuno. Amori in stand-by... e uno struggente rimpianto.
Verrò! Sì, credo proprio che verrò.

mercoledì 17 agosto 2011

Zavorra e amore...

Ci sono momenti, giorni, periodi, in cui mio marito detesta ciò che più gli piace di me. Sì, perchè ci sono virtù che, diciamolo, pesano come piombo. Che alla lunga stancano, infastidiscono, tediano. Serietà, impegno, rettitudine, senso di responsabilità... sono doti, è vero, ma per chi ci guarda da lontano. A chi ci sta vicino, invece, paiono talvolta fardelli pesanti, macigni gravosi, zavorre insopportabili. E questa immagine indigesta che mi arriva di riflesso piace poco anche a me. Riesce persino a farmi diventare antipatica a me stessa. E insopportabile.
Chissà se mio marito sarebbe stato più felice con una allegra irresponsabile come la ragazza del bar, con le unghie ben laccate ed una spensierata inconsapevolezza della crisi economica mondiale, dell'art. 18, del pericolo di default...
A volte penso di sì...
A volte io stessa mi vorrei con un po' più di leggerezza, con un pizzico di spensierata noncuranza. Poter dire gaiamente un distaccato chissenefrega!

venerdì 5 agosto 2011

QUESTA CLASSE POLITICA CI HA RUBATO TUTTO

La classe politica italiana nella stagione del terrorismo tramava con servizi segreti interni ed esteri. Una volta finite le stragi, quella di oggi è passata al furto. Agli Italiani ha rubato tutto. Ha rubato il paesaggio. Ha rubato la libera scelta e la libera concorrenza. Ha rubato il futuro dei nostri giovani. Ha rubato loro il democratico diritto di dissentire, di protestare e di manifestare e quando ha potuto li ha massacrati e perfino assassina-ti. Ha rubato la Carta costituzionale. Ha rubato la libera informazione, la televisione pubblica, la scuola, l’università.Ha rubato la Resistenza, da cui la nostra repubblica è nata, e l’antifascismo su cui si fonda. Ha rubato il principio di ripudio della guerra, che è costitutivo della repubblica. Ha rubato la convivenza civile, il rispetto dovuto ai cittadini, i fondamenti del patto sociale di ogni vera democrazia. Ha rubato le più belle parole della nostra lingua, come “libertà”, facendone un uso perverso. Ha rubato la fiducia nella democrazia (era fragile e incerta, ed è stato facile) e nelle istituzioni. Ci ha rubato perfino il diritto di morire in pace. Ha trasformato il parlamento in un rifugio di corrotti, di mafiosi, di indagati, di condannati. Ha stretto patti scellerati con la mafia. Ha sigillato tutti i suoi malaffari sotto il segreto di Stato: la storia del nostro passato recente è un enorme buco nero. Infine ha rotto gli equilibri istituzionali: il potere legislativo, che in Italia coincide con quello esecutivo, come un fiume in piena ha sommerso il paese con una pletora di leggi incostituzionali. La Magistratura è stata aggredita, avvilita, ingiuriata e indicata alla pubblica opinione quale corpo malato della società. I delinquenti hanno chiamato delinquente l’istituzione di controllo delle loro delinquenze. Questa aggressione del potere politico al potere giudiziario è stata spacciata dalla stessa classe politica come uno “scontro” fra politica e magistratura e come tale propagandato nel paese. Ma avete mai sentito una voce della magistratura che abbia detto che la classe politica è un cancro da estirpare? O che i politici sono antropologicamente diversi? O che le Brigate rosse sono nascoste in Parlamento? No: è quello che contro la magistratura urla da anni l’ex-piduista Silvio Berlusconi. Per questo la magistratura subisce reprimende ogni volta che viene raggirata e vili-pesa: perché in Italia al danno deve seguire anche la beffa. Da vent’anni la classe politica impazza su tutti i canali televisivi, quelli privati del presidente del Consiglio e quelli pubblici sui quali ha messo le mani e i piedi. Da mattina a sera, dai teleschermi, i politici intossicano l’anima degli italiani con le loro chiacchiere, menzogne, barzellette, false promesse, falsi contratti, messe nere. Per questo i magistrati sono rimproverati di eccessiva esposizione mediatica: è perfino successo che abbiano mostrato i calzini a una telecamera nascosta di Berlusconi che li spiava.Ma ultimamente la magistratura si è messa a indagare nella Città e i Cani. A largo raggio. E a chiedere conti. La prostituta marocchina minorenne fermata per furto e che la questura ha rilasciato dietro telefonata di Berlusconi non era proprio la nipote di Mubarak? Spiace che il Parlamento si dica convinto che Berlusconi ne fosse convinto. La Fininvest ha sottratto la Mondadori al legittimo acquirente grazie a un giudice corrotto dall’onorevole Previti che Oscar Luigi Scalfaro licenziò da ministro della Giustizia prima che lo diventasse? Deve risarcire il derubato. Non si tratta di ideologia, si tratta di furto: spiace che la classe politica non concordi. C’è un grosso giro di prostituzione in una villa del presidente del Consiglio? In Italia lo sfruttamento della prostituzione è ancora un reato e il codice penale non è un’ideologia: spiace che gli onorevoli di Berlusconi non siano d’accordo.Il perverso sistema della Loggia P2 si è moltiplicato per partenogenesi producendo P3 e P4, cioè affari loschi, pressioni indebite, rapporti oscuri fra finanza e politica? Spiace che alla classe politica piacciano gli affari sporchi. Le falle, come quando una rete si smaglia, si allargano. Da un’inchiesta all’altra affiora da sottopelle un sistema infetto che ricopre l’Italia come una lebbra. Si capisce perché il conflitto d’interessi che ha tenuto in piedi Berlusconi per vent’anni non è mai saltato: perché faceva comodo a destra e a manca. Si capisce perché Enrico Berlinguer è stato rinnegato e Craxi rivalutato dalla politica tutta. E l’opposizione, implicata anch’essa in faccende illecite, reagisce in maniera scomposta, non proprio come gli altri ma quasi. Sotto inchiesta non ci sono piccoli bottegai ma personaggi di potere, assi di raccordo fra politica e affari. La classe politica si allarma. I “lodi” (Schifani, Alfano, ecc.) non funzionano più, la Camera ha perfino consentito l’arresto cautelare di un onorevole! Che fare? E se si rinfrescasse il ministero della Giustizia?“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nel-l’interesse esclusivo della nazione”. È la formula del giuramento che ogni ministro deve fare di fronte al capo dello Stato per essere accettato come ministro. I ministri li propone il presidente del Consiglio, ma il capo dello Stato li accetta o li respinge. Dipende. È importante che Giorgio Napolitano abbia espresso la sua autorevole contrarietà ai tre ministri “baschi” che vogliono portare nelle loro “riserve” alcuni ministeri della Repubblica, sconnettendo ancora di più questa povera Italia sconnessa. Certo che li vogliono lassù, e non con il tricolore: con la croce celtica. Ma questi tre stessi ministri non avevano giurato la loro lealtà alla Repubblica italiana davanti al capo dello Stato?IL GIURAMENTO è un atto simbolico nel quale il celebrante ha la stessa responsabilità morale di colui che giura. Nella cerimonia del battesimo, se il sacerdote dubitasse della cattiva fede del padrino, non accetterebbe la sua garanzia. Evidentemente Napolitano non dubitava delle garanzie che offrivano questi padrini della Repubblica: contrastarli ora, a cose fatte, è più complicato. Peccato che si sia fidato di tali personaggi. In questi giorni l’onorevole Nitto Palma ha giurato la sua fedeltà alle leggi della Repubblica di fronte al capo dello Stato quale nuovo ministro della Giustizia. Non mi compete scendere nel merito. Ma mi preme ricordare il principio della fisica secondo il quale il cosiddetto “punto di crisi”, a causa dell’aumento della temperatura e della pressione, segna il cambiamento di stato di un corpo che da solido diventa liquido o da liquido gassoso e viceversa. E per la percezione che ho delle cose, ritengo che la situazione italiana abbia raggiunto un punto di crisi irreversibile. Impossibile fare previsioni: ma c’è sempre un peggio del peggio. E poi non si dica che era inevitabile. di Antonio Tabucchi. Articolo ripreso dal Fatto Quotidianio del 31/07/2011

martedì 26 luglio 2011

Le ragazze e la Minu

L'incontro atteso con emozione..
Le ragazze no-sex (anche se Miranda preferisce il si-sex ; ) e la Minu, finalmente dal virtuale al.. reale!!
In un caldo sabato di luglio
la Minu e le ragazze ci raggiungono
nella nostra terra..
NOI tre in macchina, mentre ci dirigiamo verso il luogo del ritrovo:
Oddio sono un pò agitata.. si, si anch'io!! No, io NO! Anzi se continuate a
dirlo allora, si, anche io..!!
E poi..l'abbraccio: sentito, affettuoso e.. i sorrisi.
Intorno ad una splendida tavola, coccolate dal Menù di un Cuoco speciale, la conversazione scorre piacevole.. l'Imbrattatele è una fantastica adolescente, bella, determinata e simpatica! La dolce Fichi&uova ascolta ed osserva tutti, la mia Piccola arrossisce, il Piccolo di Wilma commenta da vero intenditore la musica dei cantautori che passa in sottofondo..
il mio Ragazzo cerca di fare il grande e mantiene una certa compostezza..tra un sorrisetto ed una battuta al Piccolo..
Dopo pranzo tutti in giardino, mentre i ragazzi in piscina improvvisano giochi e ..risate.
Sembra quasi che anche loro siano avvolti da quel filo virtuale che ha unito tutte noi..
Incontrarsi è stato un po' come ritrovare una cara amica dopo molto tempo..quel sabato è stata l'occasione per stare.. di nuovo insieme..!
Vostra-Samantha

domenica 24 luglio 2011

CULTURE IN GIOCO

Da ragazzi trascorrevamo l'estate sulla spiaggia a giocare a carte. Di giochi con le carte ne conoscevamo un'infinità: ramino, scala 40, scopa, rubamazzo, assopigliatutto, sputo nell' oceano e persino tappo, dove perdeva chi aveva pescato più chili di cacca. Ma il nostro preferito era la briscola. Quante ore assolate passate a contare i punti, a chiamare il "carico", a inviare segnali al compagno! Giocare a briscola richiedeva memoria nel ricordare le carte già passate, capacità di calcolare e tenere a mente il punteggio, abilità di previsione, stretegia, dissimulazione (mai far capire agli avversari che non avevi manco un due di briscola!), buone carte e, magari, un po' di fortuna. "Alzi o bussi?": il caso, burlone e beffardo, distribuiva le carte! Faceva ingiustizie equamente distribuite. E comunque la fortuna mica bastava! Se stavi in guardia, giocavi d'astuzia, intuivi le carte dell'aversario prevedendone le mosse e, soprattutto, fingevi di avere una buona mano, riuscivi a far punti anche senza niente in mano. Eh sì, a volte la bravura bastava! Pessime carte ti inducevano a tirar fuori tutte le tue abilità per non perdere neanche un prezioso punto. Peggiori erano le tue carte più mettevi in moto le tue abilità.
Sembra che oggi le cose non siano cambiate. Anche mio figlio in spiaggia gioca a carte. Non a briscola. Nè a tressette, nè a gin, nè tantomeno a macchiavelli. Lui e i suoi amici fanno tornei di Yu-gi-oh! Come si gioca resta per me e resterà sempre un mistero. Diversamente dai giochi di carte tradizionali ogni bambino possiede il suo mazzo. Personalizzato! Che significa che ciascuno può mettere nel mazzo le carte che preferisce, quelle che reputa più forti, più utili, più efficaci alla propria strategia di gioco. Che significa che gli sventurati genitori del novello giocatore dovranno sborsare euri su euri per il mazzo vincente. Perchè le carte "rare" e potenti si trovano nascoste nelle esose bustine colorate (costo medio per carta 0,50 centesimi!). Che significa che pur avendo la casa letteralmente infestata di carte, carte tra i libri, carte tra i giochi, carte sulle mensole..., il piccolo giocatore avrà sempre bisogno di "comprare una bustina" sperando di trovarvi proprio quella che gli serve. Del milione di carte acquistate sono solo poche decine quelle veramente utili. Le altre sono servite sola ad ingrassare le casse dell'azienda produttrice. Ora, poichè le carte potenti sono "rare", capita spesso che tra bambini se le rubino. E così la costosa ricerca della carta fatidica ricomincia!
C'è poi un altro aspetto che mi ha colpito in questi tornei: le regole! Le regole sono molte, probabilmente troppe, perchè ogni carta ha "i suoi effetti" e così finisce che TUTTE le regole non le sa nessuno. Pertanto ad ogni partita nascono lunghe discussioni su ciò che si può e non si può fare, finchè il bambino più grande, più prepotente o semplicemente più carismatico riesce a ridefinire le regole a suo comodo.
Sotto il solleone ciò che mi era apparso immutato si rivela invece profondamente e drasticamente cambiato. Oggi con queste diaboliche carte vince chi ha speso di più, chi, con arroganza e sfacciataggine, piega le regole a suo vantaggio, chi ruba l'avversario della sua carta più forte. Insomma le carte Yu-gi-oh mi appaiono una metafora lampante della nostra società. Ed anche la fortuna non gioca più lo stesso ruolo: premia veramente solo i PRODUTTORI!

lunedì 4 luglio 2011

A proposito di gelato...

Parlando di gelato le differenze e le preferenze individuali sono molto variegate. E' possibile individuare un'ampia e differenziata tipologia di persone.

Quelli che...

…quando si parla di gelato, va bene qualsiasi gusto

...il gelato fa ingrassare!

...fingono che il gelato non gli piaccia…

…fingono che il gelato gli piaccia…

…il gelato fa male, rende ciechi, e fa precipitare diritti all’Inferno (non è vero: si va all’Inferno solo desiderando di mangiare il gelato altrui!)

…mangiano solo il gelato fatto in casa

…cambiano gelateria spesso

… tentano di mangiare anche il tuo gelato

…quando mangiano il gelato dicono: anche stasera devo timbrare il cartellino!

…non hanno tempo per il gelato

…dopo il gelato fumano una sigaretta

…mangiano il gelato solo una volta alla settimana

….mangiano il gelato almeno una volta al giorno

….per provare, aspettano di trovare il gelataio giusto

...quando si decidono, trovano la gelateria chiusa

…mangiano il gelato ogni volta che trovano una gelateria aperta

… al gelato preferiscono la TV (oh! i gusti son gusti!)

… il gelato me lo faccio da solo

come il mio di gelati non ce n’è

...il gelato degli altri è sempre più buono

… se non c’è il gelato, a cena non ti ci porto!

…non amano il gelato, perché non frequentano la gelateria giusta

… lo finiscono subito

… lo gustano a lungo

… lo guardano mangiare agli altri

… vorrebbero provare nuovi gusti ma non osano chiederlo

… l’astinenza da gelato li rende nervosi

… hanno sentito parlar bene di una nuova gelateria in centro ma poi finiscono per fermarsi sempre al solito posto

…credono che mangiare il gelato sia una faticosa gara olimpica e puntano a conquistare l’oro

…non credono che esista il gelato al gusto spinaci (ebbene sì, esiste!)

…perdono tempo a scrivere post indecorosi sul gelato invece di correre a mangiarlo

…mentre scrivono/leggono questo post, si ricordano di averne una vaschetta piena, in fondo al freezer, del loro gusto preferito… ed è un peccato non approfittarne subito

sabato 2 luglio 2011

VOGLIO LA NOCCIOLA! NE VOGLIO TANTA. TANTA. TANTA!!!

"Ti ho preso il gelato alla fragola"
"Ma se non mi piace il gelato alla fragola. Lo sai, no?" "Come non ti piace? Mi sembra che l'ultima volta l'hai finito tutto!"
" Sì, va beh... ormai me l'avevi messo nella coppetta e non volevo certo stare a far tanto la schizinosa..."
"A me è sembrato che ti piacesse, eccome!"
"No, te l'ho detto tante volte, non mi piace"
" Ma se ti leccavi i baffi...."
"NO, non mi leccavo i baffi, non volevo offenderti, ecco..."
"Secondo me ti piace ma non lo vuoi ammettere"
"E perchè, scusa?"
"Perchè voi donne siete fatte così..."
... e tu pensi sempre di sapere meglio di me cosa mi piace e cosa no!
Il gelato mi piace. Mi piace all'amarena, alla stracciatella, al bacio. Mi piace con o senza panna, con la cialda o il boscottino. Ma il mio preferito è quello alla nocciola. Adoro il gelato alla nocciola: lo mangerei ogni giorno. Non mi stufa mai. Ma proprio il gelato alla fragola no. Perchè allora cercano sempre di rifilarmi il gelato alla fragola? Non lo voglio! Voglio la nocciola! Posso avere tanta, tanta nocciola?
Morale del giorno dopo: se si sta a discutere sulla scelta del gusto, alla fine, la voglia di gelato passa!
....e, allora, dammi 'sta fragola!

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!
L'Italia è sull'orlo del precipizio, ci aspettano mesi di tagli e manovre "lacrime e sangue", l'opposizione è inesistente e Mario Monti non è il nostro eroe ma almeno...BERLUSCONI SI E' DIMESSO!!!

SE NON ORA QUANDO?

SE NON ORA QUANDO?
FIRENZE, 13 FEBBRAIO 2011.