FRANCESCO MUSANTE

FRANCESCO MUSANTE
UNA ROSA LA LUNA E LA NOTTE INTERA PER PENSARE A TE

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.

La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita.
I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le favole. Betty Hinman

martedì 19 maggio 2009

Mio Padre è fatto così.

Cinque mesi con il pc che andava e veniva..per il momento ci sono,di nuovo. Vi ho pensato,letto di trafugo al corso di pc, con la voglia di soffermarmi, ma gli occhi indiscreti dei miei simpatici compagni di lavoro non me ne han dato la possibilità.. Una notte di qualche settimana fa, dopo un brutto litigio,tra le lacrime e lo sconforto ho iniziato a scrivere..ad appuntarmi il post,che sentivo il bisogno di condividere con voi.. Mio Padre è fatto così. E' nato 70 anni fa in un paesino di montagna.Mia nonna rimase incinta e mio nonno "dovette" sposarla.Mio nonno non accettò mai quel figlio che era lì a ricordargli il suo errore e la donna che non avrebbe voluto. La madre gli era affettivamente distante,perchè lui rappresentava il rancore del marito verso di lei. I ricordi di mio padre,arrivati a noi figlie dai racconti di mia madre, sono ricordi di litigi e umiliazioni. Per questo mio Padre non è abituato a dire: "ti voglio bene", a sentirsi dire " ti voglio bene", non sa regalare un'abbraccio, prova imbarazzo nel riceverlo.. trova ridicole le mie lacrime e nasconde le sue nel suo cuore. Mio Padre è fatto così. Mia madre dice che ci assomigliamo. Entrambi testardi. Entrambi combattivi. Entrambi socievoli e sempre in mezzo agli amici: i suoi "compagni di merende", le mie "amiche di partito". I suoi scatti d'ira, la mia impulsività. I nostri compleanni ad un giorno di distanza, il mio aspetto fisico simile al suo. Mio Padre è fatto così. Oggi mi ha gridato che: Condiziono mia madre,non la rendo libera di ragionare! Se mia figlia mi ascolterà diventerà rincretinita! (come me) Litigo con tutti! Sono matta! Sono matta, perchè mentre piangevo gli dicevo che gli voglio bene. Sono matta, perchè mentre piangevo gli chiedevo di ascoltarmi, perchè le sue parole mi avevano profondamente ferito. Vorrei che tu mi capissi.. Lui che non mi ascolta. Mi"invita" ad andarmene ed a rivolgermi a lui per sole comunicazioni. Mia madre lo prega di ascoltarmi... Mio Padre è fatto così. Mia nonna rimase incinta ma mio nonno non la voleva. Sabato festeggiamo i suoi 70 anni. E' stata una mia idea,tutta la famiglia riunita a pranzo fuori in un tranquillo paesino di montagna proprio come piace a lui. Ma io non ci sarò.
Son passate diverse settimane da quel giorno,ed il pranzo è stato annullato da mia sorella con suo grande rammarico per lo slittare dei suoi impegni! Oggi ho avuto uno scontro con mia madre e siam tornate a parlare del giorno del litigio,alle cose che non ci siamo più dette, perchè un biglietto lasciatomi sul tavolino con su scritto: "Ti voglio bene,anche il babbo. Altre parole sarebbero inutili" aveva messo fine alla litigata,senza se e senza ma. Penso che ad un certo punto della nostra storia di figli avvenga una sorta di distacco,di presa di posizione da parte dei nostri genitori,una sorta di esigenza innata,dettata dalla natura,del tipo: "sei un adulto adesso cammina da solo!" Un pò come accade agli adolescenti che per affermare la propria individualità hanno bisogno di imporsi e andare contro. Penso che mia madre si sia un pò spogliata di quel ruolo genitoriale che l'ha sempre indotta a cercare la mediazione tra noi figlie e nostro padre,quella sorta di..troviamoci a metà strada perchè se una delle due parti non è serena non lo posso essere neanche io. Adesso no. Adesso avverto in maniera molto razionale, a tal punto da non portarle rancore per questo,che ciò che ha più peso sul suo quotidiano, sono gli affetti e la comprensione per suo marito,l'uomo con cui ha scelto di condividere la sua vita con amore. Vostra Samantha-pensierosa. Mi siete mancati.

Riflessioni OPPORTUNE di una maestra

Oggi Piccolouomo è corso da me perchè aveva un problema. In cortile la macchinina con cui stava giocando è scivolata aldilà della recinzione, nel terreno confinante la scuola. Recuperarla da lì è impossibile. Piccolouomo è un bambino di poche parole ma i suoi occhi parlano e ti inchiodano alle tue responsabilità. Non ti lasciano scampo, non ti consentono di essere superficiale o indiffente o frettoloso. I suoi occhi silenziosi oggi chiedono il mio aiuto. E allora che fare? Mi chiedo che cosa farebbero al mio posto le mie colleghe. Quelle più anziane, più esperte, quelle col bollino e la garanzia di sapere sempre qual'è la cosa giusta da fare, senza indecisioni nè dubbi.
Le sento rispondere al mio posto: "Ti arrangi!" "Devi stare più attento alle tue cose", "La prossima volta penserai meglio a quello che fai", "Te lo avevo detto ma come al solito VOI non mi ascoltate", "Così impari a riflettere prima di agire!".... Eccole le risposte giuste!
Ma io non riesco a dimenticare com'ero e cosa sentivo da bambina: la profondità dolorosa di certe emozioni che gli adulti ritenevano insignificanti, la cocente delusione per il mancato aiuto, la rabbia nel vedere sminuiti i propri problemi e le proprie necessità, l'attaccamento affettivo verso le proprie cose e la paura di perderle, il senso d'impotenza difronte alle decisioni irrevocabili degli adulti. E leggo in fondo ai suoi occhi la speranza muta che io lo aiuti. E così, dimentica della saggezza pedagogica delle illustrui colleghe esperte, d'impulso mi impegno e prometto di ritrovargliela la sua macchinina. Del resto mica è una macchinina qualsiasi: è Saetta McQueen e non si può certo abbandonare tra le frasche di un praticello qualsiasi!
Piccolouomo, sollevato ma non troppo, torna a giocare.
Io, invece, rimango inchiodata alle mie perplessità, a pensieri pedanti che mi rimproverano di aver sbagliato perchè comportandomi come quel medico pietoso non gli permetterò di crescere, di maturare, di prendere coscienza che le proprie azioni hanno sempre delle conseguenze... Mi ricordano che I no aiutano a crescere.
Mi assale la sensazione scomoda di non essere stata all'altezza del compito, di aver agito d'impulso, di essermi lasciata trascinare dai sentimenti, senza riflettere sui bisogni formativi e le opportunità educative. Insomma di aver perso una buona occasione per insegnargli ad essere più responsabile!
Poi però, banditi i sensi di colpa e di inadeguatezza professionale, ho pensato che insegniamo di più con il nostro comportamento che con le parole, con l'esempio concreto più che con dotte lezioni, con la coerenza delle nostre azioni più che con la pertinenza dei nostri argomenti. Non siamo solo educatori, insegnanti, genitori. Siamo esempi, forniamo modelli che ne influenzeranno le scelte, i comportamenti, tutta la vita futura. Gli adulti che saranno dipenderà in gran parte dagli adulti che hanno incontrato, conosciuto, stimato e magari amato nel corso della loro vita. D'istinto io l'ho ascoltato, ho accolto il suo disagio, fatto mio un suo problema e mi sono impegnata ad aiutarlo a risolverlo senza sminuire i suoi sentimenti e senza ergermi a giudice inquisitore dei suoi sbagli. Davvero tutto questo non gli ha insegnato nulla?
...Chissà, solo il tempo lo dirà.
Quel che io so è che vorrei che i miei alunni e mio figlio diventassero un giorno adulti, non arroccati arrogantemente sulle proprie posizioni e sulle proprie certezze ma capaci di ascolto, di comprensione, aperti all'altro e disposti a dare una mano.

In tempo di crisi... EROI IN SVENDITA

Alla favola di Marchionne che, splendido nella sua armatura lucente e vessillo tricolore, va alla conquista dell'America, lancia in resta,al grido: "SEI IL NOSTRO EROE!" ci credo poco!

... intanto già si parla di chiusura degli stabilimenti di Pomigliano e di Termini Imerese.

lunedì 18 maggio 2009

TORNARE SUI PROPRI PASSI....

Sono stata invitata, in qualità di relatore, a tenere un incontro pubblico di formazione su un aspetto del mio lavoro in cui mi impegno, con passione e cura, quotidianamente. Non mi soffermerò su ciò che mi crea maggiore stupore: la stranezza di avere un pubblico che è interessato ad ascoltare ciò che dico. "E' il risultato della mia tenacia o, semplicemente, del vuoto di pensiero che investe la riflessione sul sociale?" continuo a domandarmi..."E se fossero solo gli anni che passano? Il segnale che ormai son grande e veterana dei servizi?"
Tralascio, ripeto, queste considerazioni poco interessanti. Mi soffermerò, invece, sul luogo dell'incontro: una scuola privata arroccata sulla parte più alta della città, annessa ad un santuario e ad un convento, teatro di un panorama da restare senza fiato. Lo sguardo è attratto, in prima istanza, dalla vegetazione che, in questo momento dell'anno, è multicolore, spettacolare. Più in basso l'occhio raggiunge il gruppo abitato del centro città, con monumenti, palazzi e case una a ridosso all'altra, con stradine piastronate e fontane sparse. In lontananza il mare. Persino eccessivo. In un quadro penseresti ad un'esagerazione romantica dell'artista. Mille toni sopra le righe le emozioni che quei luoghi mi hanno rimandato. Li ho ritrovati intatti nella memoria. Ho risentito le voci, i suoni, le risate. Il silenzio e il profumo di incenso.Una religiosità evangelica mista al segreto e alla penombra di una sacralità rituale e intransigente. La mia scuola delle elementari. Non c'ero più tornata. Sono passati quasi trent'anni e lei si è fermata lì, ad aspettarmi. Immutata. Persino un pò più bella di allora. Come un quadro di Monet. Come la creazione di un artigiano. Come il ricordo di un amore. Ho rivisto il portone antico, sul retro della scuola, dischiuso come nelle occasioni importanti. Era l'ingresso destinato ad accogliere genitori ed alunni il giorno della consegna delle pagelle. La memoria mi ha regalato quei momenti, nascosti dentro una vita affannata nel presente, protesa verso il futuro, di corsa, sempre. Di colpo son tornata a quei giorni. Con mia madre, mio padre e mia sorella, vestiti a festa. Ho risentito i piedi stretti dentro i sandali nuovi, il vestito che pizzicava per il caldo primaverile e il profumo della crema di mia madre. Era lì, intatto, l'imbarazzo di mio padre; le sue mani troppo grandi che stringevano le pagelle. E i sorrisi di soddisfazione. Gli sguardi che lui e mia madre si ricambiavano:"Abbiamo fatto la scelta giusta. Quanti sacrifici per far frequentare loro la scuola privata, ma ne vale la pena, ne varrà la pena...". Erano dialoghi muti. Era il loro sodalizio. E le nostre voci infantili, in quelle stanze enormi, rimandavano echi all'infinito: una promessa per il futuro.

giovedì 14 maggio 2009

IL CORPO DELLE DONNE di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi

IL CORPO DELLE DONNE è il titolo di un documentario di 25' sull’uso del corpo della donna in tv realizzato da Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi.

"Siamo partiti da un'urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell'identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un'adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime. Da qui si è fatta strada l'idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l'utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”. L'obbiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione, un vero ” pogrom” di cui siamo tutti spettatori silenziosi. Il lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in tv, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione."

I volti e i corpi delle donne reali sono stati occultate,

al loro posto la proposizione ossessiva,

volgare,

manipolata,

di bocche,

cosce,

seni,

la rimozione e sostituzione con mascheri ed altri materiali. Dove sono finite le qualità del femminile nelle immagini che oggi dominano?

Trovate il resto del documentario al sito:

http://www.ilcorpodelledonne.it/documentario/index.html

mercoledì 13 maggio 2009

FINALMENTE PRONTA PER LA PROVA BIKINI!!!

La dieta sta funzionando!
Se ne è persino accorto mio marito.
Ieri sera mentre stavamo abbracciati stretti-stretti sul divano, accarezzandomi teneramente, mi ha sussurrato:
"Ti si sono sgonfiate le tette!"
...
Sigh!

lunedì 11 maggio 2009

Una piccola grande donna ed un omino piccolo-piccolo

Il 1 dicembre 1955 una piccola sartina nera di Montgomery di nome Rosa Louise Parks prese l'autobus, al termine del lavoro. Dopo tre fermate, salirono degli uomini bianchi e, come richiesto dal regolamento, lei avrebbe dovuto cedergli il posto. Tre uomini neri si alzarono e lasciarono liberi i loro posti. Rosa no, lei si rifiutò, dicendo al conducente: «No, sono stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe. Ho pagato il biglietto come chiunque altro» Per queso Rosa venne arrestata. Il suo rifiuto segnò una svolta epocale in ciò che fino a quel momento era sembrato normale. Quattro giorni più tardi i residenti di colore iniziarono a boicottare il servizio degli autobus, guidati da un pastore sino ad allora sconosciuto, Martin Luther King jr. Ne nacquero marce, proteste, sit-in che portarono gradualmente i neri ad acquisire sempre più consapevolezza e visibilità. La protesta durò 381 giorni, oltre un anno, e la sfida legale sfociò in una sentenza della Corte Suprema che impose a Montgomery di abolire le discriminazioni sugli autobus e mise fine alle leggi di segregazione nei servizi pubblici in tutto il sud. Dirà lei stessa qualche anno più tardi: «Molti dissero che quel giorno non mi alzai perchè ero stanca, ma non è vero. Ero invece stanca di cedere».
Ho voluto ricordare il coraggio di questa piccola sartina di colore che prima fra tutti, sola, decise di smettere di piegarsi, di dire no ai mille quotidiani soprusi verso la sua gente, di ribellarsi, con un semplice NO alle mille ingiustizie che da secoli sopportavano. Disse NO per se stessa, per i suoi figli, per dare alle generazioni seguenti un futuro migliore e più giusto.
Oggi qualcuno ripropone, come fosse la cosa più normale e più sensata del mondo, la segregazione sugli autobus. Forse ci si dimentica la storia. Forse non la siè mai studiata. Sicuramente, questi uomini sono piccoli-piccoli!
Alla fine, non ricorderemo le parole dei nostri nemici,
ma i silenzi dei nostri amici.
Martin Luther King

domenica 10 maggio 2009

MAMM'EMILIA Erri De Luca

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
non il loro peso
A te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra.
Ti darò al fuoco
fratello del vulcano che ci orientava il sonno.
Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.
Erri De Luca

martedì 5 maggio 2009

Un dolce lungo dieci giorni...

Finalmente stasera, dopo ben DIECI GIORNI di preparazione, abbiamo cotto il nostro dolce! Che fragranza, che sapore... E' davvero sorprendente dedicare ben dieci giorni alla preparazione di un piatto in un'epoca come la nostra in cui tutto ha un valore nel "qui ed ora", dove anche i rapporti umani sono occasionali, fugaci e frettolosi, in un periodo in cui si corre continuamente, incalzati dagli eventi, dagli impegni, dall'evoluzione tecnologica e informatica... Questo delizioso "mantra" offre la preziosa occasione di riflettere sull'attesa, sul significato che può avere ottenere una gratificazione non nell'immediato, non "usa e getta" ma aspettata, desiderata, conquistata. La base della deliziosa torta l'ho ricevuta in dono insieme alla ricetta dove è spiegato, punto per punto, tutto quello che si deve fare nei dieci giorni necessari. Il contenitore l'ho posto sul ripiano della cucina, in vista a tutti i famigliari: una presenza discreta che, quotidianamente, ci segnalava l'urgenza di fermarci almeno il tempo necessario per controllare che giorno fosse e di che cosa avesse bisogno "IL DOLCE" per poter procedere nel suo sviluppo. Ci ha evocato persino l'emozione del "prendersi cura di..": come un gattino abbandonato, come un' anziano ammalato, il nostro dolce aveva bisogno, ogni giorno, delle nostre cure, della nostra presenza. E giù zucchero e farina, mescolati con il cucchiaio di legno solo quando era previsto, a ricordarci l'ascolto dell'altro, non l'azione immotivata e non richiesta, dettata solo dalle nostre istanze. C'erano giorni in cui si recitava: non toccare. Anche in quei giorni c'era un pensiero: il rispetto per i tempi altrui, che, spesso, non sono i nostri; l'accettazione di un ritmo diverso dal personale; la capacità di decentrarsi. Finalmente stasera la preparazione è stata ultimata: l'impasto, arricchito di mele, noci, uova e lievito, è stato infornato e, appena cotto, per non tradire il messaggio di facebook (siamo amici?, vuoi essere mio amico?), per non sentirci troppo obsoleti e non al passo con i tempi, LO ABBIAMO DIVORATO ANCORA CALDO!!!!

lunedì 4 maggio 2009

Riflessioni in-opportune di una maestra

Nek è un bambino bellissimo dagli occhi verde-mare. E' un cucciolo veramente in gamba ma è incredibilmente ansioso e spesso la paura di sbagliare lo paralizza. Sulle sue piccole spalle il peso enorme delle aspettative familiari. Oggi Nek non è riuscito a finire il compito assegnato. Non capita quasi mai. Gli suggerisco di concluderlo a casa, con tranquillità. Lui però è preoccupato e mi chiede: "Lo farò ma non scrivermelo sul quaderno però che devo finire a casa..."
Ed io un po' stupita dalla richiesta e dall'ansia che evidentemente l'accompagna: " D'accordo, ma perchè?"
"Quella volta che mi hai scritto Finire a casa, mamma si è molto arrabbiata e ha detto che se succedeva di nuovo non mi avrebbe parlato MAI PIU'".
Ora mi chiedo perchè noi adulti siamo così incredibilmente comprensivi verso i nostri errori e pronti a giustificare le nostre numerose mancanze quotidiane mentre pretendiamo che i nostri figli siano perfetti e non sbaglino mai? Perchè chiediamo loro con estremo rigore e incontrastata severità di essere sempre all'altezza delle aspettative, cosa che non riesce, ahimè mai nemmeno a noi adulti? Come siamo bravi a trovare mille scuse alle manifestazioni quotidiane della nostra inevitabile fallibilità umana: ho dormito poco, ho dormito troppo, c'ho il ciclo, son vicina al ciclo, mi è appena passato il ciclo, forse mi viene il virus, mi han fregato il parcheggio, c'era traffico, ho mal di testa, di gola, di pancia..., andavo di fretta, son sempre di fretta, non avevo tempo, l'avevano finito, non son capace, non son portata, sei più brava te... Ed invece dai nostri figli pretendiamo che diano sempre e solo il meglio, senza remore, incertezze, sbagli. Perchè?

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!

12 novembre 2011: VIVA L'ITALIA LIBERATA!!!
L'Italia è sull'orlo del precipizio, ci aspettano mesi di tagli e manovre "lacrime e sangue", l'opposizione è inesistente e Mario Monti non è il nostro eroe ma almeno...BERLUSCONI SI E' DIMESSO!!!

SE NON ORA QUANDO?

SE NON ORA QUANDO?
FIRENZE, 13 FEBBRAIO 2011.