Stasera ho deciso!

Siamo così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate, ma potrai trovarci ancora qui nelle sere tempestose portaci delle rose nuove cose e ti diremo ancora un altro "si"...
Stasera ho deciso!

In fondo, in tutti questi anni, non mi sono forse dedicata completamente e strenuamente ai bisogni, alle esigenze, alle aspettative di tutti gli altri intorno a me? Non sono forse la prima ad alzarsi la mattina per preparare la colazione per tutti, inviare la lavatrice, portare la prole a scuola prima di correre a lavoro? Non sono io, da sola, a pulire, rassettare, stirare? Sempre io a pagare le bollette, innaffiare i fiori, pulire la lettiera dei gatti? Io a cucinare, chiamare il dentista, firmare gli avvisi di scuola. E chi se non io a fare la coda in banca, parlare con i prof, rinnovare l'abbonamento? E ancora a telefonare al commercialista, al pediatra, all'ufficio abbonamenti RAI, ai suoceri, al veterinario, al numero verde per il contatore del gas, al tecnico della caldaia, alla mamma di un compagno di scuola per sapere i compiti...?
Io, quella volta lì, avevo sessant’anni. Eravamo nel 2000 o giù di lì. Praticamente ora. E vedendo le nuove generazioni, i venticinquenni di ora così diversi mi domando: che eredità abbiamo lasciato ai nostri figli?
Forse, in alcuni casi, un normale benessere. Ma non è questo il punto.
Un momento, era troppo facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici.
I nostri padri avevano fatto la Resistenza. Forse avremmo dovuta farla anche noi, la Resistenza. E’ sempre tempo di Resistenza.
Perché invece di esibire il nostro atteggiamento libertario non abbiamo dato uno sguardo all’avanzata dello sviluppo insensato?
Perché invece di parlare di buoni e di cattivi non abbiamo alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del mercato?
Perché non ci siamo mai ribellati alla violenza dell’oggetto?
D’accordo, non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza. C’ho da pensare alla mia.
Però spiegatemi: perché vi abbandonate ad un’inerzia così silenziosa e passiva?
Forse il mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare, di più rabbioso, di più violento? No! Di più vitale, di più rigoroso, qualcosa che possa esprimere almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore…
GIORGIO GABER
gioia, complimenti, sorrisi compiaciuti e un po'... di esagerazioni terapeutiche, che stiamo davvero bene!!! In forma splendida! 


Domenica pomeriggio. Continua a piovigginare, il cielo è cupo e triste. Siamo in casa, spallati. Mio marito si trascina dal divano al computer, mio figlio alterna i videogames alla tv. Ed io... neanche un bel libro per passare il tempo. La noia riempie maligna questa giornata di riposo. Pure le mie amiche, con cui di solito ammazzo la noia di certe domeniche, hanno preso altri impegni, fatto altri programmi. Che fare? Decido di andare a fare un po' di spesa, per non rendere completamente inutile questa giornata e non farmi sopraffare dalla noia. Esco così come sono, tuta, scarpe da tennis, senza un filo di trucco. Tanto chi ci sarà mai a far la spesa di domenica pomeriggio, con questo tempo? Sbagliato! Pare che tutta la città oggi si sia riunita qui al supermercato; famiglie intere con i pargoli che scorrazzano, coppiette per mano, e pure gruppi rumorosi di ragazzi intenti a cercare non si sa bene cosa. La tentazione sarebbe di andarmene all'istante, ma oramai sono qua ed allora cerco di farmi largo tra la gente senza urtare nessuno con il carrello, e di fare più in fretta possibile. Sono irritata, spazientita, intollerante.
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